Incontrai Alessandro Cannavacciuolo, discendente dei pastori di Acerra senza più pecore né futuro, nella sua piccola pasticceria, qualche anno fa. Si era dovuto inventare un lavoro dopo l’abbattimento per avvelenamento da diossine del gregge di famiglia e la morte di alcuni suoi parenti. In questi anni, Alessandro, si è battuto strenuamente contro i fratelli Pellini, ritenuti colpevoli del disastro ambientale che ha avvelenato le fertili terre di Pulcinella. Il giovane sapeva bene a quali rischi si esponeva: non una volta sola gli sono arrivati avvertimenti, intimidazioni, minacce. Ma lui, imperterrito, è andato per la sua strada.

Durante le udienze abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare Maria Cristina Ribera, Pubblico Ministero nel processo “Carosello ultimo atto”: una donna giovane, determinata, onesta, forte della forza che sempre accompagna i giusti. Sapeva, la Ribera, di caricarsi sulle spalle un popolo stanco di soffrire ma deciso ad andare avanti. Sapeva di dover combattere non solo contro camorristi, imprenditori disonesti e colletti bianchi insozzati, ma anche contro il tempo che in quel processo, come in altri, ha giocato un ruolo decisivo.

Anche stavolta, infatti, la prescrizione è riuscita a neutralizzare tante conquiste e fatiche. In particolare ha giovato alla maggior parte degli industriali del Nord Italia indagati quali mandanti dei veleni finiti in Campania. Il processo, però, tra alti e bassi, in questi anni è andato avanti. Seduta dopo seduta. Speranza dopo speranza. Non è possibile che la cattiveria umana abbia il sopravvento. Non è possibile che l’ingiustizia abbia l’ultima parola. Non è possibile che chi avvelenò la terra ieri tornerà domani a fare affari nei panni “puliti” e ipocriti del bonificatore.

Ci sono stati momenti difficili, in cui è arrivato lo sconforto, è vero. Giorni in cui ci sembrava di combattere contro i mulini a vento. Soprattutto quando alla voce dei criminali si aggiungeva quella di persone perbene, di qualcuno che scrive sui giornali, di chi era stato incaricato di portare acqua al mulino di un partito politico in ascesa o in agonia. Di chi doveva difendere vecchi amici sospettai o indagati.

Proprio venerdì scorso, 30 gennaio, il presidente del Cnr, l’ingegnere Nicolais, ha rilasciato un’intervista che ci ha fatto accapponare la pelle: “La puzza mi spaventa più dei rischi per la salute” ha detto. Perciò, secondo lui è “meglio un termovalorizzatore che un impianto di compostaggio”. Già, perché, l’ ingegnere, i fetori non li sopporta. Ma sono cose da dire queste? Possibile che il popolo debba sempre essere costretto a scegliere tra il male e il peggio e non tra il bene e il male? Vuoi la puzza che rovina le tue giornate ma ha meno possibilità di ammalarti, o un inceneritore sovradimensionato che continua a inquinare ma senza fartene accorgere?

Come a Taranto: vuoi l’industria che ti dà lavoro ma anche inquina e uccide, o vuoi rimanere disoccupato e morir di fame? Scegli. E come si fa? Queste sono “domande” orribili, offensive. Disumane. Gli uomini, tutti gli uomini, hanno diritto a lavorare con dignità per vivere, non produrre rischiando la salute e la vita. È possibile tutto questo? Certo che lo è. La nostra gente non vuole inalare più né fetori innocui né veleni profumati. Vuole ritornare a sentire il buon odore dei campi e respirare aria salubre.

Vuole vedere in galera chi, senza pietà, ha avvelenato le proprie terre e lo Stato prendersi la responsabilità delle bonifiche. Con caparbietà, forza, determinazione, Alessandro è riuscito a raggiungere un’importante vittoria. Il piccolo Davide può esultare: anche in appello il gigante Golia, i fratelli Pellini cioè, sono stati riconosciuti colpevoli. Ma, fatto più importante, è che, per la prima volta, da questo processo è emerso il reato di disastro ambientale colposo.

Siamo alla vigilia di un nuovo giorno? Qualcosa sta cambiando? Noi lo speriamo con tutto il cuore. E in questa luce nuova ci piace leggere l’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica al quale, fin da adesso, rivolgiamo l’invito ad avere un’attenzione particolare per la nostra terra e per tutte le “terre dei fuochi”, disseminate per l’Italia.