“Bisogna smettere di rubare”. Sono le parole usate dal presidente del Consiglio per presentare la candidatura dell’Italia alle Olimpiadi del 2024. Le stesse usate sempre da Renzi dopo lo scandalo Mose che ha travolto il sindaco Orsoni. I fatti, per una volta danno ragione al premier. Non il suo partito, che annovera nel suo Pantheon il padre della questione morale Enrico Berlinguer e nelle sue liste una lunga sequenza di indagati. Ecco l’elenco, necessariamente incompleto, delle inchieste in corso. 
Il Partito democratico di epoca renziana è come non mai al centro di vicende giudiziarie da nord a sud, isole minori comprese (dopo il caso Ischia). Lo scandalo più grosso è sicuramente quello di Mafia Capitale, per cui in Campidoglio risultano indagati nell’inchiesta “Mondo di mezzo” Mirko Coratti e Daniele Ozzimo (il primo dimessosi da presidente dell’Assemblea capitolina a inizio dicembre, entrambi autosospesi dal partito). Il vicesegretario nazionale, Lorenzo Guerini, pochi giorni prima della retata del 2 dicembre, cercò di convincere, senza riuscirci, Ignazio Marino a nominare proprio Coratti vicesindaco. Si è autosospeso anche il consigliere regionale Eugenio Patanè. In Regione Maurizio Venafro, coinvolto nell’inchiesta, ha lasciato l’incarico di capo di gabinetto del governatore Nicola Zingaretti. Vicecapo di gabinetto della giunta Veltroni, in seguito capo della polizia provinciale, era Luca Odevaine, agli arresti, accusato di corruzione, sempre nell’inchiesta “Mondo di mezzo“.

Liguria. La centrale a carbone di Vado, Burlando e gli scontrini salati 

Le spese pazze e il disastro ambientale della centrale a carbone di Vado. Sono le due prime preoccupazioni del Pd ligure, in una regione che ultimamente è stata flagellata dagli scandali. L’indagato più noto è senz’altro il governatore Claudio Burlando, finito nel registro della Procura di Savona con l’accusa di concorso in disastro ambientale doloso. Sono indagati anche gli assessori alla Sanità Claudio Montaldo, alle Attività produttive Renzo Guccinelli e Renata Briano (ex assessore all’Ambiente, oggi eurodeputata). Al centro dell’inchiesta l’inquinamento provocato dalla centrale Tirreno Power che secondo i periti dell’accusa con i suoi fumi avrebbe causato almeno 400 morti. E sono indagati anche i sindaci di Vado, Attilio Caviglia e Monica Giuliano, e di Quiliano, Alberto Ferrando. C’è poi l’inchiesta sulle spese pazze, che in Liguria ha toccato quasi metà del Consiglio regionale: in carcere due vicepresidenti della giunta di centrosinistra. Tra gli indagati del Pd risultano il capogruppo in Regione, Nino Miceli e il tesoriere del gruppo Mario Amelotti.
Ma la lista si allarga, se si considerano anche i partiti che fanno parte della coalizione trasversale che ha governato la Regione negli ultimi anni. Non fa “tecnicamente” parte del centrosinistra, ma Alessio Sa-so è un sostenitore dichiarato di Raffaella Paita (candidata Pd a governatore). Saso è indagato per voto di scambio in un’inchiesta sulla criminalità organizzata nel Ponente Ligure.

