C’è un tema che nelle ultime ore mette tutti d’accordo, sia nella maggioranza di governo sia all’interno del Partito Democratico: quello delle intercettazioni. Mentre le conversazioni contenute nell’inchiesta della Procura di Firenze portano alla luce il vasto sistema di malaffare alla base della gestione degli appalti del ministero delle Infrastrutture, nasce un fronte bipartisan che va dal Nuovo Centrodestra fino alla minoranza dem, passando per i vertici di via del Nazareno. Tutti insieme all’unisono per chiedere una nuova legge che regolamenti la materia. Così sul lavoro di magistrati e giornalisti torna ad incombere lo spettro del bavaglio.

“Non avremmo dovuto leggerle le notizie sul Rolex e sui vestiti regalati al ministro Maurizio Lupi dall’imprenditore Perotti?”, è la domanda rivolta a Pierluigi Bersani a margine del convegno “Alla Sinistra del Pd”, che vedeva riunite a Roma le varie anime della minoranza democratica. “Lupi si può difendere in tv, in Parlamento, capiamoci. Ma ci sono nomi di cittadini comuni dati in pasto all’opinione pubblica senza che ci sia nessuna ipotesi di reato”, afferma il deputato della minoranza dem, afferma l’ex segretario senza circostanziare l’affermazione. “Quello che è irrilevante non va pubblicato – precisa Bersani – servono regole, non è la posizione di Ncd, è la nostra”. Quella cioè del Pd, per una volta d’accordo su qualcosa al suo interno. Il 17 marzo era stata Debora Serracchiani a chiedere nuove regole: “Io non sono oggetto di intercettazione diretta, vengo citata da terze persone, mi domando a cosa serva nell’ambito dell’inchiesta far comparire sui giornali il mio nome“, si domandava il vicesegretario del Pd, citata nell’indagine. “Credo che – ha concluso – delle regole chiare su questo tema siano quantomai opportune“.

Una posizione che collima alla perfezione con quella di Angelino Alfano, che tuttavia, mentre le indagini portano alla luce un vasto sistema di malaffare che vede coinvolto un ministro espressione del suo partito, compie un passo in avanti: se la prende con la stampa. “Non voglio parlare dei due pesi e due misure del Pd, ma parlare di una cosa più scomoda: i due pesi e due misure sono dei grandi giornali e delle grandi tv che non parlano delle cose che accadono ad alcuni e che tendono ad oscurare noi se facciamo bene”, attacca al LaboratorioFuturo organizzato dalla fondazione Magna Charta a Rivisondoli il segretario del Ncd, che dopo lo scandalo Grandi Opere e le dimissioni di ministro Maurizio Lupi chiude all’ipotesi di lasciare il governo e punta il dito contro i giornali: “Il vero problema – dice il ministro dell’Interno –  è l’informazione italiana. Se un problema riguarda il Pd la chiudono in 24 ore. Si ricordano di essere liberi solo quando attaccano noi”. Un modo per tornare su un tema particolarmente sentito dal suo partito, quello delle intercettazioni: “Chiediamo alla commissione Giustizia della Camera di fare rapidamente”.

E chi c’è in Commissione Giustizia? C’è Alessandro Pagano, esponente del Nuovo Centrodestra firmatario dell’emendamento bavaglio al ddl diffamazione, che ieri rilanciava con forza il tema: “Sull’abuso mediatico delle intercettazioni serve presto una riforma, bisogna accelerare: lo dice Bersani, lo dice Speranza, lo ha detto pochi giorni fa la Serracchiani, lo dice da sempre il Nuovo Centrodestra. All’appello però manca Renzi. Il premier dia quindi priorità a quella che sta diventando una vera esigenza nazionale. Perchè se è vero quanto sostiene il suo responsabile Giustizia Ermini, e cioè che il provvedimento arriverà in Aula solo a ridosso dell’estate, significa o non rendersi conto dell’urgenza o voler diluire il problema”. “Se ne parla da dieci anni – conclude il parlamentare di Ncd – e ancora siamo a fare melina. Renzi batta un colpo“.