Il ruggito del vecchio leone Michael Keaton o la performance nel segno della disabilità di Eddie Redmayne? O ancora tra i due litiganti godrà Bradley Cooper, il soldatino Kyle dalla mira infallibile protagonista di American Sniper? C’è molta attesa per il premio al miglior attore protagonista degli Oscar 2015 e, si eccettuano le due nomination di Cooper (nel 2013 per American Hustle e nel 2012 per Il Lato Positivo/Silver Linings Playbook), a contenderselo sarà una cinquina di novizi: Steve Carell per Foxcatcher, Benedict Cumberbatch per The Imitation Game, e appunto Bradley Cooper per American Sniper; Michael Keaton per Birdman, Eddie Redmayne per The Theory of Everything.

L’anno scorso l’Oscar andò a Matthew McConaughey per l’interpretazione di Ron Woodroof in Dallas Buyers Club, un ruolo costruito attorno alla storia coraggiosa e vitale di una persona malata, istrionica e inarrestabile nel suo incedere ma pur sempre con un handicap fisico evidente. E come Hollywood spesso insegna i personaggi “marcati” da evidenti problematiche fisiche di salute sono spesso stati preferiti a personaggi con più ordinari problemi psicologici o a grandi interpretazioni giocate su sfumature di carattere o addirittura a ruoli in commedie brillanti. Per questo i bookmakers danno favorito, seppur di poco, ma comunque favorito, il giovane attore inglese che interpreta mimeticamente il matematico Stephen Hawking che fin dal 1963 soccombe alla devastante pervasività dell’atrofia muscolare progressiva.

Eddie Redmayne
Redmayne si cala nella difficile parte con grazia e forza, trasformando il proprio corpo senza effettistica digitale, modificando gradualmente la propria parola e il linguaggio, come perfino lo sguardo. Il 33enne attore londinese ha interpretato 14 film dal 2006, finendo sempre per essere il giovane e fragile figlio di madri ingombranti (la Jolie in The Good Sheperd, Julianne Moore in Savage Grace) per poi non variare coordinate caratteriali più di tanto dal ragazzetto timido e impacciato in Marilyn (2011).

Michael Keaton
Chi potrebbe rimanere a secco, e anche molto rammaricato per la sconfitta, è Michael Keaton. In Birdman di Alejandro Gonzalez Iñarritu, il 63enne attore originario della Pennsylvania offre probabilmente l’interpretazione più completa e convincente dell’intera carriera, grazie al personaggio di Riggan Thomson un attore che vuole cacciare via il fantasma del personaggio di un supereroe che lo ha reso ricco, famoso, ma insoddisfatto, per provare ad apparire un artista con del cervello e della classe mettendo in scena a teatro un’opera di Carver. Un ragionamento d’attore sul cinema e sull’arte che richiama più o meno volontariamente in causa la carriera di Keaton: tenebroso Batman di Tim Burton nel 1989 e ancora nel 1993 con Batman Returns, e ancor prima del supereroe di Gotham City i fan, e soprattutto le fan, lo ricordano spiritoso fantasma in Bettlejuice (1988), sempre con Tim Burton dietro la macchina da presa, notevole successo al botteghino. La bravura di Keaton si è anche potuta rilevare in Cronisti d’assalto di Ron Howard e soprattutto in Jackie Brown di Quentin Tarantino nella parte di un poliziotto arguto e senza scrupoli.

Bradley Cooper
Per Cooper, invece, si tratta dell’ennesima prova tutta muscoli e mascella d’acciaio, da patriottico marines pronto a tutto pur di difendere onore americano e orgoglio personale. L’interpretazione del ruolo di Chris Kyle è più che altro memorabile per il valore di cronaca dello storico personaggio su cui si basa: un vero cecchino della guerra in Iraq che, dopo il rientro in patria e i disturbi post-traumatici da stress, viene ucciso da uno squilibrato ex commilitone ad un poligono di tiro a pochi chilometri da casa.

Steve Carell
Fa piacere vedere sul più alto gradino di Hollywood un attore come Steve Carell. Vero e proprio commediante proveniente dal Saturday Night Live e da successi cinematografici come 40 anni vergine, Carell ha saputo reinventarsi attore a tutto tondo. Il suo miliardario John Eleuthère du Pont in Foxcatcher, il filantropo che reinventò uno spazio tutto suo dove i grandi campioni di lotta Dave e Mark Schultz tornarono ad allenare, racchiude follia e tormento, ghigno e tensione, di un uomo che concluse la sua vita in galera dopo aver ucciso proprio il più anziano degli Schultz nel giardino di casa.

Benedict Cumberbatch
A chiudere il quintetto c’è l’inglese, e fresco buddista, Benedict Cumberbatch. In The Imitation Game interpreta con estrema maestria il crittoanalista Alan Turing: colui che scoprì il linguaggio segreto del codice nazista Enigma, ma che in quanto omosessuale venne perseguitato e portato in tribunale per omosessualità  dalle autorità inglesi (negli anni ’50 in Inghilterra essere gay era reato) finendo per sottomettersi ad un trattamento ormonale per ridurre la libido e al tragico suicidio.