“Non ho paura”. “Quei proiettili hanno colpito tutti noi“. “Non ci sono parole”. Nella lunga veglia funebre in ricordo del leader dell’opposizione Boris Nemtsov, a parlare sono stati i cartelli delle decine di migliaia di manifestanti accorsi a Mosca per protesta. Foto in bianco e nero del politico ucciso venerdì 28 febbraio, ma anche bandiere della Russia e fiori. Il corteo era in programma da tempo: quella di oggi avrebbe dovuto essere una manifestazione contro il presidente Vladimir Putin e Nemtsov avrebbe dovuto essere in prima fila. Così subito dopo l’assassinio avvenuto nella notte e per cui ancora non sono stati individuati i responsabili, le autorità hanno acconsentito che la manifestazione si trasformasse in un corteo in ricordo del politico. Dall’Italia è arrivato il messaggio di solidarietà del presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha fatto sapere deporrà un fiore sul luogo dell’agguato quando si recherà a Mosca il prossimo 4 e 5 marzo.

I partecipanti (dalle 20mila alle 70mila persone) si sono radunati in una zona non lontana dal Cremlino, prima di sfilare fino al luogo dell’omicidio, sul Grande Ponte di Moskvoretsky, dove sono stati deposti mazzi di fiori. Alcuni manifestanti hanno anche sventolato la bandiera ucraina, mentre migliaia di persone sono scese in piazza anche a San Pietroburgo. “Se riusciamo a fermare la campagna di odio che viene diretta contro l’opposizione, allora abbiamo una possibilità di cambiare la Russia. Se no affrontiamo la prospettiva di un conflitto civile di massa”, ha dichiarato all’agenzia Reuters un leader di opposizione, Gennady Gudkov. L’altro leader dell’opposizione Alexei Navalny, tra i primi organizzatori della manifestazione, non parteciperà al corteo perché sta scontando una condanna a 15 giorni per l’accusa di aver diffuso illegalmente dei volantini politici.

Intanto il deputato ucraino, Oleksii Goncharenko, è stato arrestato dalla polizia a Mosca. Lo ha riportato l’agenzia Interfax, secondo cui il parlamentare è stato interrogato nel quadro di un’inchiesta per “tentato omicidio e tortura” nei confronti di “un cittadino russo durante la tragedia di Odessa” dello scorso maggio, in cui morirono quasi 50 persone.

Gli inquirenti russi hanno offerto 3 milioni di rubli (pari a circa 48 mila dollari) per chiunque fornisse informazioni utili sull’omicidio di Boris Nemtsov. Il comitato investigativo russo garantisce l’anonimato delle fonti. Intanto un leader dell’organizzazione nazionalista “I russi”, Dmitry Dyomushkin ha respinto le accuse di un coinvolgimento: “Smentisco assolutamente ogni coinvolgimento dei nazionalisti in questi eventi”. I nazionalisti in passato sono stati accusati di diversi omicidi, fra cui quello dell’avvocato per i diritti umani Stanislav Markelov nel 2009. In un’intervista Nemtsov aveva richiarato di temere che il presidente russo Vladimir Putin potesse volerlo morto a causa del suo aperto criticismo per il ruolo della Russia in Ucraina. La tv indipendente Dozhd, inoltre, nel fine settimana ha mandato in onda una vecchia intervista a Nemtsov in cui lui compare in piedi sul ponte in cui venerdì sera è stato ucciso, mentre richiama i suoi sforzi per fermare un’altra guerra, quella degli anni ’90 in Cecenia.