Una marcia contro il terrorismo. 70mila persone – secondo fonti della polizia locale – a Tunisi si sono unite contro un male comune, dopo l’attentato dell’Isis al museo del Bardo del 18 marzo scorso costato la vita a 22 persone, tra cui 4 italiani. Lo slogan della manifestazione è stato “Le monde est Bardo” quale simbolo dell’unità nella lotta alla violenza. Nella capitale del Paese migliaia di partecipanti e, accanto al presidente tunisino Beji Caid Essebsi, grandi personalità da tutto il mondo, tra cui il presidente francese François Hollande e Matteo Renzi, presente insieme alla presidente della Camera Laura Boldrini e a una delegazione della commissione Esteri guidata da Fabrizio Cicchitto. Partecipi inoltre il presidente della Polonia Bronislaw Komorowski, quello palestinese Mahmoud Abbas, i ministri degli Esteri di Germania, Frank Walter Steinmeier, e Spagna, José Garcia Margallo, il premier algerino Abdelmalek Sellal e l’alta rappresentante per la Politica estera dell’Ue Federica Mogherini.

Negli scorsi giorni il ministero tunisino degli Affari religiosi aveva esortato imam e predicatori a partecipare “in massa”, con l’obiettivo di trasmettere ottimismo e speranza, per condannare la violenza di ogni genere. La marcia, che ha coinvolto società civile, leader politici e semplici cittadini uniti contro l’estremismo, ha richiamato alla memoria quella internazionale che si è tenuta in Francia l’11 gennaio scorso, dopo l’attacco a Charlie Hebdo.

La marcia dei cittadini è partita da Bab Saadoun. Al Parlamento si sono unite le autorità nazionali e internazionali, fino al museo del Bardo, dove è stata scoperta la stele commemorativa delle persone cadute sotto i colpi del terrorismo. “Il popolo tunisino non si piegherà” sono state le parole del presidente Essebsi. Matteo Renzi, omaggiando le vittime con una corona di fiori, ha espresso la vicinanza del Paese “nella battaglia difficile per la democrazia”. “Non lasceremo il futuro in mano agli estremisti e continueremo a combattere per gli ideali di pace, libertà e fraternità ovunque” ha aggiunto il premier. All’esterno del museo Renzi si è concentrato sul dolore causato dall’attentato: “Ciò che è accaduto è una ferita terribile e drammatica che squarcia anche la storia di alcune famiglie italiane. Quando ho accolto le salme delle vittime ho visto nei loro cari un dolore inesprimibile”. Laura Boldrini, al termine della manifestazione ha postato su Facebook il suo pensiero: “Che in tanti siano scesi in strada è un segnale prezioso, perché la sconfitta del terrorismo a matrice religiosa può venire solo dal rifiuto e dalla ribellione degli stessi musulmani. Per questo eravamo qui oggi, per dirgli che siamo al loro fianco. Perché globale è la minaccia e globale dev’essere la risposta”. Al termine della manifestazione, davanti al museo si è creato un raduto spontaneo di famiglie che hanno intonato l’inno nazionale e slogan contro il terrorismo e per la libertà nel Paese. La sicurezza del corteo è stata garantita da un imponente spiegamento di forze, con cecchini sui tetti del Parlamento, agenti armati intorno agli edifici e agenti in borghese sulle strade interne al perimetro di sicurezza. 

Najem Gharsalli, ministro degli Interni, negli scorsi giorni ha indicato quale responsabile dell’attacco al Bardo lo jihadista algerino Lokman Abou Sakhr, leader della brigata Okba Ibn Nafaà legata ad Al-Qaeda. È notizia di oggi la sua uccisione, avvenuta durante un blitz antiterrorismo. Le persone arrestate per l’attentato sono attualmente 23, ma le indagini sono ancora in corso.