Stelvio di cemento: arriva un hotel da 15mila metri cubi nel cuore del Parco. Ricorso degli ambientalisti al Tar per fermare la costruzione in mezzo ai boschi
“Rispetta la montagna”. La leggenda racconta che un giorno il padrone del maso di Stallwies, il più alto della Val Martello, prese il fucile e seguì il sentiero per la montagna. Andava dietro a un cervo bianco per cacciarlo, ma quello non la smetteva di salire e l’uomo dietro di lui. Su per valli, canaloni, precipizi. Finché a un certo punto il cacciatore capì che doveva fermarsi. Imparò la lezione: “Rispetta la montagna”, appunto. Chissà se tra sindaci e consiglieri della Val Martello qualcuno ricorda la leggenda che si tramandavano i loro antenati. Siamo ai piedi dell’Ortles, in Alto Adige, nel cuore del Parco dello Stelvio. Proprio qui si trova la zona chiamata Gallenmahd: sono boschi e prati a perdita d’occhio. Eppure il comune di Martello il 25 giugno scorso ha dato il via libera alla realizzazione di un nuovo albergo quattro stelle: 15.650 metri cubi (cioè oltre 5mila metri quadrati di superficie che sarà coperta di cemento) per 120/140 letti e 70 stanze. Senza contare una ‘diga’ anti valanghe lunga 150 metri, larga alla base 40 e alta 12. Non esattamente una costruzione che possa passare inosservata. Siamo a 1.665 metri, persi nei boschi di conifere, e il paese più vicino è a oltre sei chilometri di distanza.
Così nei giorni scorsi un gruppo di associazioni (Mountain Wilderness Italia, Federazione Ambientalisti Alto Adige, Heimatpflegeverband Südtirol, Umweltschutzgruppe Vinschgau e CAI Alto Adige) ha presentato ricorso al Tar. Il punto, dopo l’approvazione da parte del Comune, non è tanto se l’albergo si possa costruire. “La Val Martello – dicono le associazioni – promuove l’immagine di un luogo ancora in gran parte incontaminato, che punta sul turismo dolce. È proprio questo patrimonio che un grande albergo mette a rischio. La domanda non è se a Gallenmahd si possa costruire, ma se sia opportuno farlo”. Ma per portare la questione davanti al Tar serviva un appiglio giuridico. Ed ecco il nodo: “L’area dove si vuole costruire ricade in piena zona rossa per pericolo di valanghe, dove non è possibile edificare”. Ma allora come è stato possibile ottenere il via libera? “Si è prevista la costruzione di un grande vallo che proteggerà dalle valanghe”. Qui si scontrano le diverse tesi giuridiche: le associazioni che hanno proposto il ricorso sostengono che la diga anti valanghe sia in fondo opera accessoria all’albergo.
Qualcuno, intanto, fa notare che non molto lontano nel 1952 era già stato costruito un altro albergo, il Grand Hotel Paradiso della famiglia Fuchs, quella proprietaria della Birra Forst. L’edificio, firmato nientemeno che dal genio dell’architettura Giò Ponti, è da tempo abbandonato e in rovina. Ora l’ultima parola spetta ai giudici amministrativi. Però le stesse associazioni che hanno presentato ricorso ci tengono a precisare: “Noi non ci opponiamo allo sviluppo turistico di Martello. Un comune del parco nazionale ha bisogno di uno sviluppo adeguato alla propria realtà: di piccola scala, nell’esistente, con un reale beneficio locale”. Il punto è che Martello ha tutto il territorio compreso nel Parco, quindi pianificare è difficile. Soprattutto in assenza del famoso Piano del Parco che, fanno notare le associazioni, sarebbe compito della Provincia di Bolzano e che invece non arriva mai. Il sindaco Georg Altstatter spiega: “La possibilità di costruire è prevista nel piano urbanistico del 2000. Quando abbiamo votato il via libera al progetto c’è stata l’unanimità. Capisco le cautele degli ambientalisti, ma abbiamo 15mila ettari di territorio, siamo tra i comuni più grandi dell’Alto Adige, e appena 60mila prenotazioni l’anno. Selva di Val Gardena e l’Alta Badia sono sopra il milione. E io devo pensare ai 900 abitanti del mio paese, devo dare loro lavoro e non devo farli andare via. Oggi si basa tutto sull’agricoltura – le famose fragole – e l’artigianato”.
L’albergo della Val Martello, però, non è l’unico progetto che ha suscitato polemiche in Alto Adige. A Bressanone c’è il progetto per la costruzione del maxi hotel del gruppo Athesia sulla Plose: parliamo di 124 camere, cinque torri per 398 posti letto. A Riscone, ai piedi di Plan de Corones (Brunico) è stato dato il via libera all’ampliamento e alla costruzione di hotel a 5 stelle, tra cui l’hotel Heinz, che passerà da 70 a 142 posti letto. Il comproprietario della struttura, racconta Il Dolomiti, è il sindaco di Brunico, Bruno Wolf. La questione del cemento e degli alberghi da tempo divide l’Alto Adige, una provincia che ha fatto della cura del territorio una delle sue bandiere e delle sue ragioni d’orgoglio. Qui ogni balcone è ornato da gerani, ma negli ultimi decenni si è costruito, e non poco. In provincia di Bolzano viene promosso il turismo di lusso, con tutti gli impatti ambientali, energetici e di risorse naturali che comporta. È la cosiddetta battaglia per i letti freddi, quelli cioè destinati ai turisti e non agli abitanti. In alcuni paesi delle Alpi, soprattutto in Piemonte, si arriva fino al 90 per cento del totale. In Alto Adige si era deciso di porre un tetto, ma dal 2019 la corsa non si è fermata: si è passati da 230mila a 240mila posti letto in strutture ricettive (con 38 milioni di pernottamenti complessivi all’anno nella sola provincia di Bolzano).
Insomma, in discussione c’è l’intero modello economico. È il tema del turismo che porta da vivere, ma rischia di soffocare la stessa montagna che lo attira. L’equilibrio è molto fragile e non riguarda soltanto il cemento. Proprio sabato a Trento si terrà un convegno sullo sviluppo di nuove vie ferrate. E anche qui si confrontano opinioni opposte, tra chi chiede di realizzarne di nuove e chi invece sostiene che aprirne di altre renderebbe ancora più massiccio l’assalto alla montagna. Forse la vecchia leggenda raccontata in Val Martello sul padrone del maso di Stallwies che insegue il cervo bianco è stata dimenticata.