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Filippine: morti e feriti per le prime elezioni nella regione di Bangsamoro, dal 1969 teatro di scontri tra Manila e fazioni armate musulmane

Con circa 2 milioni di voti espressi e un'affluenza dell'84,3%, le elezioni sono uno spartiacque per il popolo Moro, per la prima volta chiamato a eleggere direttamente i propri rappresentanti. Al momento nessun partito è in netto vantaggio
Filippine: morti e feriti per le prime elezioni nella regione di Bangsamoro, dal 1969 teatro di scontri tra Manila e fazioni armate musulmane
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Rivoli di sangue macchiano la giornata che doveva consegnare una storica autodeterminazione agli abitanti del Bangsamoro, nel sud delle Filippine. Il 14 settembre si sono svolte le prime elezioni di sempre per il parlamento locale della Regione Autonoma di Bangsamoro nel Mindanao Musulmano (Barmm). Nonostante la massiccia presenza delle forze di sicurezza dispiegate a Cotabato City – la principale città della regione – entro il termine del periodo elettorale almeno cinque persone erano state uccise e 18 ferite. La notte prima delle elezioni, quattro persone sono morte a seguito di un’esplosione innescata da un ordigno detonato fra le mani dell’uomo che lo trasportava. Nel pomeriggio seguente invece, gruppi di uomini mascherati si sono radunati vicino ai seggi elettorali girando per le strade a bordo di camion, mentre una sparatoria in una scuola adibita a seggio elettorale ha provocato un’ulteriore vittima. E al momento non sembra esserci al momento un partito in netto vantaggio sugli altri.

Nulla di nuovo per una regione che, almeno dal 1969, è teatro di tensioni fra le autorità governative di Manila e le fazioni armate Moro – l’etnia musulmana indigena delle zone meridionali dell’isola di Mindanao, la seconda più grande del Paese – che hanno dato vita a un conflitto che nel giro di cinque decenni ha prodotto circa 120mila morti e due milioni di sfollati.

Nel 1996, il gruppo ribelle Fronte di Liberazione Nazionale Moro (Mnlf) raggiunse un accordo di pace con il governo. Tuttavia, il Fronte di Liberazione Islamica Moro (Milf) – una fazione islamista scissionista dell’Mnlf – continuò a combattere per decenni, costringendo Manila al tavolo delle trattative e raggiungendovi un accordo nel 2014. Anche questa intesa però, sebbene abbia portato alla cessazione delle ostilità da parte dei principali gruppi armati, fallì nel placare le violenze culminate poi nel 2017 durante l’assedio di Marawi per mano del gruppo Maute, una fazione affiliata allo Stato Islamico.

Le prime parvenze di stabilità arrivarono soltanto fra il 2018 e il 2019, con la promulgazione della Legge Organica del Bangsamoro e la conseguente istituzione del Barmm e dell’Autorità di Transizione del Bangsamoro (Bta), la cui camera legislativa è spartita fra gli uomini designati dal governo filippino e i rappresentanti del Milf. Il voto del 14 settembre rappresenta perciò la conclusione della lunga transizione iniziata nel 2019 con l’istituzione della Bta.

Con circa 2 milioni di voti espressi e un’affluenza dell’84,3%, le elezioni sono dunque uno spartiacque per il popolo Moro, per la prima volta chiamato a eleggere direttamente i propri rappresentanti per la formazione di un governo e un parlamento regionale che rimpiazzeranno l’Autorità di Transizione. Nonostante il suo immenso significato storico e simbolico però, la tornata elettorale rischia di dar auge a una paralisi istituzionale. Le urne hanno infatti restituito un parlamento in bilico, con 30 seggi su 80 assegnati all’ala politica del Milf, il United Bangsamoro Justice Party (Ubjp) di Murad Ebrahim, e 31 seggi vinti dal Bangsamoro Federalist Party (Bfp) guidato da Abdulraof Macacua.

Quest’ultimo è l’ex capo di Stato maggiore delle forze armate del Milf che un anno fa estromise Ebrahim dalla posizione di primo ministro del Bta e che solo un mese fa aveva guidato una scissione dal gruppo unendosi al Bfp, secondo molti analisti con l’appoggio di Manila. Poco dopo, il suo convoglio è stato attaccato, lasciandolo però illeso. Ai primi di settembre Macacua e altri 40 comandanti erano stati espulsi dal Milf per presunta insubordinazione e si erano uniti al Bfp.

Resta poi irrisolto il nodo del disarmo. Il processo per la completa smobilitazione dei combattenti del Milf si è arenato e il movimento manterrebbe ancora circa 14mila combattenti. La pace degli ultimi anni ha funzionato in larga parte perché ha spostato il conflitto sul terreno politico, ma la presenza di una forza armata ancora organizzata rende più fragile qualsiasi crisi istituzionale.

Il rischio perciò è che le vecchie logiche di intimidazione, compravendita dei voti e violenza sopravvivano al passaggio dalle armi alle urne. L’autonomia doveva essere il punto d’arrivo di decenni di guerra ma rischia di diventare il nuovo terreno dello scontro tra ex compagni di lotta, clan politici e governo centrale. Per Bangsamoro, dunque, la vera sfida sociale comincia adesso. Il futuro della Barmm dipenderà dalla capacità del nuovo parlamento di mantenere in piedi il processo di pace e dalla disponibilità delle fazioni sconfitte ad accettare il risultato. Per Manila, infine, la posta in gioco va oltre Mindanao. Con l’insurrezione comunista ai minimi storici, una soluzione duratura del conflitto nel Barmm permetterebbe alle Filippine di concentrare maggiormente le proprie risorse militari sulle sfide esterne, compresa quella posta dalla Cina.

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