In sette anni non ha rimborsato neanche un euro ai risparmiatori frodati. Un vero e proprio flop il fondo pubblico per le vittime dei reati finanziari, in cui per legge devono confluire le risorse provenienti da conti dormienti, assegni circolari non incassati, polizze vita prescritte e buoni fruttiferi postali “dimenticati”. Non poteva del resto essere altrimenti: su quel fondo in realtà non viene versato denaro. I soldi girati ogni anno a giugno dalle banche e dalle Poste, infatti, finiscono dritti dritti nella “contabilità speciale dello Stato sui conti dormienti”. E restano a disposizione del Tesoro, che non rende noto l’ammontare delle somme disponibili e, tanto meno, il loro utilizzo.

Ora, poi, per i piccoli risparmiatori si profila un’altra beffa: non solo in cassa non ci sono soldi per indennizzare il parco buoi frodato dalla mala finanza, ma è sempre meno anche il denaro in contabilità speciale per restituire i soldi dei rapporti “dormienti” ai legittimi proprietari che ne facciano richiesta attraverso la società pubblica Consap, visto che gli importi che le banche e le Poste  versano ogni anno al ministero dell’Economia si sono sempre più assottigliati. Così il meccanismo di vasi comunicanti rischia di vacillare: la fonte si sta prosciugando mentre i bacini di raccolta sono già a secco o quasi. Da una parte il capitolo di spesa dello Stato per risarcire le vittime di reati finanziari “non presenta al momento alcuna disponibilità”, come spiegava a fine luglio il sottosegretario all’economia, Enrico Zanetti, in risposta a un’interrogazione presentata dai parlamentari Pd Sara Moretto e Marco Causi. Dall’altra, secondo quanto riferisce una delibera della Corte dei Conti dell’aprile scorso, anche il fondo gestito da Consap ha chiuso il 2012 per la prima volta in disavanzo per 6,3 milioni, dopo i 13,6 milioni di attivo registrati nel 2011. Contemporaneamente le istanze di rimborso si sono moltiplicate: dall’entrata in funzione del fondo nel 2010, le richieste dei titolari di rapporti dormienti che si sono risvegliati hanno superato quota 30mila. E soltanto nel 2012 sono state ben 10mila, tre volte superiori alle stime iniziali del ministero dell’Economia.

Il fondo per il rimborso dei rapporti dormienti gestito da Consap ha chiuso il 2012 in disavanzo. I 10mila risparmiatori che hanno fatto richiesta rischiano di restare a bocca asciutta  

Non resta quindi che chiedersi se il denaro in mano al Tesoro sia sufficiente a rimborsare almeno i titolari di rapporti dormienti che ne abbiano diritto. Difficile avere una risposta chiara dal dicastero di Pier Carlo Padoan che non ha ritenuto opportuno rilasciare alcun commento in merito alla vicenda. In ogni caso la Consap, interpellata da ilfattoquotidiano.it, non ha dubbi: “I rimborsi saranno regolarmente effettuati” grazie ai soldi messi a disposizione di volta in volta dal ministero dell’Economia. Con le debite eccezioni: la legge istitutiva del fondo per le vittime dei reati finanziari è riuscita persino a provocare danni economici a un pugno di risparmiatori. Si tratta dei titolari delle polizze vita “dormienti” prescritte fra gennaio 2010 e ottobre dello stesso anno. Un pasticcio normativo impedisce infatti solo a questi risparmiatori di essere rimborsati beneficiando del termine decennale per presentare la richiesta alla Consap. Per loro vale ancora il termine breve di due anni, nonostante nel 2008 il governo Monti sia intervenuto “al fine di superare possibili disparità di trattamento”.

Secondo l’Adusbef i soldi destinate alle vittime dei reati finanziari sono stati usati “per il salvataggio Alitalia e il finanziamento delle social card”

Insomma: a dispetto del nome, il fondo per le vittime dei reati finanziari non ha consolato affatto i risparmiatori traditi dalla finanza creativa. E in più ha anche lasciato una certa amarezza per l’uso improprio del denaro “dormiente”. “Mi sono battuto a lungo per far partire questa iniziativa a tutela dei risparmiatori, ma, nella realtà delle cose, il fondo è stato poi snaturato”, spiega Elio Lannutti, presidente Adusbef ed ex senatore dell’Italia dei valori, che ricorda come solo fra il 2008 e il 2012  340mila risparmiatori abbiano subito oltre 8 miliardi di danni dai grandi crac della finanza. “I soldi sono stati usati per finalità completamente diverse da quelle inizialmente immaginate – conclude – Come ho evidenziato in alcune interrogazioni sul tema, il denaro del fondo è tornato utile nelle operazioni più svariate: a cominciare dal primo salvataggio Alitalia per finire al finanziamento delle social card. Per i risparmiatori il fondo è stato una vera delusione”. E pensare che la politica con questo strumento avrebbe voluto riconquistare la fiducia delle famiglie dopo i crac Parmalat, Cirio e il salasso dei bond argentini.