Neanche il tempo per Giorgio Napolitano di dimettersi da presidente della Repubblica e già le opposizioni chiedono di fermare i lavori in Aula sulle riforme. La richiesta è arrivata durante la conferenza dei capigruppo a Montecitorio, ma è stata respinta dalla maggioranza. “Non si può cambiare la costituzione senza il suo garante”, hanno detto i 5 Stelle. Una idea che però contrasta con il piano di Matteo Renzi: il presidente del Consiglio e leader Pd spinge infatti per avere l’approvazione della Camera della riforma del Senato e a Palazzo Madama della legge elettorale. Il tutto entro la prima convocazione del Parlamento in seduta comune il 29 gennaio prossimo.

La presidente Laura Boldrini si è detta pronta ad ascoltare in Aula le opposizioni, ma loro rilanciano promettendo ostruzionismo: “La maggioranza tira la corda, da qui al 29 gennaio le riforme non le porteranno a casa”, ha detto il capogruppo grillino Andrea Cecconi. “Non si possono approvare riforme costituzionali senza un garante che vigili sull’operato del Parlamento”. Per Arturo Scotto, presidente dei deputati di Sel, si tratta di un “irresponsabile irrigidimento del governo e del ministro Boschi” e annuncia che “ci riserveremo di decidere quale sarà l’atteggiamento da tenere in aula di fronte a una forzatura incomprensibile e inaccettabile”. Secondo Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, invece, “si vuole indebolire il futuro capo dello Stato, impedendogli di vigilare sulle riforme”.

Intorno alle 14.15 i lavori della conferenza dei capigruppo della Camera sono stati sospesi per venti minuti per permettere ai presidenti di trovare un accordo. La presidente Laura Boldrini, secondo quanto riferito, ha spiegato che sul piano giuridico e costituzionale non ci sono precedenti per cui la Camera debba fermare la sua attività legislativa, ma sul piano politico ha rimesso la decisione ai gruppi parlamentari. Il presidente del gruppo di Fi Renato Brunetta ha invitato i colleghi a una riflessione sull’opportunità di rinviare l’esame del ddl Boschi. La maggioranza ha respinto la richiesta.

Stesso scontro anche a Palazzo Madama. “Abbiamo sollecitato”, ha spiegato la capogruppo di Sel Loredana De Petris, “la presidente vicario del Senato, Valeria Fedeli, a fissare un incontro immediato volto a stabilire la sospensione dei lavori parlamentari sulla legge elettorale, così come è già stato richiesto peraltro da alcuni capigruppo della Camera alla presidente Boldrini. Considerando la fase molto delicata, tanto sul piano istituzionale quanto su quello politico avviata oggi con le dimissioni del presidente Giorgio Napolitano, ci sembra doveroso evitare che temi fondamentali come legge elettorale e le riforme istituzionali si intreccino con le trattative sottobanco per individuare il nuovo capo dello Stato”.

Intanto in mattinata a Montecitorio era ripreso dall’articolo 1 (sull’elezione del nuovo Senato) l’esame in aula del ddl Riforme. I lavori stanno proseguendo a rilento e, in due sedute, l’assemblea ha esaminato poco più di 30 emendamenti (a fronte dei circa 1300 presentanti). A rendere difficili i lavori soprattutto l’ostruzionismo delle opposizioni: M5s, Lega Nord, Sel e i frondisti di Forza Italia sono intervenuti su tutte le proposte allungando di fatto l’esame. Visto il contingentamento dei tempi, deciso dalla conferenza dei capigruppo, già la prossima settimana si procederà più speditamente visto che i gruppi avranno meno tempo a disposizione per intervenire.