Il Governo ha impugnato la legge “anti-moschee” promossa della Regione Lombardia sui nuovi luoghi di culto. Ad annunciarlo è stato il segretario lombardo del Pd Alessandro Alfieri.  La legge, contenente nuove norme urbanistiche più stringenti sull’apertura di nuovi luoghi di culto, era stata approvata nelle scorse settimane dal Consiglio regionale con i soli voti della maggioranza di centrodestra, suscitando diverse polemiche. I requisiti urbanistici imposti rischierebbero infatti di rendere impossibile anche l’edificazione di sinagoghe e di templi protestanti o buddisti. Il centrosinistra aveva promesso battaglia per via della supposta incostituzionalità del provvedimento. “È solo ritorsione”, ha commentato il presidente del Carroccio Roberto Maroni, “ma non ci intimidisce”.

Per come è stato scritto, il provvedimento impedisce del tutto la possibilità di edificare moschee, visto che impone come prerequisito per i rappresentanti religiosi di avere sottoscritto un accordo con lo Stato, e le comunità musulmane non lo hanno mai fatto. Se le moschee sono escluse a priori, i paletti di carattere urbanistico infilati nella norma finiscono per colpire i fedeli di altri credo, come protestanti, buddisti, ebrei: i loro nuovi edifici di culto, tra le altre cose, dovranno essere dotati di telecamere collegate con le forze dell’ordine, dovranno essere congruenti architettonicamente “con le caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo”, dovranno avere accanto parcheggi che abbiano una superficie almeno doppia di quella del luogo di culto stesso, mentre i comuni avranno l’obbligo di procedere a una valutazione ambientale strategica (Vas) del progetto.

La notizia è stata accolta “con grande soddisfazione” dal gruppo d’opposizione Patto Civico del Consiglio regionale lombardo, che ha accusato di “miopia” il governatore Roberto Maroni e la maggioranza. “Questo atto – ha affermato in una nota il capogruppo Lucia Castellano – chiarisce ulteriormente gli evidenti profili di incostituzionalità di un testo che è stato pensato per impedire la realizzazione di moschee e che, nella miopia di Maroni e della sua maggioranza, per raggiungere l’obiettivo – ha concluso – lede di fatto i diritti di tutte le confessioni violando il principio della libertà religiosa”.

Proprio oggi, l’arcivescovo di Milano Angelo Scola, ha parlato in favore del dialogo interreligioso nel territorio: “I cancelli e le porte degli oratori lombardi sono sempre aperti a tutti e questo è reso possibile dall’attenzione e dalla cura pedagogica dei preti, delle religiose ma anche degli adulti laici, che sono poi la vera forza di queste realtà”. Lo ha detto a margine della presentazione dello studio Ipsos sulla presenza dei bambini stranieri negli oratori lombardi. “C’è molta sensibilità e molta attenzione da parte dei nostri educatori – ha aggiunto – a favorire un dialogo interreligioso, che sta generando il nuovo cittadino di Milano”. Sul timore di possibili critiche per la presenza di parroci che offrono ai ragazzi islamici spazi per pregare, l’arcivescovo ha replicato “se io temessi le critiche andrei a casa domani mattina”.