Campania. Il re di Salerno De Luca e il caso di Orta d’Atella 

L’inchiesta che forse meglio di ogni altra in Campania avvolge gli interessi della politica e dell’imprenditoria “rossa” in un giro di (presunte) tangenti è la vicenda Sea Park: tra gli imputati per associazione a delinquere finalizzata a reati contro la Pubblica amministrazione c’è anche l’ex sindaco e candidato Pd a governatore della Campania, legge Severino permettendo, Vincenzo De Luca. È la fallita riconversione dell’Ideal Standard in parco acquatico con l’apporto dei capitali di un consorzio di imprese emiliane, la Cecam. All’indirizzo Cecam c’era solo una cassetta postale e il suo rappresentante si presentava alle riunioni con le scarpe risuolate. Eppure erano i tramiti di un giro di miliardi delle vecchie lire per far svendere i suoli dell’Ideal Standard agli emiliani e far realizzare il Sea Park in un terreno di proprietà dell’imprenditore Vincenzo Maria Greco. C’erano le intercettazioni, furono distrutte perché De Luca godeva delle guarentigie parlamentari. I reati ormai sono prescritti, ma De Luca ha rinunciato alla prescrizione e il 14 aprile farà dichiarazioni spontanee. Fresca fresca invece è l’accusa di corruzione aggravata dal metodo camorristico con cui è finito in carcere il sindaco sospeso di Orta d’Atella (Caserta) ed ex consigliere regionale Ds Angelo Brancaccio. La Dda di Napoli e la polizia hanno trovato le tracce di 330 mila euro versati su un conto svizzero di Brancaccio da Sergio Orsi, imprenditore dei rifiuti e riferimento del clan dei Casalesi (il fratello Michele fu ucciso nel 2006 su ordine di Giuseppe Setola). Secondo la Dda, quei soldi sono il corrispettivo dell’ingresso dell’azienda degli Orsi in un consorzio pubblico-privato coi Comuni di Orta d’Atella e Gricignano D’Aversa, col quale accaparrarsi una serie di appalti. I bonifici avvengono nel 2006: Brancaccio è consigliere regionale, sostiene Antonio Bassolino, incontra il politico dei Ds simbolo della lotta anticamorra Lorenzo Diana. Anni in cui gli Orsi, ritenuti vicini a Forza Italia, si iscrivono alla Quercia. Non a Casal di Principe, dove abitano. Ma alla sezione di Orta d’Atella. La Dda ha inoltre aperto un fascicolo sulla metanizzazione dei Comuni dell’agro-aversano. È indagato per concorso esterno in associazione camorristica Roberto Casari, per quasi 40 anni presidente della Gpl-Concordia, colosso delle cooperative rosse di Modena.

Piemonte. Gettonopoli e le eterne firme false

Che coppia. Lui, ex consigliere regionale, a processo per peculato e finanziamento illecito ai partiti, lei indagata per concorso in truffa aggravata. Sono Andrea Stara del Pd, già eletto con la lista “Insieme per Bresso”, e la deputata Paola Bragantini, ex presidente della Circoscrizione 5 del Comune di Torino ed ex segretaria provinciale del partito. Sono due dei democratici illustri del Piemonte incappati nelle maglie della giustizia. Lui avrebbe ottenuto rimborsi non dovuti, tra cui quello per un tosaerba. Non è tutto: venerdì scorso, durante il processo, la contabile del gruppo ha detto ai giudici che Stara ha chiesto anche di rimborsare una multa della sua compagna. Lei, invece, è finita in mezzo a un altro scandalo di rimborsi, quello delle mini-giunte fantasma: riunioni fatte solo sulla carta per ottenere i gettoni di presenza. Insieme a lei ci sono altri nove indagati per truffa aggravata, tra cui l’attuale presidente della Circoscrizione Paolo Florio, il suo vice Giuseppe Agostino e altri tre componenti della mini-giunta. Florio e Agostino inoltre sono indagati per le firme false delle liste a sostegno di Sergio Chiamparino per le ultime Regionali: in questo caso che sta scuotendo il Pd torinese lui non è il solo indagato, ci sono il consigliere regionale Nadia Conticelli, tre ex consiglieri provinciali (Umberto Perna, Pasquale Valente e Davide Fazzone), più quattro componenti della segreteria provinciale (Gianni Ardissone, Carola Casagrande, Mara Milanesio e Cristina Rolando). Le elezioni hanno provocato molti problemi pure a Vercelli: per le Provinciali del 2009 saranno processati molti politici locali accusati di falso ideologico in atto pubblico, tra cui i democratici Maura Forte, sindaco di Vercelli, e il consigliere regionale Giovanni Corganti. Chi in questi mesi sta affrontando un processo, infine, è Alessandro Altamura, ex assessore al commercio ed ex segretario provinciale del Pd, accusato di abuso d’ufficio nello scandalo “Murazzi“.

