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Caro carburante, in Francia monta la protesta: bloccati porti e siti petroliferi, lo spettro della Grande Rivolta per il 17 ottobre

Dalle 3 di questa mattina i pescatori hanno sbarrato il deposito di Frontignan, il porto di Sète e anche quello di Nizza. Ma sul piede di battaglia ci sono anche poliziotti, infermieri, dipendenti del settore energetico, pompieri e studenti. L'emergenza sociale sulle presidenziali dell'anno prossimo
Caro carburante, in Francia monta la protesta: bloccati porti e siti petroliferi, lo spettro della Grande Rivolta per il 17 ottobre
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Ora tocca ai pescatori. Sono loro in questo momento l’avanguardia della protesta contro il caro carburante che sta montando in Francia. Dopo Fos-sur-Mer, vicino a Marsiglia, dalle 3 di questa mattina il deposito di Frontignan e il porto di Sète – entrambi vicino Montpellier – sono di nuovo bloccati. Come pure il porto di Nizza. Con il prezzo del carburante alle stelle, dicono i pescatori, non riescono più a fare il pieno alle barche. Hanno esposto striscioni che prendono come bersaglio anche Bruxelles: “L’Europa ci uccide”, “L’Ue affonda le nostre barche e Parigi sta a guardare”. Ieri il premier Sébastien Lecornu ha proposto il prolungamento fino al 31 dicembre 2026 degli aiuti sul carburante, portando quelli proprio per i pescatori da 25 a 35 centesimi al litro (il livello massimo autorizzato dalla Commissione europea). Ma agli uomini delle barchei gli annunci non bastano. Stamattina difendono le loro rivendicazioni a Parigi in un incontro con la ministra del Mare e della Pesca, Catherine Chabaud, con la quale cercheranno di negoziare “misure più forti”. Solo dopo decideranno se continuare la protesta o no.

Ma attorno al tema del carburante In Francia – un litro di benzina oggi costa circa 2,14 euro, 2,35 un litro di diesel – sta nascendo una protesta che riguarda anche i salari, le condizioni di lavoro, il costo dell’energia, l’inflazione. Nel giorno di mobilitazione di martedì, il primo dopo l’estate, sono scesi in strada i poliziotti per chiedere aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. Hanno manifestato i dipendenti del settore energetico, contrari alla proposta del governo di modificare la “tariffa preferenziale” per luce e gas di cui beneficiano gli agenti delle aziende fornitrici, EDF-GDF. Si mobilitano pompieri, infermieri, studenti. Le associazioni ambientaliste chiedono di inserire nella Legge di bilancio in preparazione una tassa sui “grandi inquinatori”.

Il Paese ricomincia a bollire nel bel mezzo della campagna per le presidenziali del 2027. Le notizie sull’economia del resto non sono buone. L’Insee, l’Istituto nazionale di statistica, ha tagliato le previsioni di crescita per il 2026: 0,4%, contro lo 0,7% atteso a giugno e lo 0,9% registrato nel 2025. Consumi e investimenti ristagnano e la disoccupazione torna a salire, potendo raggiungere l’8,6% a fine anno, avverte l’Insee, che prevede unaperdita di 52 mila posti di lavoro nel settore privato nel 2026. La promessa del “pieno impiego” avanzata da Emmanuel Macron durante la campagna elettorale del 2022 è definitivamente sepolta. In questo contesto, la stampa francese si chiede se non ci si debba aspettare il ritorno di un nuovo movimento sociale, come quello dei “gilet gialli”. Nel 2018 la scintilla della protesta era stata proprio il carburante, con le minacce di un aumento della fiscalità sui prodotti petroliferi e quindi dei prezzi alla pompa. Alla fine il governo aveva ceduto e abbandonato la misura prevista per il 2019. In questi giorni, sta diventando virale sui social la data del 17 ottobre come avvio della mobilitazione ma, come era accaduto un anno fa con il “Bloquons tout”, movimento nato sui social e spentosi in pochi giorni, resta da capire chi ci sia dietro l’appello e che seguito possa avere.

Il governo ripete che non c’è “penuria di carburante”, anche se alcune stazioni di servizio stanno restando a secco. Ieri Maud Bregeon, portavocedell’esecutivo, ha ammesso che circa il 10% delle stazioni in Francia registra “difficoltà con almeno un tipo di carburante”. Ma assicura anche che gli“approvvigionamenti sono garantiti” e che i problemi sono “localizzati”. Come altre volte, per Parigi si tratta di spegnere l’incendio prima che divampi. Il presidente Emmanuel Macron ha chiesto al governo la “totale mobilitazione” sull’approvvigionamento e sul controllo dei prezzi. L’obiettivo è assicurare i volumi necessari “nei giorni e nelle settimane a venire” e cercare di “tirare i prezzi il più possibile verso il basso o almeno controllarne l’aumento”, evocando un’azione a livello europeo. La proposta di Lecornu di prolungare gli aiuti fino a fine anno vale per tutte le categorie professionali che dipendono dal carburante per lavorare, oltre ai pescatori, gli agricoltori (che hanno ottenuto un aiuto di 15 centesimi al litro), il settore edile, la logistica e gli autotrasporti. Confermata anche “l’indennità carburante”, un aiuto una tantum di 100 euro introdotto a maggio per i “grands rouleurs”, i lavoratori con redditi relativamente bassi che utilizzano molto il proprio veicolo – almeno 15 km per la tratta casa-lavoro oppure più di 8.000 km l’anno – per motivi professionali. Il sindacato CGT nonintende accontentarsi. Ha chiesto a Lecornu di convocare d’urgenza un tavolo di confronto “sul potere d’acquisto e il caro vita”. Nel documento inviato al governo, la CGT chiede il blocco immediato dei prezzi dei carburanti e più in generale quello dei beni di prima necessità, e di aumentare gli stipendi in proporzione all’inflazione: “La risposta non può essere una politica di austerità a spese dei lavoratori, perché siamo noi a determinare la crescita, siamo noi a consumare – diceva alcuni giorni fa Sophie Binet, segretaria nazionale della CGT, lanciando il suo appello alla mobilitazione -. Dopo dieci anni in cui il governo ha elargito agevolazioni ai più ricchi e alle grandi imprese, il risultato è un naufragio economico”.

In piena campagna elettorale, la pressione politica cresce. “Tra un po’ la benzina costerà 3 euro. Che cosa aspetta il governo per agire, che il prezzo salga a 4 euro?”, ha detto il leader di La France insoumise (LFI), Jean-Luc Mélenchon. Il tema del prezzo del carburante irrompe dunque nella corsa all’Eliseo. Édouard Philippe, candidato per il movimento Horizons di centro-destra, chiede il “raddoppio immediato degli aiuti mirati” per chi dipende dall’auto per andare al lavoro. Fabien Roussel, segretario nazionale del Partito comunista e anche lui candidato per le presidenzialia, invoca un “stato d’emergenza energetica”, con la riduzione dell’Iva dal 20 al5,5% sul carburante. Lo stesso taglio dell’Iva è proposto anche da Marine LePen, leader del Rassemblement national. Il segretario socialista Olivier Faure, candidato alle primarie dei social-democratici, e Manuel Bompard, coordinatore nazionale di LFI, hanno già annunciato il sostegno al movimento nascente del 17 ottobre, se sarà confermato.

Un dato supplementare arriva dai sondaggi: secondo un’indagine Elabe per BFM Tv, il 66% degli intervistati sostiene che approverebbe una mobilitazione contro il caro vita, mentre solo il21% la disapproverebbe.

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