Claudio Lotito è costretto a retrocedere, almeno formalmente. Via la delega alle riforme per il momento, ma la situazione del presidente della Lazio e della Salernitana resta in evoluzione. È successo tutto martedì nel tardo pomeriggio a Palazzo Chigi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio con il numero uno del Coni Giovanni Malagò seduti da una parte, il presidente della Figc Carlo Tavecchio dall’altra. Sul tavolo le richieste del governo, irritato per il contenuto della telefonata tra il dg dell’Ischia Pino Iodice e Lotito che era stato nominato consigliere federale dopo aver costruito l’elezione di Tavecchio. La Federcalcio riceve finanziamenti pubblici dallo Stato attraverso il Coni – è stato il ragionamento di Delrio, già imbarazzato in estate per la gaffe presidenziale su Optì Poba – e non può permettersi una situazione di questo genere che mina la credibilità del sistema. La decisione, però, almeno formalmente, deve prenderla la Figc, in piena autonomia.

Per questo la linea governo-Coni se la intesta Tavecchio, pronto venerdì a prendere le distanze in piena bufera. “Il presidente ha illustrato lo scenario e le sue valutazioni, comunicando che in Consiglio federale di fine mese – ha scritto in serata la federazione – saranno portati in discussione provvedimenti finalizzati a dare nuovo slancio al percorso di riforme già iniziato dalla Figc, assumendosene le responsabilità in prima persona”. Traduzione: via la delega alle riforme che torna nelle mani di Tavecchio dal 27 febbraio. Ma si sussurra che la spinta di Delrio sia stata anche più forte e continui il lavoro ai fianchi per convincere Lotito a dimettersi da consigliere, azzerando oltre alla delega anche la carica federale. Si vedrà. Quella di martedì è tuttavia una giornata di svolta, almeno dal punto di vista formale. Con la Serie A muta e in buona sostanza dalla parte di Lotito, la Lega Pro spaccata ma di fatto per metà a supporto del fronte Lotito-Macalli e le parole di Andrea Abodi (Lega Serie B) e delle componenti tecniche che restano il pensiero forte e chiaro della minoranza, la spinta per ridimensionare il ruolo del presidente della Lazio non poteva che arrivare dall’esterno.

Ma avrà effetti pratici? Lotito non avrà più in mano le chiavi delle riforme e il lavoro del presidente Tavecchio sarà condiviso in un tavolo sul ovviamente l’attenzione sarà altissima. Questo è un passo avanti, ma se l’uomo-ovunque del calcio italiano non verrà costretto a lasciare la poltrona di consigliere la sua presenza in federazione sarà meno tangibile mediaticamente ma comunque incisiva. E nelle assemblee di lega (A e Pro) il ruolo e il potere di Lotito non sono stato scalfiti (se non marginalmente) dalla tempesta scatenata dalla telefonata, sulla quale – oltre alla procura federale – pare che si stia focalizzando anche l’interesse della Procura di Napoli per capire se si configurano reati o meno nelle conversazioni con Iodice, che è tornato a tuonare alla trasmissione La Zanzara. “Lotito ha barattato promesse – ha affermato il grande accusatore del presidente laziale – Ha detto ad alcuni presidenti che avrebbe fatto togliere punti di penalizzazione”. È nel sottobosco della Lega Pro che continua a giocarsi la partita più importante.

Twitter: @AndreaTundo1