Da ieri sembra che abbiamo un vincitore, Luca Zaia, e un vinto, Flavio Tosi. Peccato, iniziavamo ad appassionarci alla telenovela leghista tra i due baronetti veneti. Il sindaco di Verona è alle corde, da promettente alter ego di Matteo Renzi del centrodestra a sconfitto in casa, su tutta la linea, da Zaia (e Bitonci che magari già pensa al 2020).

E’ sembrato un fulmine a ciel sereno questo scontro così accanito dentro la Liga (la Lega Nord veneta) tra segretario e Presidente di Regione, ma in realtà è solamente emerso ciò che è sempre stato, rimanendo ben nascosto. Ciò che spaventa Flavio Tosi è la continuità di potere che si è determinata al vertice della Regione tra Galan e Zaia, ma soprattutto quanti ci girano attorno e il fatto che la sua autonomia di pensiero lo abbia portato fuori dall’attuale cerchio magico. A farne le spese sono stati ancora una volta i cittadini veneti, con una giunta bloccata, un consiglio regionale balcanizzato con due leghe e due forza italia a farsi la guerra, tanto che per i pochi buoni provvedimenti adottati è sempre dovuto intervenire il voto del Pd e la scelta di mettere da parte l’interesse partigiano di circostanza a favore dell’interesse pubblico. Per cinque anni hanno faticato a votare insieme, a guardarsi come alleati e conviventi, ma ora tornano compatti il giorno prima delle elezioni, per defenestrare Tosi, pronti a ridividersi il giorno dopo.

Per carità, non dovrei neppure lamentarmene, tutto ciò va a vantaggio di Alessandra Moretti e del Pd, ma è necessario comprendere che il blocco roccioso verde-azzurro che sembra invincibile in Veneto, visto da vicino e alla prova dei fatti è un terreno carsico che assorbe gli agenti inquinanti per farli riemergere senza più capacità di sintesi dopo mesi e anni di incubazione. Nel frattempo il silenzio si compra con la spartizione di incarichi e poteri. Dal Mose al sistema ferroviario metropolitano, dall’ospedale di Padova al piano socio-sanitario, il Veneto è un’enorme grande incompiuta che saluta questo quinquennio con un nulla di fatto e già nuove tensioni interne alla maggioranza pronta a spaccarsi di nuovo dopo le elezioni.

Certo, mi si obietterà che anche il Pd, in quanto a divisioni, non è secondo a nessuno, ed è vero e abbiamo pagato spesso lo scotto, come a Padova, ma abbiamo strumenti interni per superarle e non lasciamo che siano i consigli regionali a doverlo fare bloccando tutto l’operato. Le divisioni interne sono presenti in tutti i partiti, sarebbe innaturale il contrario, c’è chi le riesce ad armonizzare più o meno bene, chi semplicemente espelle chiunque la pensi diversamente, chi le occulta per anni vedendosele esplodere poi nel momento di massima tensione. Luca Zaia e Flavio Tosi ci risparmino i prossimi capitoli, sappiamo già tutti come andrà a finire, senza il ballottaggio (non previsto dalla legge regionale) nessuno avrà il coraggio di fare un passo in più del necessario. Si contentino di sorridersi fino a maggio e scannarsi dal giorno dopo, il Veneto può aspettare.