Ecco le richieste dei vari attori del conflitto nel Donbass in vista del vertice di Minsk in programma mercoledì tra Ucraina, Russia, Germania e Francia. Tra i nodi da sciogliere restano l’assegnazione della zona di Debatsevo, ancora contesa tra Kiev e ribelli, l’individuazione di chi pagherà i danni di guerra, ossia la ricostruzione del Donbass, e le forniture energetiche russe, che dal primo aprile torneranno a prezzi insostenibili per Kiev.

Ucraina: tregua, ritiro dei militari russi e forniture di gas
Kiev chiede una tregua immediata basata sugli accordi di Minsk (in particolare per la linea del fronte), il ritiro di tutti i mezzi e i militari russi, la cessazione della fornitura di armi russe ai ribelli, il controllo dei confini con la Russia, la prosecuzione del processo di integrazione alla Ue e alla Nato, aiuti militari con armi letali difensive. Chiede inoltre la garanzia di forniture di gas russo ad un equo prezzo di mercato. Kiev è disposta a concedere un certo grado di autonomia alle regioni russofone orientali ma non in una cornice federalista e vuole vedere riconosciuta la sua integrità territoriale. L’Ucraina vuole infine processare i separatisti che si sono macchiati di gravi crimini.

Russia: autonomia alle regioni dell’Est, no a Kiev nella Nato
Mosca vuole una tregua basata sulle ultime conquiste territoriali dei ribelli e che Kiev dialoghi direttamente con i loro rappresentanti, concedendo alle regioni orientali una larga autonomia, possibilmente in un contesto federalista o comunque tale da garantire un rapporto economico diretto con Mosca e l’Unione euroasiatica. In questa prospettiva devono essere tutelati gli interessi culturali e linguistici, possibilmente a livello costituzionale. Per il Cremlino è fondamentale avere una garanzia sul non ingresso di Kiev nella Nato, quindi si chiede che ripristini la sua neutralità. Si sostiene l’amnistia per i ribelli e l’apertura di inchieste internazionali sui crimini di guerra dell’esercito ucraino. Tra le sue condizioni anche lo scioglimento dei battaglioni di volontari ucraini.

Ribelli: conservazione attuali confini, larga autonomia da Kiev
Sono per una tregua sull’attuale linea di confine, che li vede avanzati rispetto agli accordi di Minsk dello scorso settembre, e per una larghissima autonomia da Kiev, non avendo finora la Russia assecondato la loro aspirazione ad una annessione, sul modello della Crimea.

Ue: tregua immediata, forze di pace ai confini
E’ per una tregua immediata, con un’adeguata zona smilitarizzata lungo il fronte (tendenzialmente è propensa a riconoscere quello attuale) e un controllo della tregua e dei confini russo-ucraini da parte di osservatori o forze di pace. Sostiene l’ipotesi dell’autonomia delle regioni ribelli, ma nel contesto dell’integrità territoriale ucraina. Chiede il ritiro di armi e militari russi. I principali Paesi europei (Germania, Francia, Italia, Spagna, ma anche la Gran Bretagna) sono contrari a fornire armi difensive letali a Kiev. Disponibili invece i Paesi baltici e la Polonia. Tra i Paesi europei, in primis Germania e Francia, prevale la contrarietà a far entrare Kiev nella Nato.

Usa: armi all’Ucraina, ingresso di Kiev nella Nato 
Condivide le richieste europee, ma tiene aperta l’opzione di fornire armi difensive letali all’Ucraina e sostiene il suo ingresso nell’Alleanza Atlantica.