La Russia costretta a importare petrolio dopo i raid ucraini sulle raffinerie
La Russia, secondo produttore mondiale di petrolio, ha cominciato a importare carburanti. Ad annunciarlo è stato il vice primo ministro Alexander Novak, responsabile per il settore energetico: “Le importazioni sono già cominciate, e sono state adottate le necessarie regolamentazioni per permettere produzioni aggiuntive di carburanti di standard inferiori, cioè Euro 2, Euro 3 e Euro 4″, ha precisato in un’intervista alla televisione di Stato ripresa dall’agenzia Tass.
La mossa è stata necessaria per far fronte alla carenza sul mercato interno dovuta anche agli attacchi ucraini su diverse raffinerie – che ha comportato una diminuzione della capacità di lavorazione del greggio – e allo stop di alcuni impianti per i regolari lavori di manutenzione. “Ci aspettiamo che un certo numero di raffinerie di petrolio concludano la manutenzione in un prossimo futuro, e che la situazione migliori in modo significativo”, ha aggiunto il vice premier russo. Novak non ha precisato da quali Paesi vengano effettuate le importazioni, ma diversi media ipotizzano che si possa trattare dell’India e del Kazakhstan, oltre che della Bielorussia.
La situazione delle raffinerie ha costretto il governo a vietare le esportazioni di benzina e diesel fino a fine gennaio 2027 al fine di “mantenere stabile la situazione sul mercato interno”. Mentre in molte regioni è stato introdotto un regime di razionamento delle vendite. Lunghe code di automobilisti ai distributori si possono vedere in questi giorni anche a Mosca: alcuni testimoni hanno hanno riferito all’Ansa di avere dovuto aspettare fino a un’ora per poter fare il pieno.
Tass ricorda anche delle dichiarazioni precedenti del vicepremier, secondo cui nel Paese era stata accumulata “una quantità sufficiente di carburante per soddisfare la domanda interna, ma l’ondata di acquisti dovuta al panico ha provocato un incremento della domanda di circa il 20-30%”.