“Immagino che le monoposto di Hamilton e Rosberg domineranno il campionato, vedremo con quale pilota”. Se lo dice Bernie Ecclestone, che a 84 anni e con una fortuna personale stimata in oltre 4 miliardi di dollari, è ancora padre padrone assoluto della Formula Uno, c’è da credergli. D’altronde nessuno dopo la schiacciante vittoria di Hamilton dello scorso anno, il secondo posto di Rosberg, e il dominio della Mercedes nella classifica costruttori, potrebbe immaginare un finale diverso per la stagione 2015 che comincia stanotte con le prove libere in Australia. Quella di Melbourne (Gran Premio in diretta su Sky alle 6 di domenica mattina e in differita sulla Rai alle 2 del pomeriggio) sarà la prima di venti gare, che rispetto all’anno scorso si aggiunge il GP del Messico, per una lunghissima stagione che si concluderà il 29 novembre negli Emirati Arabi.

LE SQUADRE
Tutti dietro la Mercedes quindi, che riconferma la coppia formata da Hamilton (“voglio vincere il terzo titolo”) e Rosberg (“siamo la squadra da battere”), cui consegna la W06 Hybrid, che pare abbia 50 cavalli in più nel motore e che nei pochi giorni in cui si è vista in pista ha dato prova di titanica potenza. Per amor di patria, anche se oramai la FCA ha sede in Olanda e domicilio fiscale in Gran Bretagna, mettiamo subito dopo la Ferrari che a Raikkonen (“devo dire che quest’anno l’atmosfera è molto buona”) affianca da quest’anno il quattro volte campione del mondo Vettel (“Sono molto emozionato e non vedo l’ora di correre per la Ferrari. Abbiamo fatto un passo avanti ma dobbiamo capire quanto grande, poi sul dove arriveremo dipenderà anche dagli altri team”). La SF15-T è la prima macchina post Montezemolo tutta targata Marchionne, una scommessa emotiva e pubblicitaria che dovrà essere vinta.

La Red Bull per sostituire Vettel ha scelto di affiancare alla guida della RB11 il 21enne russo Kvjat, lo scorso anno alla Toro Rosso, e al collaudato Ricciardo: unico lo scorso anno a vincere, per 3 volte, al di fuori della dittatura Mercedes. “Vogliamo tornare al vertice”, ha detto il pilota australiano. La McLaren invece in controtendenza abbandona i motori Mercedes di cui non era soddisfatta per affidarsi alla Honda, ma la MP4/30 non sembra funzionare. A fianco di Button è arrivato l’ex ferrarista Alonso, ma a causa del misterioso incidente dello spagnolo a Melbourne sarà in pista Magnussen, inizialmente retrocesso a collaudatore. Ai motori Mercedes approda invece la Lotus che ha consegnato una E23 che pare ottima a Grosjean e Maldonado, piloti confermati come Massa e Bottas alla Williams, la vera sorpresa della scorsa stagione che spera di ripetersi anche quest’anno con le rapidissime FW35.

LE OMBRE
Incidente meccanico, distrazione del pilota, shock elettrico. Sono passate tre settimane da quel 22 febbraio in cui Alonso si è schiantato alla quarta curva del circuito di Montmelò e ancora non si può sapere cosa sia successo. La perdita di memoria che pare aver afflitto il pilota spagnolo, che per qualche ora pensava di essere nel 1995, sembra avere contagiato tutto il circus, che pare essersi dimenticato anche di Bianchi, che lo scorso 5 ottobre a Suzuka si schiantò contro una gru – tra bandiere confuse e safety car non in pista – e da allora è in coma. Nell’imbarazzo delle laconiche dichiarazioni degli addetti ai lavori, se Dennis almeno ha ammesso: “Su Alonso ho detto delle cose non vere e mi scuso, non è stata la mia migliore performance”. Il presidente dell’associazione piloti Wurtz ha pronunciato la frase che riassume la surrealtà dell’accaduto: “Non abbiamo capito cosa sia successo, però state tranquilli che non c’è pericolo”.

LA CRISI
Ci sarebbero almeno quattro o cinque team salvati per il rotto della cuffia dal piano di tutela di Ecclestone, 14 milioni a testa per fare fronte alla mancanza di sponsor e ai costi aumentati a dismisura per i motori ibridi. E per far sì che a Melbourne non si debba partire con una Formula Uno dimezzata, che concede alle big four (Mercedes, Ferrari, Red Bull e McLaren) la metà del miliardo e rotti destinati ai team. Defunta la Caterham, in crisi sono la Lotus, che pure passando dai motori Renault ai Mercedes è inserita da tutti tra le possibili sorprese positive per quest’anno. La Force India, che l’anno scorso ha chiuso con un passivo di 50 milioni, e i due team che corrono coi motori Ferrari. La Sauber in crisi nerissima da diversi anni ha pure perso la causa in tribunale e si è vista costretta a reintegrare il pilota Van der Garde, dopo aver già preso Ericsson e Nasr che garantivano sponsor. E la Manor, che è la nuova società creata per lasciare alla vecchia Marussia i debiti e la gestione fallimentare e che correrà con il motore del 2014 (!). Giusto per fare capire il livello. Ah, pare anche almeno due team non avrebbero pagato alla Pirelli i 2 milioni per l’utilizzo delle gomme della stagione scorsa. A questo punto è da vedere, quando il semaforo si farà verde all’alba di domenica mattina, quante saranno le macchine al via.

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