Pippo Inzaghi prima o poi dovrà chiedersi se davvero il Milan può andare in Champions League giocando come l’ultima delle provinciali, senza punte di ruolo o idee offensive, puntando solo su difesa e contropiede. L’1-1 di ieri contro il Torino è un risultato bugiardo e lusinghiero per i rossoneri, che nel corso del match non hanno mai tirato in porta, se si eccettua il calcio di rigore con cui Menez sembrava aver spianato la strada in avvio, poi pareggiato da un colpo di testa di Glik nel finale. E Alessio Cerci, grande ex della serata, ha trascorso in panchina la sua prima in rossonero: non era partita per i suoi guizzi, semplicemente perché non è stata partita per il Milan. Della trasferta dell’Olimpico sono da salvare solo il risultato (almeno in parte positivo) e la capacità di difendersi da squadra pure in dieci uomini. Per il resto, il passo indietro, sul piano della classifica ma soprattutto del gioco, è evidente.

La colpa non è solo dell’espulsione a fine primo tempo di un De Sciglio sempre più involuto, asfaltato in corsia dal compagno di nazionale Darmian. Perché il monologo del Torino è durato davvero novanta minuti, dal primo all’ultimo secondo della gara, interrotto solo dall’errore di Glik che causa il penalty al terzo minuto. La partita dei rossoneri è tutta nel guizzo con cui Jeremy Menez si procura il rigore, netto per l’evidenza e l’ingenuità del fallo più che per la sua entità. Di lì in poi sul terreno di gioco si è vista una sola squadra. E l’inferiorità numerica è stata la conseguenza naturale, non la causa del dominio granata. Già prima i padroni di casa avevano collezionato palle gol in serie con una reazione decisa: una gran parata di Diego Lopez su Quagliarella, un palo di testa di Darmian, almeno tre occasioni in mischia in mezzo all’area.

In undici il Milan aveva sofferto tanto, in dieci paradossalmente ha rischiato meno, rinunciando a qualsiasi velleità offensiva. Anche i cambi di Inzaghi hanno detto molto sull’atteggiamento della squadra: i primi due puntavano solo ad evitare danni ulteriori, con Niang (lanciato titolare dopo mesi di panchine e tribune) e Muntari (inferocito all’uscita dal campo) sostituiti pochi minuti dopo esser stati ammoniti. Col terzo (Alex al posto di Menez) il tecnico ha addirittura chiuso senza punte in campo, schierando un inedito 5-4-0 che poche volte si è visto in Serie A. “Pensavo fosse fatta”, ha spiegato poi nel dopo partita. In realtà mancava quasi un quarto d’ora al termine, tempo sufficiente al Torino per trovare il meritatissimo pareggio con un’incornata di Glik, bravo a farsi perdonare l’errore iniziale.

Come già nel turno dell’Epifania contro il Sassuolo, il Milan si è fatto rimontare dopo esser passato subito in vantaggio, giocando male e subendo l’ennesimo gol su calcio piazzato. Stavolta è riuscito a non perdere e strappare un pareggio, soprattutto per i limiti dell’avversario. I soli tredici gol fatti in campionato, di cui sette firmati da difensori e cinque dal capitano Glik, testimoniano la sterilità offensiva dei granata, che anche ieri hanno vanificato con l’imprecisione sotto porta una prestazione convincente. Ventura aspetta rinforzi dal mercato. E probabilmente anche Inzaghi, magari in altri reparti che non siano l’attacco, dove è già arrivato Cerci e potrebbe aggiungersi Mattia Destro, ma in panchina ci sono già El Shaarawi e Pazzini. Mentre di qualità in difesa e a centrocampo se ne vede poca, di idee di gioco sempre meno (e questo non dipende solo dai componenti della rosa). Intanto il 2015 dei rossoneri è cominciato nel peggiore dei modi: appena un punto in due partite. E una figura davvero magra contro il Torino.

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