Mentre i maligni rilevano che la prima uscita diplomatica di Alexis Tsipras senza il ministro Yanis Varoufakis, quella a Berlino, è coincisa con una distensione inattesa dei rapporti tra i contendenti, si moltiplicano le indiscrezioni sul nuovo elenco di “compiti a casa” che Atene dovrebbe presentare entro lunedì prossimo. La lista dettagliata di riforme, se attuata, aprirà la strada allo sblocco da parte dell’Eurogruppo di quasi 5 miliardi di nuovi finanziamenti, indispensabili per pagare stipendi e pensioni. Già si sa che nella missiva ci saranno le misure di aggiustamento fiscale utili ad affrontare l’evasione, il contrabbando di tabacco, di alcol, di petrolio e carburanti, il riciclaggio e l’inadempimento Iva: più o meno gli stessi impegni contenuti nel memorandum del 2012. Nella stesso capitolo finirà anche il via libera al pagamento delle tasse arretrate in 100 rate, come chiedeva l’ala più intransigente di Syriza. Spazio poi alle riforme strutturali nel settore pubblico per ridurre la burocrazia, introducendo innovazioni quali la “Carta del cittadino”, oltre a nuovi strumenti per rendere più efficace il meccanismo di riscossione.

Ma il vero nodo su cui ora si stanno concentrando gli strali di Berlino e su cui proprio Angela Merkel e Tsipras si sarebbero intrattenuti parecchio durante la cena (quasi cinque ore) è quello delle privatizzazioni. Molti analisti osservano come Germania e Ue non vedano di buon occhio eventuali intromissioni russe nella partita ellenica. Mentre sarebbero disposti a cedere su quelle cinesi (il gruppo Cosco ha già investito nel porto del Pireo e vorrebbe conquistarne la maggioranza) e del Qatar (pronto il progetto di una nuova Dubai sull’Egeo al vecchio aeroporto ateniese Ellinikon). Lo scontro, quindi, si sposta sulle infrastrutture che fanno gola a Mosca e a Pechino, come gli aeroporti regionali, i porti e le ferrovie, ma con uno sforzo da parte del governo Tsipras per garantire il massimo beneficio per lo Stato.

E’ in questo quadro che vanno letti i prossimi viaggi istituzionali che esponenti del governo di Atene faranno a Pechino e Mosca. Il ministro degli esteri Nikos Kotzias, quello dell’informazione Nikos Pappas e il vicepremier Yannis Dragasakis (che gestisce la task force economica dell’esecutivo) sono attesi in queste ore in Cina: cinque giorni per convincere i loro parigrado sulla bontà degli investimenti in Grecia. L’8 aprile invece sarà il premier Tsipras a volare a Mosca assieme al ministro della Difesa Kammenos, per incontrare Vladimir Putin anticipando di un mese il bilaterale fissato all’indomani della vittoria elettorale dello scorso gennaio.

Sul tavolo non solo la cooperazione su nuove tecnologie e agroalimentare (la Grecia ha perso molto dopo la chiusura ai prodotti europei imposta da Putin come ritorsione per le sanzioni occidentali) ma soprattutto la possibilità che Russian Railways, la più grande azienda ferroviaria del mondo, partecipi alla privatizzazione del porto di Salonicco e della Trainose. Quest’ultima è l’operatore ferroviario statale greco, zavorrato da 800 milioni di debiti. Già nel 2013 il presidente, Vladimir Yakunin, aveva manifestato esplicito interesse per il porto di Salonicco all’interno di un progetto ferroviario transfrontaliero che coinvolgesse anche la Bulgaria in un nuovo corridoio trans-eurasiatico. Oggi vi è la possibilità di giungere a un’intesa più concreta. Mentre Varoufakis, rimasto ad Atene a presidiare il governo, è sempre più nel mirino delle critiche, non solo europee. E alcuni lo danno già al capolinea.

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