Una “Fondazione” per finanziare e promuovere i progetti migliori delle società di calcio professionistiche. Ufficialmente. Un vero e proprio “bancomat”, per distribuire fondi a pioggia, magari preferibilmente agli “amici”, secondo La Repubblica. Un’inchiesta del quotidiano romano accende i riflettori su uno dei tanti meccanismi opachi del sistema calcio italiano. Citato anche da Claudio Lotito nella famosa intercettazione con Pino Iodice, come la panacea per i mali della Lega Pro. “Potremmo fare un’operazione con un’anticipazione di cassa sui progetti approvati dalla Fondazione”, diceva al telefono il presidente della Lazio. “Decido io che io c’ho la maggioranza. È un modo per dare soldi a un amico che te li chiede”.

Ma cos’è questo ente da cui Lotito ha trovato le risorse per salvare il bilancio della Lega Pro, messo in ginocchio dai tagli del Coni alla Figc? La “Fondazione per la mutualità generale negli sport professionistici a squadre” comincia la sua attività ufficialmente nel 2013, ma ha i suoi presupposti nella Legge Melandri del 2008, la stessa che regola la distribuzione dei tanto ambiti proventi televisivi. Il testo prevede che “una quota delle risorse economiche e finanziarie derivanti dalla commercializzazione dei diritti tv” venga devoluta “allo sviluppo dei settori giovanili delle società professionistiche, al sostegno degli investimenti per la sicurezza, anche infrastrutturale, degli impianti sportivi, e al finanziamento di almeno due progetti per anno finalizzati a sostenere discipline sportive diverse da quelle calcistiche”. Considerato che l’ultimo contratto firmato dall’advisor Infront vale oltre un miliardo di euro l’anno, si tratta di parecchi soldi, decine di milioni di euro. Che confluiscono nelle casse della Fondazione, e dalla Fondazione vengono gestiti in totale autonomia, senza controlli esterni al mondo del pallone.

In teoria l’Ente dovrebbe ricevere (per tramite delle varie Leghe) i programmi da valutare, e premiare i migliori. In pratica i progetti non sono presi in considerazione, a volte non vengono neppure presentati: e i soldi sono spartiti in base alle convenienze. Gli atti messi nero su bianco lo dimostrano. Nel 2014 le Leghe hanno messo a disposizione dei club un modulo preconfezionato. Tanti di quei piani non sono neanche partiti e sono stati ripresentati pressoché uguali anche quest’anno. Fra questi ce ne sono alcuni che spiccano più di altri, per cifre e nomi in ballo: ad esempio – riporta l’inchiesta – un centro federale da 539mila euro il cui preventivo è dalla Limonta (la stessa ditta della discussa omologazione dei campi sintetici nella Lega Nazionale Dilettanti ai tempi della gestione Tavecchio); oppure i 140mila palloni che la Lnd vorrebbe acquistare per 2,2 milioni di euro dalla Molten (marchio con cui l’attuale presidente federale aveva già firmato un contratto di sponsorizzazione in passato).

In realtà, come sottolinea proprio Repubblica, la Fondazione è sempre stata utilizzata per mantenere certi equilibri politici all’interno del palazzo. È successo, ad esempio, che alcune società non avanzassero volutamente domanda, in modo da destinare ad altri le risorse, sulla base di accordi prestabiliti. O che l’anno scorso tutti i club di Lega Pro presentassero un piano dal preventivo identico: 33.333,3 euro. Una spartizione aritmetica, più che un privilegio per gli “amici”; anche se quelle parole di Lotito lasciano sospettare anche altro. Sicuramente non uno strumento per promuovere i vivai, la sicurezza e gli impianti sportivi. Ma a quelli in Italia non ci pensa mai nessuno.

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