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Flydubai, ecco le possibili falle della sicurezza aerea e i protocolli unici di Israele

Dai rischi del portellone blindato delle cabina di pilotaggio alle armi a bordo. Tel Aviv impone l'agente armato in equipaggio, ma solo alle compagnie nazionali
Flydubai, ecco le possibili falle della sicurezza aerea e i protocolli unici di Israele
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Il volo Flydubai FZ1073 è atterrato in Arabia Saudita, a Tabuk, scampando al disastro il 30 settembre 2026. Tutte in salvo, le 182 persone a bordo, anche grazie alle gesta del pilota e di componenti dell’equipaggio. Ma le falle sulla sicurezza in volo sono tornate di stretta di attualità. Ad esempio, cosa sarebbe accaduto se il copilota omanita avesse ucciso il comandante del volo, l’indiano Smith Matchachar, asserragliandosi in cabina? Certezze non ve ne sono, le indagini di Israele e degli Emirati Arabi sono in corso. Secondo le autorità di Tel Aviv, l’aggressione è avvenuta con un’arma da taglio. Nessuno esclude la pista terroristica o l’intenzione suicida. Il pilota aggredito è sopravvissuto, conservando l’accesso ai comandi. Ma le conseguenze del portellone bloccato, possono essere devastanti. Parliamo della cabina di pilotaggio, dove i piloti manovrano la cloche.

Cabina di pilotaggio blindata

Nel 2015, ad esempio, il secondo pilota di un volo di Germanwings da Barcellona a Düsseldorf si chiuse all’interno della cabina, da solo, dopo che il comandate ne era uscito momentaneamente. In missione suicida, schiantò l’aereo sulle Alpi francesi vicino Prads-Haute-Bléone: 150 morti. Nessuno a bordo riuscì a sbloccare l’ingresso della cabina per fermare il co-pilota.

Ecco perché, come scrive Repubblica, dal 2003 un rovello coinvolge Università, industria, autorità di sicurezza internazionali: come sbloccare il portellone della cabina, nei casi casi di emergeza? Come consentirne l’apertura a distanza, senza minare e anzi rafforzando la sicurezza? Il disastro dell’11 settembre 2021, con i voli dirottati da Al Qaeda fino allo schianto delle torri gemelli, sollevò la questione: da allora, la cabina è diventata un luogo blindato, accessibile solo ai piloti, gli unici a detenere le “chiavi” di accesso, per scongiurare l’irruzione dei dirottatori.

Solo in un caso l’equipaggio è autorizzato: dopo aver chiamato i piloti con l’interfono, per due volte, senza ricevere risposta. A quel punto, l’indizio di una perdita di coscienza, da parte del pilota in cabina consente il via libera. La soluzione, in apparenza, è un brevetto Boeing: “autopilota non interrompibile”, attivabile da remoto a da componente dell’equipaggio a bordo, in casi di emergenza. Un computer prendo il comando del volo. Nessuna prova di un suo utilizzo concreto. Ma chiudendo una falla, ne apre un’altra: il rischio di un cyberattacco per assumere i controllo a distanza di un aereo.

La rivista Scientific Reports – scrive Repubblica – ha proposto una nuova soluzione informatica nel 2026, firmata da due ricercatori della Università di Selçuk, in Turchia. L’apertura del portellone per accedere alla cabina sarebbe consentita solo in caso di anomalie verificate da un computer: ad esempio assetto del volo, oppure un solo pilota ai comandi. In tal caso un altro pilota, fuori dalla cabina, sarebbe autorizzato a sbloccare il portellone contro la volontà di chi ha le mani sulla cloche.

Le armi in volo

Secondo autorità israeliane il pilota è stato ferito con un’arma da taglio. Con rodate procedure di sicurezza, come è possibile introdurre oggetti contundenti o affilati a bordo di un volo? Secondo gli inquirenti israeliani, è quel che è accaduto sul volo decollato da Dubai con arrivo previsto all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ammesso due ipotesi, nel corso di interviste alle emittenti Usa Cnn e Fox News: “I passeggeri passano attraverso un metal detector, ma non sono sicuro che i piloti lo facciano sempre. Quindi potrebbe aver portato con sé un coltello o un’ascia”, ha dichiarato il primo ministro. In alternativa, non ha escluso la presenza di un’arma a bordo: il copilota “potrebbe aver preso un’ascia dall’equipaggiamento standard dell’aereo. Stiamo verificando, non possiamo ancora trarre conclusioni”. Le compagnie aeree sono generalmente tenute a tenere asce di emergenza nella cabina di pilotaggio per utilizzarle in caso di emergenza, rompendo un finestrino come via di fuga o per aprire un pannello.

Il caso Israele: agenti di sicurezza armati a bordo. Ma solo su voli di compagnie nazionali

Le compagnie aeree di Tel Aviv adottano regole di sicurezza più rigide per prevenire attentati terroristici. Il caso del Boeing 737 MAX 8 della compagnia Flydubai, come scrivono Lazar Berman ed Emanuel Fabian su Times of Israel, è stata la minaccia aerea peggiore negli ultimi 20 anni, per i passeggeri israeliani, ma non certo l’unica. Ecco perché Israele ha adottato accordi di sicurezza aerea unici al mondo, ricorda la testata. Ad esempio: tutte le compagnie aeree israeliane hanno agenti di sicurezza armati a bordo di ogni volo internazionale. Ma gli agenti non possono essere imposti alle compagnie estere. Anche per questo, presumibilmente, Emirates ha sospeso i collegamenti con Tel Aviv commercializzati dal gruppo e operati con voli Flydubai. I protocolli di sicurezza israeliani riguardano principalmente le compagnie nazionali e i voli in partenza dall’aeroporto internazionale Ben-Gurion. Per i voli dall’estero, diretti in Israele, le regole possono esser diverse.

Berman e Fabian sul Times of Israel citano altri episodi drammatici, prima di Flydubai: il 28 novembre 2022, un missile terra-aria prese di mira, mancando il bersaglio, un aereo della compagnia Arkia con a bordo 271 persone, in fase di decollo dall’aeroporto di Mombasa; circa un anno prima, 78 passeggeri e membri dell’equipaggio, per lo più israeliani, persero la vita quando il volo da Tel Aviv a Novosibirsk, in Russia, fu abbattuto per errore dall’aeronautica ucraina; nel 1976, il volo Air France dirottato in Uganda, costò la vita al comandante dell’operazione di salvataggio, Yoni Netanyahu (102 ostaggi su 106 furono liberati).

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