Emilia Romagna. La monorotaia e i sex toys 

A Bologna il 9 aprile si aprirà il dibattimento sull’appalto del People mover, la monorotaia che dovrebbe unire stazione e aeroporto. I lavori non sono ancora iniziati, ma fra poche settimane davanti al giudice andranno anche l’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il suo assessore Villiam Rossi, accusati di abuso d’ufficio. Poi ci sono le “spese pazze” dei consiglieri regionali . Diciotto sono del Pd. Per molti potrebbe arrivare presto la richiesta di rinvio a giudizio: oltre a cene da centinaia di euro, anche scontrini per wc pubblici e persino per un sex toy. E intanto Carlo Lusenti, assessore regionale alla sanità con Vasco Errani, è imputato per falso in una vicenda legata ai fondi regionali destinati alle cliniche private. E non c’è solo Bologna. A Ravenna incombe il processo per truffa per la senatrice Josefa Idem. La vicenda è quella dei contributi Inps pagati dal Comune, che due anni fa la portò alle dimissioni da ministro. Sempre in Romagna, a Rimini, il sindaco Andrea Gnassi è indagato per il fallimento della società dell’aeroporto Fellini. Assieme a lui altri otto sono sotto inchiesta per il reato di associazione a delinquere. Infine l’inchiesta di Firenze che ha visto protagonista Ercole Incalza, vede tra gli indagati anche l’ex assessore regionale alle Infrastrutture Alfredo Peri e l’ex consigliere Miro Fiammenghi. L’accusa è tentata induzione a dare o a promettere indebitamente denaro o altra utilità nell’ambito della costruzione dell’Autostrada Cispadana.

Bolzano. Il sindaco tira dritto. L’abuso d’ufficio non basta

All’orizzonte il probabile rinvio a giudizio con l’accusa non da poco di abuso d’ufficio. E nonostante questo a Bolzano il sindaco Luigi Spagnolli tira dritto e punta alla ricandidatura. Alle urne si va il 10 maggio. Mentre i suoi legali hanno chiesto al tribunale una proroga di due mesi e mezzo per leggere le carte dell’inchiesta. Il tempo, dunque, non manca anche per superare un eventuale ballottaggio. Spagnolli tira dritto con il via libera della segreteria regionale e di quella nazionale. Sul tavolo della procura l’affare del raddoppio del centro commerciale Twenty. Sotto accusa, oltre a Spagnolli, anche un noto imprenditore trentino. Per lui il reato è quello di abuso edilizio. Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri il sindaco Spagnolli si è attivato per il via libera al raddoppio del centro commerciale dopo l’ok già dato dalla Provincia. Di più: il gruppo dell’imprenditore Giovanni Podini (indagato) s’interfaccia direttamente con il sindaco senza seguire l’iter tradizionale dell’ufficio tecnico. Non solo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, sottopone a Spagnolli il parere legale di un docente universitario. L’impresa, poi, inizierà i lavori ancora prima del via libera. E lo farà realizzando i piloni portanti del centro commerciale in maniera differente dalla concessione, poiché già rinforzati abusivamente per l’aumento di cubatura prima del rilascio della concessione inerente al raddoppio. Fin dall’inizio dell’inchiesta Spagnolli si è sempre difeso. “Sono state dette una serie di cose non vere da parte di tante persone. Sono state fatte affermazioni pesanti. Non c’è alcun tipo di volontà di favorire chicchessia”. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

