Cos’è una rivoluzione? Troppo facilmente questa parola evoca in noi immagini violente e traumatiche, anche se non tutte le rivoluzioni implicano necessariamente uno spargimento di sangue, non tutte sono causa di morti e tumulti vari. Quella ad esempio messa in atto in Venezuela da Josè Antonio Abreu, politico e musicista venezuelano, si tratta di una vera e propria rivoluzione pacifica destinata fin dai suoi esordi a mutare radicalmente interi strati del tessuto sociale nazionale. El Sistema, nome di questa metodologia pedagogico-musicale rivolta a giovani e giovanissimi appartenenti alle classi sociali svantaggiate, viene inaugurato nel 1975 e riesce, nel giro di qualche decade, a raggiungere risultati a dir poco sorprendenti: oltre 125 orchestre e cori giovanili, 30 orchestre sinfoniche e, ad oggi, 350.000 studenti organizzati in 180 nuclei operativi su tutto il territorio venezuelano. Numeri da capogiro insomma, specie se si considera il fatto che sono oltre 2 milioni i bambini educati nel tempo attraverso questo sistema, bambini sui quali sono stati condotti studi in grado di correlare sia l’incremento della partecipazione scolastica che il sensibile calo della delinquenza giovanile a questo specifico iter pedagogico-musicale.

El Sistema, nome di questa metodologia pedagogico-musicale rivolta a giovani e giovanissimi appartenenti alle classi sociali svantaggiate, viene inaugurato nel 1975 e riesce, nel giro di qualche decade, a raggiungere risultati a dir poco sorprendenti

Numeri che non sarebbero stati mai possibili se non ci fosse stato l’impegno più che attivo del governo venezuelano, come si evince dalle parole dello stesso Abreu: “Ho chiesto i soldi allo Stato. Li ho sempre ottenuti. Nessun governo mi ha fatto mancare il suo sostegno”. Altisonanti sono i nomi di diversi fra i musicisti allevati con El Sistema e salvati così dal triste destino dei barrios, quelle baraccopoli venezuelane dove i tassi di criminalità toccano livelli inauditi e l’assenza di qualsivoglia tipo di servizio è vissuta come assoluta normalità. Nomi come Natalia Luis-Bassa, Gustavo Dudamel e Diego Matheuz (tutti direttori d’orchestra affermati e conosciuti a livello mondiale), Edicson Ruiz (già a 16 anni membro dell’Orchestra Academy della filarmonica di Berlino), e molti altri ancora. Intanto El Sistema ha viaggiato in giro per il mondo diffondendosi in diverse altre nazioni, luoghi come Spagna, India, Stati Uniti e, infine, anche in Italia.

El Sistema italiano (Sistema Orchestre e Cori Giovanili e Infantili in Italia Onlus) è una realtà operativa a tutti gli effetti, con oltre 45 nuclei operativi su tutto il territorio nazionale e ben 14 regioni coinvolte

Era stato proprio Claudio Abbado ad annunciarne l’arrivo nel 2010 e oggi El Sistema italiano (Sistema Orchestre e Cori Giovanili e Infantili in Italia Onlus) è una realtà operativa a tutti gli effetti, con oltre 45 nuclei operativi su tutto il territorio nazionale e ben 14 regioni coinvolte. Sono già più di 8.500 i bambini e i ragazzi italiani che vengono educati con questo sistema, giovani che arrivano nella maggior parte dei casi da situazioni di disagio o povertà e che attraverso l’educazione gratuita alla musica cercano una via per riscattare la propria condizione. Un ritorno alle origini insomma per il nostro paese che già nei secoli tra XIV e XV usava educare i bambini degli orfanotrofi di pubblica pietà a mestieri vari, tra cui quello del musicista, proprio al fine di preservarli, o meglio ancora “conservarli” (da cui l’origine della parola che designa i nostri istituti musicali di alta formazione, i conservatori) dai pericoli della strada. Una funzione questa che nel tempo si è venuta progressivamente perdendo e che oggi torna da lontano per riconvertire, almeno in parte, lo strumento musicale ai fini dello scopo sociale, in orchestre che ora più che mai diventano modello per una società che dona spazio a tutti e non lascia indietro nessuno. Poche parole, molti fatti. El Sistema è una via, basta percorrerla.