Due banche greche hanno fatto richiesta alla Banca di Grecia per attingere al sistema di liquidità di ultima istanza (Emergency liquidity assistance, Ela). Si tratta di una misura di emergenza prevista dall’Eurosistema, che permette alle singole banche centrali nazionali di erogare denaro a un istituto temporaneamente in difficoltà. Secondo indiscrezioni apparse sulla stampa greca si tratta di Eurobank e Alpha Bank, che avrebbero bisogno di cinque miliardi di euro. Il motivo? In vista delle elezioni del 25 gennaio, sul mercato sta salendo la tensione. Il valore delle obbligazioni da dicembre è crollato e i correntisti hanno ritirato in un solo mese liquidità per oltre 3 miliardi di euro. A peggiorare la situazione ci ha pensato l’altro improvviso colpo subito giovedì dagli istituti ellenici: la caduta libera dell’euro dopo la decisione della Banca nazionale svizzera di non contrastare più la rivalutazione del franco rispetto alla moneta unica. Secondo le stime della Banca Centrale Ellenica questa mossa ha comportato una perdita compresa tra 1,5 e 2 miliardi di euro di liquidità all’interno nel sistema. Sullo sfondo c’è il fatto che al momento 3 miliardi di euro di obbligazioni greche sono in mano ad investitori stranieri, che potrebbero non rinnovarle. Inoltre appena due settimane fa il numero uno della banca centrale greca nonché ex ministro delle Finanze, Ioannis Stournaras, ha dato l’allarme comunicando che le risorse rimaste in cassa sono sufficienti per tirare avanti solo fino al 29 febbraio. Diretta conseguenza del fatto che l’ultima tranches da sette miliardi che la troika avrebbe dovuto girare ad Atene lo scorso 31 dicembre è stata congelata in attesa del responso elettorale.

Sono stati il deflusso di depositi e la conseguente contrazione della liquidità, comunque, i fattori principali che hanno accelerato il ricorso all’Ela. Normalmente una banca chiede questo tipo di “assistenza” quando non dispone di sufficienti garanzie per accedere ai prestiti ordinari dell’istituzione di Francoforte. Ma c’è un prezzo – salato – da pagare. Ela presta infatti ad un tasso molto più alto rispetto a quello applicato al finanziamento di base: 1,55% contro 0,05%, ben trentuno volte di più. Non solo: la situazione, in attesa del pronunciamento della Bce che si esprimerà sulla richiesta solo il prossimo mercoledì, rischia di degenerare ulteriormente. Secondo il sito web Newsit.gr l’annuncio di venerdì mattina ha infatti innescato una corsa agli sportelli di cittadini che vogliono prelevare i propri risparmi temendo che prima o poi (come avvenuto nel marzo 2013 a Cipro) i prelievi verranno bloccati.

In ambienti finanziari si è diffuso il rumor che a causa della situazione politica incerta la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) ha congelato alcuni finanziamenti già promessi alla Grecia, come quelli relativi ai tre termovalorizzatori che saranno costruiti in Attica. Tra l’altro Atene aveva fatto richiesta proprio alla Bers di altri fondi ai primi di novembre, senza avere la cognizione che, solo un mese dopo, la situazione politica avrebbe portato rapidamente alle urne e quindi a una maggiore prudenza degli istituti finanziari. Oltre a innervosire le Borse.

Intanto in rete inizia a circolare la notizia – diffusa dalla candidata Rachel Makri – che Syriza una volta al governo potrebbe stampare denaro: si chiama Rachiliariko, una nuova banconota in dracme con stampato sopra il volto dell’eroina nazionale Laskarina Bouboulina. La foto è già diventata virale sui social media.

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