Impedire la costruzione di moschee in Lombardia. La maggioranza di centrodestra in Regione ne ha fatto l’oggetto di un disegno di legge. Ma più che un reale obiettivo da centrare, la proposta è diventata una bandiera da innalzare sulle polemiche post attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo. La norma, infatti, mentre era in discussione in commissione Territorio è stata “bocciata” per ben tre volte dall’ufficio legislativo del Pirellone, perché a rischio incostituzionalità. Niente che abbia dissuaso Lega, Lista Maroni, Forza Italia, Ncd e Fratelli d’Italia dal portarla avanti, tanto che verrà votata martedì 27 gennaio in consiglio regionale. Ma centrosinistra e Movimento 5 stelle insorgono: “Il provvedimento è incostituzionale e cavalca il sentimento anti islamico”.

La legge anti moschee è stata ideata dal centrodestra ben prima degli attentati in Francia, con lo scopo di contrastare le politiche del Comune di Milano, che a fine anno ha pubblicato un bando per assegnare tre aree da destinare a luoghi di culto, moschee comprese. La strage di Parigi ha poi accelerato il suo percorso, fino all’approvazione di settimana scorsa in commissione. Per come è stato scritto, il provvedimento impedisce del tutto la possibilità di edificare moschee, visto che impone come prerequisito per i rappresentanti religiosi di avere sottoscritto un accordo con lo Stato, e le comunità musulmane non lo hanno mai fatto. Se le moschee sono escluse a priori, i paletti di carattere urbanistico infilati nella norma finiscono per colpire i fedeli di altri credo, come protestanti, buddisti, ebrei: i loro nuovi edifici di culto, tra le altre cose, dovranno essere dotati di telecamere collegate con le forze dell’ordine, dovranno essere congruenti architettonicamente “con le caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo”, dovranno avere accanto parcheggi che abbiano una superficie almeno doppia di quella del luogo di culto stesso, mentre i comuni avranno l’obbligo di procedere a una valutazione ambientale strategica (Vas) del progetto.

Tutte condizioni che rischiano però di avere vita breve. Se approvata, infatti, la legge finirà con ogni probabilità davanti alla Corte costituzionale. Ed è su questo che insistono il Pd, il Patto civico di Umberto Ambrosoli e il Movimento 5 stelle nel chiedere che il disegno di legge non venga nemmeno discusso in consiglio, “altrimenti inviteremo il governo a ricorrere alla Consulta”. Le opposizioni presenteranno tre questioni pregiudiziali di incostituzionalità: in particolare contestano che le regioni abbiano facoltà di legiferare su questioni che riguardano la libertà di culto, e mettono in discussione che possano costruire luoghi di preghiera solo le confessioni religiose che abbiano un’intesa con lo Stato e che abbiano “una presenza diffusa, organizzata e 
consistente a livello nazionale”.

“Il problema principale di questa legge – sostiene Lucia Castellano del Patto civico – è che abbandona all’informalità un fenomeno, quello della presenza di migliaia di musulmani in Lombardia e di 1 milione e 800 mila in tutta Italia. Nessuno nega che ci possano essere elementi di pericolosità, ma proprio per questo il fenomeno andrebbe regolamentato e non si dovrebbero costringere i musulmani a continuare a pregare in sedi irregolari”. Per il Movimento 5 Stelle “la maggioranza vuole solo cavalcare il sentimento anti islamico” con una legge che impatta anche su altri culti religiosi: “È evidente che l’obiettivo è limitare o impedire la costruzione di nuove moschee – commenta il consigliere regionale Eugenio Casalino -. Ma questa è una battaglia di retroguardia dalla logica miope. Pensiamo che in Francia ci sono circa 5-6 milioni di musulmani e 2 mila moschee. In Lombardia abbiamo 420 mila musulmani e una sola moschea, quella di Segrate. Se
dovessimo fare un paragone con la Francia, ora dovremmo averne circa 150”.

Per Jacopo Scandella (Pd), “non è che se si 
vieta per legge di costruire moschee la gente smette di pregare,
 ma te li ritrovi in strada o in centri culturali che tali non
 sono”. Replica a tutti il capogruppo di Fdi Riccardo De Corato: “La Regione pensa anche alla sicurezza. Pensiamo a quello che è successo in Francia pochi giorni fa. Pensiamo a quello che sta succedendo in tutti i Paesi, dove i giovani, plagiati in alcune moschee, vanno a combattere per l’Isis. Con queste premesse non dobbiamo tutelare i nostri cittadini?”.

Twitter: @gigi_gno