“Sono un condannato a morte, non tanto perché mi ucciderà l’MI5 ma perché un giorno prenderò tante di quelle pasticche che dormirò per sempre. Voglio solo scappare da quelle persone!”. Nel 2010 ‘Jihadi John’ – ovvero Mohamed Emwazi, il boia dell’Isis nato in Kuwait e cresciuto a Londra – si sentiva perseguitato dai servizi segreti britannici al punto da minacciare il suicidio. Lo scriveva a un giornalista del Mail on Sunday, che lo aveva contattato per denunciare i presunti abusi degli 007.

Oltre a Jihadi John, le cui dichiarazioni sono state riprese e pubblicate dal quotidiano, la Bbc ha pubblicato online un video delle tre minorenni britanniche fuggite in Siria per unirsi all’Isis il 17 febbraio scorso. E in Libia i miliziani di Al Baghdadi pare abbiano abbandonato improvvisamente la città di Derna, in Cirenaica, ritirandosi in località imprecisate. Secondo però quanto riportato dalle agenzie, le fonti che ne parlano non sono in grado di spiegare il motivo di questi movimenti e specificano che i jihadisti si sono ritirati in località imprecisate.

Le mail di Jihadi John – Il 14 dicembre 2014 Emwazi sosteneva che un agente in incognito aveva finto di voler acquistare il suo pc portatile solo per incontrarlo. “Mi ha stretto la mano – scriveva – e mi ha chiamato con il cognome, ma sull’annuncio non c’era il cognome! Sono rimasto scioccato, erano loro! Lo so che erano loro”.

Robert Verkaik, il capo della redazione interni del Daily Mail che incontrò il terrorista dopo aver ricevuto i suoi messaggi, lo descrive come una giovane “paranoico” e vittima di “manie di persecuzione“. Dei presunti abusi da parte del MI5 Emwazi aveva parlato anche con il gruppo di attivisti musulmani Cage, in questi giorni finiti nella bufera per aver accusato i servizi segreti di essere responsabili della radicalizzazione di giovani musulmani. “Mi impediscono di vivere la mia nuova vita”, scriveva dopo che nel 2010 era stato fermato dai servizi mentre tentava di partire per il Kuwait. “Mi sento in gabbia. Una persona in prigione e controllata dagli agenti segreti”, si lamentava con Cage dopo che gli era stato ritirato il passaporto. L’ultima mail di Emwazi a Cage risale al gennaio 2012. “Eccomi! Sono tornato! Scusate per il mal di testa che vi faccio venire!”.

Come è emerso dagli atti di un processo del 2011, prima di diventare ‘Jihadi John’, Mohamed Emwazi faceva parte di una cellula dormiente di Al Qaida, i ‘London boys’, che pianificava di compiere attentati in Gran Bretagna su ordine di Osama bin Laden. Insieme a lui, nello stesso gruppo, altri tre giovani addestrati in un campo di Al Qaida in Somalia. Il leader era un ex comandante di al Shabaab, Bilal Berjaw. Con lui e un terzo terrorista somalo che viveva a Londra, Emwazi partì per la Tanzania nel 2009, ma furono fermati all’aeroporto di Dar es Salaam. L’intelligence sospetta che Berjawi sia stato anche coinvolto nel fallito attacco alla metropolitana di Londra il 21 luglio del 2005, due settimane dopo i tragici attentati in cui morirono 55 persone. Berjawi è tornato poi in Somalia nel 2012, dove è stato ucciso da un drone americano.

In Kuwait, intanto, secondo quanto riferisce il giornale locale Al Qabas, i servizi di sicurezza tengono sotto sorveglianza alcuni membri della famiglia di Emwazi. Secondo una ‘fonte informata’ del giornale, diversi familiari dell’estremista – tutti di origine irachena – hanno, come lui, un passaporto britannico. “Le agenzie competenti li tengono sotto controllo 24 ore su 24”, riferisce la fonte. Secondo il quotidiano Emwazi è stato in Kuwait diverse volte: l’ultimo viaggio risale al 18 gennaio 2010. Rimase in Kuwait fino al 26 aprile successivo. Un anno dopo il visto gli fu negato perché il suo nome era emerso nel corso di indagini antiterrorismo in Gran Bretagna.

