Attacco jihadista al Museo del Bardo a Tunisi, dove secondo il ministro della Sanità tunisino, Said Aidi, sono morte 23 persone: 18 turisti stranieri e 5 tunisini, tra cui due degli attentatori. Tra loro, spiega il premier tunisino, Habib Essid, “ci sono anche 4 vittime italiane”. Fonti qualificate dell’ambasciata italiana a Tunisi riferiscono che sono quattro i morti italiani e cinque i feriti lievi. I connazionali uccisi erano tutti croceristi della Costa Fascinosa.

“Questa sarà una guerra lunga – ha detto Essid, che ha confermato il numero di vittime, spiegando che i turisti coinvolti provengono da Italia, Germania, Polonia e Spagna – dobbiamo mobilitarci a ogni livello, tutti insieme, tutte le appartenenze politiche e sociali per lottare contro il terrorismo. Serve unità nella difesa del nostro paese che è in pericolo. Il terrorismo verrà estirpato”. La tv di Stato parla però di 22 morti e 50 feriti, mentre secondo il sito Tunisie numerique riferisce di 24 vittime. Fonti locali – non confermate – parlavano di sette vittime italiane, mentre il quotidiano online Realites riportava che Mosaïque FM avrebbe parlato di nove morti di nazionalità italiana. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta.

Tutto è cominciato in tarda mattinata, quando tre miliziani “pesantemente armati” e in uniforme militare hanno aperto il fuoco nei pressi del Parlamento, che è stato evacuato, e poi si sono rifugiati nel museo, che sorge nelle vicinanze, prendendo in ostaggio tra i 20 e i 30 turisti stranieri, tra i quali alcuni bambini. Dopo l’attacco e l’evacuazione degli ostaggi all’interno dell’edificio, è scattato il blitz della polizia nel quale sono rimasti uccisi due terroristi.: Si tratta di Jabeur Khachnaoui, originario della città di Kasserine, e Yassine Laâbidi, di Ibn Khaldoun. Jabeur Khachnaoui era scomparso da tre mesi ed aveva chiamato i suoi genitori con una scheda irachena. Un terzo attentatore è stato arrestato. Rita Katz, fondatrice di Site Group, riferisce su Twitter che profili riconducibili allo Stato Islamico plaudono all’attacco con post sullo stesso social network e chiama i tunisini a “seguire i loro fratelli”.

Gli italiani coinvolti – Circa 80 torinesi - tra cui 34 del “Circolo Ricreativo Aziendale per i Lavoratori” di palazzo Civico14 dipendenti comunali, 14 loro parenti e sei pensionati dell’ex Città di Torino – erano in crociera con la Costa Fascinosa, partita da Savona il 15 di marzo e che si sarebbe dovuta concludere il 22. Questa mattina la nave è attraccata a Tunisi ed è stata organizzata una visita al Museo del Bardo e la comitiva si è divisa in due gruppi, uno dei quali sarebbe andato in giro per la città e l’altro in visita al museo.

Di questo secondo gruppo, rimasto poi coinvolto nell’attacco terroristico, farebbero parte sette persone. Il presidente del consiglio Matteo Renzi condanna con fermezza gli atti criminali ed esprime vicinanza al governo ed alle autorità tunisine di fronte ad un attacco tanto sanguinoso ed alla minaccia terroristica in Africa e nel mondo. Il sindaco di Torino Piero Fassino, inoltre, ha diramato una nota in cui dichiara che la comunità torinese sta vivendo il dramma con “grande angoscia”.

Il programma della giornata prevedeva la visita del centro storico, lo shopping nel suk e, appunto, una tappa nel museo del Bardo. I connazionali rimasti uccisi sarebbero due anche secondo quanto riferisce Carolina Bottari, 51 anni, turista torinese rimasta coinvolta nei fatti con il marito Orazio Conte. Con lei al museo c’erano anche Antonella Fesino, Antonietta Santoro e Anna Bagnale. Poco dopo l’aggressione, l’unità di crisi della Farnesina parlava di “due italiani feriti, altri 100 al sicuro”.

Tra gli italiani presenti al Bardo, anche un gruppo di molisani. Nella comitiva di sei persone una donna di Bojano (Campobasso), Filomena Manna, sua figlia Maria Teresa Iannetta, lo zio della donna e il figlio di quest’ultimo; con loro anche altri due amici. Alcuni di loro hanno inviato messaggi ai familiari confermando che stanno bene e chiedendo di non ricevere telefonate. “Non posso rispondere, ci hanno detto di non parlare con i giornalisti”, si legge in un sms inviato da Filomena Manna all’Ansa.

