Gonfiavano i prezzi dei progetti finanziati dalla pubblica amministrazione per intascarsi i soldi. Inoltre chiedevano il rimborso a spese fantasma, come 1700 euro per un pranzo consumato in realtà molto tempo prima che il richiedente avesse un incarico pubblico. Il tutto in un “sistema collaudato” che ha portato all’appropriazione indebita di centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici dal 2006 al 2012. È lo scandalo giudiziario che ha travolto la Camera di Commercio di Massa Carrara definita dal procuratore capo Aldo Giubilaro, che ha chiuso in questi giorni le indagini, “un’associazione a delinquere capeggiata dall’ex presidente Norberto Ricci di cui tutti avevano soggezione”.

Uomo di spicco del Pd locale, Ricci nel 2013 era stato anche in corsa alle primarie per la scelta del candidato a sindaco di Massa (poi perse): adesso è accusato di peculato e associazione per delinquere. Con lui, nel registro degli indagati, altri 11 tra membri della giunta dell’ente camerale e di altri enti e associazioni che hanno percepito i contributi senza poi realizzare i progetti. Come la Eams, l’agenzia energetica della Provincia “partecipata” dalla Camera di Commercio e l’Istituto studi e ricerche che è l’azienda della Cciaa che si occupa di studi economici. Fra gli indagati ci sono l’ex direttore della Camera di Commercio Alberto Ravecca, l’ex segretario Alberto Beverini e l’ex direttrice amministrativa Francesca Cordiviola, considerati dalla Procura, insieme a Ricci, i deus ex machina della truffa. A loro viene contestato il fatto di essersi associati per commettere più delitti contro la pubblica amministrazione.

L’inchiesta è partita nel 2010 da una di una serie di segnalazioni che denunciavano presunte irregolarità nella concessione dei contributi pubblici; soprattutto il fatto che a beneficiarne fossero spesso enti e associazioni legate alla Camera di commercio. Le indagini hanno scoperchiato un vaso di Pandora. Sono saltate fuori decine di progetti finanziati, ma mai realizzati o realizzati ma a costi decisamente inferiori di quelli “fatturati”. È il caso, ad esempio del progetto Eams per la costruzione di un impianto fotovoltaico da installare sul tetto del museo del Marmo, costato circa 198mila, ma pagato dalla Camera di Commercio ben 402mila euro. Oltre 200mila euro sarebbero quindi finiti nel nulla.

C’è poi il caso dell’Universitas Mercatorum: 283mila euro fatturati dall’Isr e liquidati dalla Camera di commercio dal 2003 al 2011 a fronte di un servizio costato 10mila euro. A Ravecca poi (non coinvolto nel progetto del fotovoltaico) il procuratore Giubilaro contesta la riscossione dalla Camera di commercio di Imperia (dove è stato commissario dal 2008 al 2010), di 1.700 euro per un pranzo, come dicevamo, consumato molto prima del suo incarico e un altro da 965 euro, anche questo non collegato alla sua funzione. Nel calderone dell’inchiesta è finita anche la promozione a dirigente di Francesca Cordiviola che sarebbe stata agevolata dal segretario generale Alessandro Beverini evitando il concorso pubblico.

Affari sporchissimi quindi, secondo la Procura di Massa che, vista respingersi la richiesta di custodia cautelare in carcere per i 4 indagati “eccellenti” ha fatto ricorso al tribunale del riesame di Genova dicendo che per anni, “hanno spadroneggiato nel mondo chiuso della Camera di commercio rendendosi protagonisti con la spregiudicatezza più assoluta e il disprezzo più totale delle regole di diritto di reati contro la pubblica amministrazione ai fini di arricchimento personale”. Il ricorso è stato respinto perché non ci sarebbero più i presupposti per temere un inquinamento delle prove. In questi giorni, rende noto la Procura di Massa, verranno formalizzate le richieste di rinvio a giudizio.