Miglior film drammatico, miglior regia a Richard Linklater e miglior attrice non protagonista Patricia Arquette: consegnando tre massimi premi al magnifico Boyhood, i Golden Globe 2015 scelgono di celebrare la vita nella sua straordinaria quotidianità. È questa, infatti, la pellicola che raccoglie il maggior numero di riconoscimenti da parte della Foreign Press Association, che stanotte ha scelto i suoi favoriti tra il cinema e le serie tv. Già premiato a Berlino 2014 per la regia, Boyhood si caratterizza per l’unicità realizzativa, ovvero nell’arco di 12 anni in cui accompagna la crescita di un ragazzo, dai 6 ai 18 anni, cioè dall’infanzia alla giovinezza.

Indiscusso capolavoro ad oggi del regista texano Linklater – incredulo dei suoi premi – Boyhood ha fatto pendant col film designato quale Miglior commedia/musical, ossia il surreale The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, anch’egli texano ed anch’esso già consacrato dalla Berlinale col Gran Premio della Giuria. Meno sorprendente del suo “parallelo” vincitore della categoria “Drama”, il lungometraggio di Anderson manifesta comunque l’intelligente coerenza creativa di un autore indubbiamente originale.

Entrando nelle categorie delle performance cinematografiche, oltre alla Arquette a trionfare sono stati: Julianne Moore (miglior attrice protagonista drammatica per Still Alice) che si candida con merito e decisione al suo primo Oscar, il giovane Eddie Redmayne (miglior attore protagonista drammatico per La teoria del tutto, film vincitore anche per la colonna sonora) assolutamente mimetico nei panni del fisico Stephen Hawking, Amy Adams (miglior attrice protagonista brillante per Big Eyes di Tim Burton) che merita il premio più del deludente film che interpreta, Michael Keaton (miglior attore protagonista brillante per Birdman di A. G. Iñárritu, pellicola premiata anche per la miglior sceneggiatura) giustamente favorito dai pronostici e J.K. Simmons (miglior attore non protagonista) per Whiplash.

Senza alcuna candidatura italiana, nella cinquina per il Miglior film in lingua straniera a trionfare è stato fuori da ogni previsione il russo Leviathan (concorrente a Cannes dove vinse per la sceneggiatura) del talentuoso Andrej Zvjagincev. Il favorito era il polacco Ida, che comunque resta in pole position per l’Oscar. Le premiazioni per il cinema hanno infine trovato un momento di pura celebrazione con la standing ovation attribuita a George Clooney al suo primo riconoscimento “di livello” alla carriera: il Cecil DeMille Award per un artista giudicato “sempre autentico, una rara combinazione di talento e umanità”. Pronunciando l’ormai planetario “Je suis Charlie”, l’attore/regista non ha mancato di ricordare la monumentale Marcia pacifica tenutasi ieri a Parigi e le vittime degli orribili attentati terroristici.

Quanto alle categorie televisive, i Golden Globe 2015 hanno concentrato i propri riconoscimenti soprattutto sulla serie tv Fargo (miglior miniserie e miglior attore protagonista a Billy Bob Thornton), chiaramente ispirato all’omonimo film dei fratelli Coen e tuttora in programmazione su Sky Atlantic, che peraltro ha trasmesso in diretta (per la prima volta in Italia) la cerimonia dei Globi. Come miglior attrice di una miniserie è stata premiata Maggie Gyllenhaal per The Honorable Woman mentre Ruth Wilson è stata scelta quale miglior attrice per The Affair, programma insignito del Golden Globe anche come miglior serie tv drammatica. Dopo ben 8 candidature e nessun Globe, finalmente anche Kevin Spacey (miglior attore serie tv drammatica) ha ricevuto il suo premio grazie alla convincente interpretazione in House of Cards. A chiudere i principali Golden Globes televisivi è stato il premio alla miglior serie tv commedia / musical andato a Transparent. A bocca asciutta è rimasta la serie tv già cult True Detective che godeva di tre candidature “pesanti”.