Avevano creato un sistema di tangenti sulle tasse sui rifiuti. L’indagine che ha portato all’arresto, giovedì mattina, di quindici persone, tra cui quattro dipendenti dell’Ufficio Tributi di Palermo, ha fatto emergere “un avvilente e inquietante spaccato di corruzione, sviluppatosi all’interno del Comune del capoluogo siciliano, dove un manipolo di impiegati, tra cui un funzionario, si era stabilmente associato allo scopo di commettere una pluralità indeterminata di reati, truffe in danno della Pubblica amministrazione, falso ed ogni altro reato che si rendesse strumentale al mercimonio della pubblica funzione”.

Gli investigatori della Polizia di Stato hanno descritto così il giro di bustarelle. I dipendenti dell’Ufficio imposte riuscivano ad alterare la posizione dei contribuenti. Antonino Clementi, commercialista delle suore Teatine, per esempio, avrebbe pagato una tangente per avere uno sconto sul pagamento della tassa rifiuti sull’Istituto religioso Villa Nave a una persona interna all’ente. È finito anche lui in manette.

Per le casse comunali è stato stimato un danno di diverse centinaia di migliaia di euro. I provvedimenti, quattro in carcere e dodici ai domiciliari, sono stati emessi dal gip del Tribunale di Palermo, Angela Gerardi. Oltre al funzionario, Cesare Pagano, e ai dipendenti comunali,  Antonino Borsellino, Gaspare Tantillo e Ida Ardizzone, tra gli arrestati figurano anche imprenditori, commercianti e medici. Gli arrestati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, istigazione alla corruzione, truffa e falso materiale.

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha sottolineato che i dipendenti coinvolti sono stati allontanati lo scorso aprile e che è stata la stessa amministrazione comunale ad aver segnalato il caso agli inquirenti. “Il Comune – ha detto Orlando – si costituirà parte civile al processo”.