Nel momento in cui è avvenuto l’attacco, ha detto a LaPresse un deputato tunisino, che si trovava in Parlamento, era in corso una riunione della Commissione Sicurezza ed esercito che lavora per redigere una legge antiterrorismo ed erano presenti alcuni generali dell’esercito.

La ricostruzione – I  tre terroristi hanno tentato di entrare nel palazzo dell’Assemblea nazionale, ma la guardia di Sicurezza della Camera si è accorta che i tre uomini in uniforme non avevano armi regolari e hanno chiesto che i tre le deponessero. Da lì la sparatoria che ha indotto i miliziani a rifugiarsi nel vicino museo del Bardo, e a sequestrare un gruppo di turisti che si trovavano nelle sale. In quel momento, secondo l’emittente privata locale Radio Mosaïque FM, nell’edificio erano presenti circa 200 turisti.  Una persona è rimasta ferita nel corso dell’attacco al Parlamento, ha spiegato il portavoce del ministero degli Interni Mohamed Ali Laroui, ed è stata trasportata in ospedale.

Gentiloni: “Nessuna certezza sulle vittime italiane” – “Non abbiamo notizie certe dal governo tunisino e preferiamo non confermare circa la possibilità di turisti di diverse nazionalità, tra cui italiane, tra i feriti e tra le vittime”, ha detto il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “La nostra reazione deve essere di fermezza e di vicinanza” alla Tunisia e “un attacco di questo genere non può che rafforzare la determinazione nostra contro la minaccia terroristica”, ha detto ancora il capo della Farnesina, sottolineando che “la gravità politica è evidente“.

Renzi alla Camera: “Non siamo in grado di ufficializzare il numero degli italiani” – “Non siamo in grado di ufficializzare il numero esatto degli italiani coinvolti” nell’attacco terroristico al museo Bardo di Tunisi. Lo ha detto il premier Matteo Renzi, in aula alla Camera. “Si è messa in moto l’unità di crisi della Farnesina – ha aggiunto – e a quella struttura va fatto riferimento”.

Il governo -  Le elezioni parlamentari del 26 ottobre e poi quelle presidenziali del 23 novembre hanno portato cambiamenti profondi nel quadro politico della Tunisia. Chiusa la parentesi al potere del partito islamico Ennahda che aveva trionfato nelle prime elezioni tenute dopo la Rivoluzione dei Gelsomini, le urne hanno decretato la vittoria del partito laico Nidaa Tounes che non ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento (85 su 217) ed è stato obbligato a formare una coalizione di governo. Dopo lunghe trattative, il nuovo esecutivo con alla guida il premier Habib Essid ha visto la luce il 5 febbraio. Il via libera del Parlamento al governo ha segnato la fine del processo di transizione lungo quattro anni e iniziato con la rivolta che mise fine al regime di Zine El Abidine Ben Ali.

Il sostegno dell’Unione Europea – “L’Unione europea e la Tunisia non si lasceranno intimidire dal terrorismo, in patria o all’estero – ha detto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk - Siamo pronti a sostenere il governo tunisino nella sua azione contro l’estremismo violento e lodiamo la sua azione rapida per liberare gli ostaggi coinvolti”. Tusk ha ribadito che “l’Unione europea sta con la Tunisia nel suo impegno per la pace e la democrazia. Non saremo scoraggiati di fronte a una tale brutalità. Sono scioccato – sottolinea – per l’attacco terroristico di oggi al Museo del Bardo di Tunisi. I miei pensieri sono con le famiglie di coloro i cui cari sono stati uccisi, tra cui diversi cittadini dell’Unione europea, e con il popolo tunisino”.

Il ministro del Turismo martedì: “Nessun rischio” - Solo martedì il governo tunisino rassicurava: “La Tunisia è un Paese sicuro che può essere visitato tranquillamente”. Era il messaggio che la ministra del Turismo tunisino, Selma Ellouni Rekik, lanciava ai visitatori stranieri, smentendo notizie allarmistiche e falsi video circolati sul web circa presunti rischi legati al terrorismo islamico: “Certamente la situazione in Libia non ci aiuta, come avviene sempre quando ci sono problemi in paesi vicini, ma le nostre frontiere sono assolutamente impermeabili a qualunque tentativo di infiltrazione. Non c’è nessun problema di sicurezza in Tunisia, è tutto sotto controllo”. Alle 18 il presidente tunisino, Béji Caïd Essebsi terrà un discorso alla nazione.