All’esame del Consiglio dei Ministri di martedì è il piano del governo per la banda larga, dal nome piuttosto evocativo: Ring. E lo scontro in parte è già iniziato, con i colossi della telecomunicazione, Telecom più di altri, da un lato e le promesse da non tradire di Renzi di far diventare l’Italia, seppure a tranches, un Paese competitivo. Pare che l’obiettivo per il 2018 sia una velocità di 30 mega al secondo come servizio universale, per poi passare ai 100 mega al secondo in altri dieci, quindici anni.

Una infrastruttura giudicata sovradimensionata rispetto alle esigenze e soprattutto all’uso che in Italia si fa della ‘rete’ (n.b. in Gran Bretagna il traguardo è di 1.000 mega). Oltre che faziosa, è una considerazione quantomeno discutibile, visto che le condizioni di utilizzo del web in Italia sono drammaticamente subordinate a un digital divide – divario determinato da condizioni economiche, sociali e anche dalla qualità delle infrastrutture – che ha pochi uguali. Divario che rischia di ampliarsi invece che ridursi se l’esito dei lavori della commissione parlamentare e della consultazione pubblica sullaCarta dei Diritti di Internet – giunte anch’esse alle battute finali – non andrà nella direzione giusta.

Quando si parla di internet in questo Paese, la sensazione è di stare perdendo l’ennesimo treno in direzione dell’innovazione: si confonde internet in quanto piattaforma o protocollo di informazione, con il web come insieme di informazione prodotta e di contenuti condivisi, senza stringere sugli aspetti che forse sono più importanti. Per noi Nomadi Digitali, che usiamo le opportunità della ‘rete’ per crearci una sostenibilità economica ed essere così liberi di vivere e lavorare ovunque, i punti fondamentali sono due: la tutela del diritto di accesso alla ‘rete’ e la sua neutralità. Due aspetti così importanti – e strettamente legati e subordinati a una infrastruttura efficace e ramificata – che quando lanciammo nel 2010 il nostro progetto li inserimmo nel nostro “piccolo” ma ambizioso Manifesto dei Nomadi Digitali.

Il diritto di accesso significa per noi combattere il digital divide, aprendo a tutti le opportunità del web, e far sì che anche nel nostro Paese ci sia la libertà di poter avviare una start up o una micro impresa online senza che questa sia destinata in partenza a fallire. Garantirne la neutralità vuol dire impedire a chi ha grandi capitali, alle grandi multinazionali o grandi aziende, un accesso privilegiato, avvantaggiato da condizioni economiche inaccessibili ai più. Perché quella che abbiamo sempre detto essere la più grande forza di internet è il suo essere uno strumento democratico.

Sulla ‘rete’ puoi proporre le tue capacità, le tue idee, il tuo progetto, la tua offerta economica, perfino te stesso, senza dover chiedere a nessuno il permesso per poterlo fare e senza dover investire grandi capitali. Neutralità significaper noi che i grandi non schiacceranno i piccoli, non ne rallenteranno la crescita e non ne freneranno il dinamismo. E magari anche in Italia si potrà parlare (e “campare”) di nomadismo digitale.

di Marta Coccoluto