Il racconto dell’ex compagna di classe – Una sua ex compagna di scuola della Quintin Kynaston, nell’ovest di Londra, racconta al Sun che da ragazzino Emwazi fumava cannabis, beveva vodka ed era un fan del rap americano. Secondo la ragazza, che ha lo conosciuto nel 2001 quando entrambi avevano 12 anni, il giovane era “ossessionato” da Eminen e Snoop Dogg ed amava vestirsi come loro. Pantaloni larghi, scarpe da ginnastica e cappello da baseball, ‘Jihadi John’ faceva parte di una gang ed “era violento con gli altri ragazzi” a scuola. “Fumava sigarette e cannabis, beveva alcolici e spesso saltava le lezioni”, ha raccontato la ragazza che sostiene di averlo rivisto nel 2012 per strada, nel quartiere della capitale dove viveva. “Era vestito con abiti musulmani tradizionali ma non abbiamo parlato molto, sembrava uno zombie, sotto l’effetto di qualche droga“.

Tre minorenni britanniche partite per unirsi all’IsisLa Bbc online ha pubblicato un video delle tre adolescenti britanniche fuggite in Siria, attraverso il confine turco, per unirsi all’Isis in Siria. Il filmato con le nuove immagini è stato ripreso da telecamere a circuito chiuso. Shamima Begum e Amira Abase, 15 anni, e Kadiza Sultana, 16, tre studentesse con alti voti a scuola, sono fuggite da Londra dirette a Istanbul il 17 febbraio scorso. Le immagini mostrano le tre minorenni alla stazione del bus di Bayrampasa, a Istanbul, lo stesso giorno.

Scotland Yard sostiene che le tre si trovino già in Siria e che abbiano incontrato miliziani dello Stato islamico al confine. La Bbc riferisce che le tre ragazze hanno aspettato negli uffici della stazione di due compagnie di autobus prima di prenderne uno diretto a Urfa, vicino al confine con la Siria, il 18 febbraio. Da qui, sono poi salite su un’auto guidata da trafficanti di esseri umani. Il tempo indicato dal video indica che le ragazze sono rimaste in attesa alla stazione dei bus, che si trova sul lato europeo di Istanbul, per 18 ore.

La coordinatrice nazionale della polizia anti-terrorismo, Helen Ball, ai microfoni della Bbc ha spiegato che nell’ultimo anno almeno 22 giovani donne britanniche sono fuggite dalla Gran Bretagna per unirsi ai jihadisti in Siria. Delle donne partite per diventare “spose della jihad”, almeno 18 hanno meno di 20 anni e cinque ne hanno solo tra i 15 e i 16. In totale sono oltre 60 le britanniche che si sono unite all’Isis negli ultimi tre anni.

Isis lascia Derna – La notizia della ‘fuga’ degli uomini dell’Isis da Derna è stata pubblicata in Egitto anche dai quotidiani Al Youm al Saba e Al Watan, citando come fonte la tv araba Al Arabyia. Inoltre la tv egiziana On Tv ne ha informato citando proprie fonti locali da Derna. La città era controllata non solo da uomini dell’Isis, ma anche da forze di Ansar al Sharia, delle quali proprio sabato 28 febbraio l’aviazione libica ha annunciato di aver distrutto alcuni siti. Non è quindi escluso che l’allontanamento dell’Isis dalla città verso vicine regioni montagnose più sicure sia proprio la conseguenza di quei raid aerei e che sia avvenuto anche insieme con elementi di Ansar al Sharia.

A ostacolare l’avanzata dell’autoproclamato Califfato, poi, si aggiunge la crisi economica del movimento. Secondo quanto scrive il Financial Times, diverse sue fonti di finanziamento si stanno ora assottigliando. Una situazione determinata principalmente da carenza di ostaggi da liberare in cambio di cospicui riscatti, defezione di ricchi emiri e comandanti locali e crescenti spese per l’apparato militare.