Dopo l’esecuzione del pilota giordano Muath al-Kaseasbeh da parte dei militanti dell’Isis, sono ancora una quindicina gli ostaggi che si presume siano nelle mani dello Stato islamico o di gruppi affini che operano tra la Siria e l’Iraq.

Padre Paolo Dall’Oglio scomparso in Siria nel luglio del 2013: 59 anni, gesuita romano, per trent’anni e fino alla sua espulsione nell’estate 2012, ha vissuto e lavorato nel suo Paese d’adozione in nome del dialogo islamico-cristiano.

John Cantlie. Il giornalista britannico che è apparso in diversi video di propaganda del Califfato, prima dalla città siriana di Kobane e poi da Mosul, in Iraq. Il reporter era stato rapito con il collega americano James Foley nel novembre del 2012, poi stato giustiziato dai jihadisti lo scorso agosto.

Una cittadina Usa. La sua identità non è stata rivelata. Si sa però che si tratta di una cooperante di 26 anni, rapita nell’agosto del 2013 mentre faceva la volontaria in Siria per aiutare la popolazione martoriata dalla guerra. Obama ha affermato che gli Usa sono “al lavoro con gli alleati della coalizione per localizzare il luogo” dove è tenuta prigioniera.

Samir Kassab. Un cameraman libanese che lavorava per il canale satellitare Sky News Arabia, sequestrato il 15 ottobre mentre stava lavorando vicino ad Aleppo in Siria.

Ishak Mokhtar. Un reporter mauritano di Sky News Arabia, prelevato il 15 ottobre vicino Aleppo.

Tre operatori della Croce Rossa. Rapiti nell’ottobre del 2013 nella provincia siriana di Idlib. Secondo fonti giornalistiche americane gli autori del rapimento sarebbero miliziani qaidisti che operano nella regione di Idlib al confine con la Turchia, ma di questo non vi sono al momento conferme o smentite ufficiali.

Sette soldati libanesi. Sono stati prelevati lo scorso agosto nella città libanese di Arsal al confine con la Siria.