Slittata al 2016 l’attesa privatizzazione, le Ferrovie dello Stato sono comunque chiamate a contribuire al buon andamento dei conti pubblici. Così il governo, tra le pieghe dei 15 articoli del decreto Milleproroghe varato alla vigilia di Natale, ha infilato un comma con cui si stacca una maxi cedola da 100 milioni di euro a valere sul bilancio delle controllate del gruppo che fa capo al ministero dell’Economia. Non solo: la prima tranche è retroattiva, perché 40 milioni sono a valere sull’esercizio 2014.

E per versarli l’amministratore delegato Michele Mario Elia ha solo una manciata di giorni: il “contributo” deve essere infatti versato nelle casse dello Stato entro il 10 gennaio. In autunno, poi, la seconda scadenza: prima del 30 settembre 2015 le Ferrovie – che hanno chiuso il 2013 con ricavi per 8,3 miliardi di euro, un risultato operativo di 818 milioni e utili per 460 milioni – dovranno di nuovo passare alla cassa e devolvere 60 milioni sull’altare del contenimento della spesa.

Il Milleproroghe introduce il nuovo contributo aggiungendo un comma a uno degli articoli del “decreto Irpef“, quello dell’aprile scorso con cui è stato varato il bonus di 80 euro in busta paga. Tra le altre disposizioni per la “sobrietà dell’amministrazione” e l’efficienza delle uscite pubbliche, quella legge prevedeva che tutte le partecipate dello Stato dovessero ridurre i costi operativi di un minimo del 2,5% nel 2014 e del 4% nel 2015 e distribuire agli azionisti “un dividendo almeno pari ai risparmi di spesa conseguiti”. Ma dalla novità erano esplicitamente escluse le “società per le quali alla data di entrata in vigore del presente decreto risultano già avviate procedure volte ad una apertura ai privati del capitale”. Come le Fs, la cui privatizzazione attraverso la quotazione in Borsa del 40% del capitale la primavera scorsa era data per imminente.

Peccato che poi il Tesoro e il ministero dei Trasporti abbiano preferito congelare il dossier. La selezione degli advisor (le società che accompagneranno l’operazione come consulenti) è quasi conclusa, ma per l’effettivo sbarco a Piazza Affari l’amministratore delegato ha individuato come orizzonte il “primo semestre 2016”. Di qui la decisione di chiedere nel frattempo un contributo aggiuntivo alla società. Che, dopo la decisione dell’Authority dei trasporti di novembre, dovrà rinunciare anche al 37% dei pedaggi incassati dai treni che passano sulla rete ferroviaria italiana che fa capo alla sua controllata Rfi.