La controversia tra “pueblos” locali e governo ecuadoriano, incentrata sullo sfruttamento del sottosuolo amazzonico ai fini dell’estrazione petrolio, rischia di allungare la già nutrita lista dei nemici del Presidente Correa; dopo la stampa, la finanza internazionale, e i medici oppositori dell’art 146 sulla malapratica sanitaria, ora sono gli indios ad accusare il capo di Stato di non rispettare i patti che risalgono al suo iniziale mandato di gennaio 2007.

La tutela dell’ambiente, fonte della cultura e sopravvivenza delle tradizioni indigene, e del turismo, è simboleggiata dal parco nazionale di Yasunì, una delle biosfere principali del pianeta.

Il quale però è anche riserva d’idrocarburi, la cui estrazione è essenziale per mantenere il welfare sociale del Paese. Conflitto d’interesse, esacerbato dal ventilato sgombero della sede Coniae (Confederaciòn de Nacionalidades Indìgenas del Ecuador)

Lo sfratto dei pueblos

Yasunì è forse un antico termine Quichua, vuol dire “terra sacra”.

E’ difatti uno dei siti terrestri nel quale si concentrano le maggiori biodiversità: 150 specie di anfibi, 121 di rettili, 600 di uccelli, 204 di mammiferi, tra i quali tapiri e giaguari. Divide con l’arcipelago delle Galapagos, parte dello Stato, il primato planetario nelle differenziazioni endemiche…Amazanga (foresta pluviale) è anche il territorio di popoli la cui origine risale a 10mila anni fa, come il pueblo Huaorani, maestro ancora oggi della caccia con la cerbottana; i cacciatori si muovono presso che nudi nella giungla.

Per loro sfortuna, il bacino di Yasunì è anche una riserva di crudo nel sottosuolo, che ammonta a circa 800 milioni di barili, con un’entrata netta per lo Stato di 7.2 miliardi di dollari. Correa aveva imposto alle compagnie straniere estrattrici un limite di 500mila barili bpd, onde preservare l’ambiente, su richiesta degli ambientalisti internazionali. In cambio di questa estrazione controllata, l’Ecuador avrebbe dovuto ricevere una compensazione di 3.6 miliardi in 12 anni dalle Nazioni Unite, ma questo patto non è stato rispettato; a detta di Correa, solo il 10% di tali soldi sono arrivati alle casse dell’erario, per cui egli ha dichiarato decaduto l’accordo nel 2013.

L’attuale crollo dei prezzi del greggio, ha costretto l’amministrazione a cambiare i suoi piani, e consentire alla Cina, che è la partner numero uno a livello commerciale, di triplicare l’estrazione. Il petrolio mantiene il Bono de Desarrollo Humano, il programma sociale-base, che destina fondi alla sanità pubblica, la scuola, l’assistenza a ragazze-madri e centri antiviolenza, oltre alle pensioni per anziani poveri e handicappati. Prima di Correa, solo il 7% dei soldi del greggio andava al welfare, oggi questo è finanziato intorno al 60-70%.

Mors tua vita mea, diceva cinicamente il romano antico.

donna indigena ecuadorPerò gli indigeni non ci stanno; tra l’altro, per via del loro spirito di autodeterminazione, solo in minima parte hanno usufruito dei benefici di tali programmi.

La chiusura dell’Università dei Popoli nel 2013, fu un primo campanello d’allarme; i disaccordi sulle modifiche costituzionali riguardo tutela ambientale hanno acceso nuove scintille, che sono sfociate nella richiesta di Correa di restituire l’edificio Conaie, concesso in comodato provvisorio. Una richiesta che comporterebbe lo sfratto del comitato, il quale rappresenta almeno una trentina di etnie, amazzoniche e andine.

L’organo, che tutela tali diritti, la facoltà di esprimersi paritariamente in Quichua e spagnolo, e l’autonomia amministrativa, si troverebbe di fatto esautorato dalle sue funzioni, che risalgono ai primi degli anni ’80.

Ecuador-Germania 1-0

Il grave incidente diplomatico intercorso tra il ministro dell’Ambiente tedesco e il governo ecuadoriano, ha portato all’espulsione di alcuni legislatori teutonici, che volevano incontrare dei gruppi ambientalisti locali, e vede come pietra dello scandalo ancora Yasunì Park. Il gruppo aveva in programma un sopralluogo, per rilevare l’impatto ambientale causato dalle trivellazioni. Correa ha rimandato indietro anche 7 milioni di euro stanziati dalla Germania come contributo ambientalista. Dure le parole del Presidente, che ha detto di non gradire gli stranieri intromettersi nelle faccende interne della politica ecuadoriana.

Ancora più dura la replica tedesca, che ha denunciato la cancellazione visti da parte del governo, come un atto di ostilità internazionale.

Correa alle politiche di due anni fa confermò il suo terzo mandato con il 60% dei consensi. Esattamente un anno fa, perse però le amministrative nelle città più importanti del Paese, tra cui la capitale Quito. Questo tormentone minaccia seriamente i rapporti non solo con le minoranze etniche, ma anche con le nazioni leader di Ue.

Un compromesso va cercato, utilizzando proprio il fattore ambientale, per rigirarlo a proprio favore. Oggi il turismo porta nelle casse dello Stato oltre due miliardi di dollari, ma i visitatori sono prevalentemente sudamericani, specie cileni e argentini. E’ gioco forza sfilarsi da sotto la spada di Damocle del petrolio, che condiziona i giochi politici, e lega la piccola nazione al colosso cinese, così come in passato agli Stati Uniti. Incrementare il turismo internazionale, e ricucire i rapporti con i tedeschi, che sono i primi viaggiatori europei in Ecuador, è un passo fondamentale da percorrere.

Foto credit: © Flavio Bacchetta