Lombardia. Il “Sistema Sesto” non finisce mai 

Giovanissimo vestì la casacca di assessore di Rozzano, hinterland a sud di Milano. Da quel momento in poi la carriera politica di Massimo D’Avolio tracimò in successi continui. Alle spalle la tutela potente di Filippo Penati che da lì a poco, è il 2004, incassa la poltrona di presidente della Provincia. Nello stesso anno D’Avolio diventa sindaco di Rozzano, mandato rinnovato fino al 2013. Dai Ds al Pd. In quell’anno , D’Avolio, perso per strada il suo nume a causa di inchiesta giudiziaria (vedi il cosiddetto Sistema Sesto), fa il grande salto ed entra in Regione. Consigliere del Pd eletto con oltre 7 mila preferenze. Poco meno di due anni con un incarico nella commissione regionale antimafia, e anche l’ex sindaco inciampa in qualche guaio. Attualmente, infatti, risulta indagato dalla Procura di Milano per abuso d’ufficio. I fatti, contestati risalgono al periodo in cui D’Avolio era sindaco di Rozzano. Secondo l’accusa, coordinata dal dipartimento del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, D’Avolio attraverso alcune delibere, avrebbe autorizzato il pagamento della partecipata Ama ad alcune società della moglie. Con l’ex primo cittadino è indagato anche l’attuale capogruppo Pd nel Consiglio comunale di Segrate, l’ingegnere Vito Ancora. Anche per lui l’accusa è abuso d’ufficio. Infine, risulta coinvolto un dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Rozzano per un presunto danno erariale legato alla compravendita di un’area industriale. L’inchiesta, ancora in fase embrionale, ha già gettato nel panico buona parte del Pd milanese che intravede il rischio di un nuovo sistema Sesto.

Sicilia. Il sottosegretario Faraone deve giustificare 3.300 euro

C’è il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone a guidare la pattuglia di deputati regionali in Sicilia indagati per le spese pazze dell’Assemblea regionale. Gli viene contestata la cifra di 3300 euro e con lui hanno ricevuto un avviso di garanzia per peculato dalla Guardia di finanza altri 18 deputati regionali del Pd: Giovanni Barbagallo (11.569,44 euro), Mario Bonomo (4.918 euro), Roberto De Benedictis (per 4.653 euro), Giacomo Di Benedetto (per 27.425 euro), Giuseppe Digiacomo (per 6.727 euro), Michele Donato Donegani (10mila euro), Michele Galvagno (5.681 euro di cui 1.248), Baldassare Guacciardi (1.365 euro), Giuseppe Laccoto (3.492 euro), Giuseppe Lupo (39.337 euro), Vincenzo Marinello (3.900 euro), Bruno Marziano (12.813 euro), Bernardo Mattarella (6.224 euro), Camillo Oddo (2.500 euro), Filippo Panarello (16.026 euro), Giovanni Panepinto (2.600 euro), Antonello Cracolici e Francesco Rinaldi (45.300 euro). Quest’ultimo è stato rinviato a giudizio quattro mesi fa insieme al cognato Fracantonio Genovese (deputato Pd arrestato dopo l’autorizzazione della Camera) per lo scandalo messinese della formazione professionale ed entrambi devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata al peculato: sono accusati di avere costituito una rete di gestione familiare della Formazione, trasformandola in un lucroso business. Infine ad Alcamo il deputato nazionale Nino Papania è accusato di avere imposto assunzioni alla società di smaltimento rifiuti Aimeri procurandole “il benestare degli organi di governo ambientale sugli appalti e sull’irregolare svolgimento del servizio”. Contro Papania, accusato in un’altra inchiesta di voto di scambio, si sono costituiti parte civile un centinaio di cittadini di Alcamo.

di Giampiero Calapà, Andrea Giambartolomei, Vincenzo Iurillo, Giuseppe Lo Bianco, Davide Milosa, Ferruccio Sansa e David Marceddu

da Il Fatto Quotidiano del 1° aprile 2014