“The young neo-fascists must be innocent”, “I giovani neo-fascisti devono essere innocenti”. Si chiude così, con un riferimento ai due condannati per la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, la lettera del terrorista Carlos indirizzata all’avvocato Gabriele Bordoni lo scorso agosto e ora acquisita dal giudice. E lo stesso Bordoni martedì 16 dicembre ha consegnato quella lettera manoscritta, che indica i responsabili dell’esplosione in “Gladio” e nell’“intelligence militare statunitense”, al giudice per le indagini preliminari Bruno Giangiacomo. Il gip di Bologna a giorni deciderà infatti sulla richiesta di archiviazione presentata lo scorso 30 luglio dal sostituto procuratore Enrico Cieri che per anni, assieme al procuratore capo Roberto Alfonso, ha indagato sulla cosiddetta pista palestinese.

Secondo questa teoria, scaturita una decina di anni fa da un dossier della commissione parlamentare Mithrokin, i colpevoli di quell’eccidio sarebbero stati da ricercare non nella destra neofascista, bensì nel terrorismo palestinese dell’epoca e tra uomini del gruppo del terrorista Carlos, che con i palestinesi del Fplp (Fronte popolare della Palestina) aveva collaborato a lungo. A innescare la rappresaglia contro l’Italia sarebbe stato l’arresto di Abu Anzeh Saleh, un importante terrorista del Fplp. Un arresto, quello di Saleh, che avrebbe infranto il (mai provato) lodo Moro: quello per cui l’Italia sarebbe stata risparmiata dagli attentati solo se si fosse dimostrata morbida con i militanti armati della causa della Palestina che agivano nella penisola. La presenza accertata a Bologna il 2 agosto 1980 di un ex terrorista tedesco di estrema sinistra, Thomas Kram, esperto di esplosivi e considerato vicino a Carlos (ma la circostanza è smentita dalle indagini della Procura), e la presenza (mai provata) di una terrorista polacca, Margot Crista Froelich, erano per i sostenitori della pista palestinese le prove che non ci fosse l’estrema destra dietro la bomba che uccise 85 persone e ne ferì 200, ma i terroristi arabi o filo-arabi. Una tesi che però, secondo il pm Cieri, non regge e non è suffragata da prove. Peraltro lo stesso Carlos interruppe la sua collaborazione coi terroristi del Fplp nel 1976, 4 anni prima del 2 agosto a Bologna. Per questo l’accusa di strage per cui erano indagati sia Kram che Froelich secondo la Procura va archiviata.

Eppure lo stesso Carlos, che non è mai stato indagato per la strage, ora torna a farsi sentire. Alcuni anni fa disse la sua sulla strage del 2 agosto, collegandola, ma in un certo senso ‘a rovescio’, alla pista palestinese: dietro la strage secondo la sua versione di allora ci sarebbe stata una reazione degli Stati Uniti e del Mossad, il servizio segreto israeliano. Motivo: la disponibilità che i governi italiani (con il lodo Moro) avrebbero dimostrato nei confronti dei palestinesi. Ora Carlos cambia il tiro e, riferendosi ai responsabili, parla della organizzazione segreta paramilitare che avrebbe dovuto ‘proteggere’ l’Italia da una eventuale invasione da parte del blocco sovietico: “Penso che la strage di Bologna sia di Gladio e dell’intelligence militare degli Stati Uniti”, scrive nella lettera all’avvocato Bordoni. Il pm Cieri, che in udienza ha chiesto la inammissibilità della lettera, nella sua richiesta di archiviazione aveva fortemente criticato la genuinità delle parole di Carlos su Bologna: “Il contributo informativo di Carlos (…) è apparso contraddittorio, grossolano, confuso e al fine irrilevante, in parte frutto non di proprie conoscenze dirette ma di notizie apprese”.

L’udienza davanti al Gip era stata fissata anche in seguito all’opposizione proprio dell’avvocato Bordoni, in rappresentanza degli eredi di Paolo Signorelli e dell’Associazione per la giustizia e il diritto Enzo Tortora Onlus. Signorelli, per decenni militante di estrema destra deceduto nel 2010, fu imputato nel processo per la strage, poi assolto dopo aver passato ingiustamente diversi anni in carcere. L’opposizione dell’avvocato Bordoni non è contro l’archiviazione degli ex terroristi, ma per chiedere che non sia abbandonata l’indagine e per approfondire “l’altra ipotesi investigativa proposta da Carlos”, che andrebbe, secondo il legale, nuovamente sentito.

Sempre in vista dell’udienza, una memoria è stata presentata al Gip dall’ex parlamentare di Alleanza nazionale Enzo Raisi, dal giudice Rosario Priore e dal giornalista Gabriele Paradisi. I tre, oltre a dirsi contrari all’archiviazione, chiedono tra l’altro di acquisire le carte sul rapimento dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo, avvenuto in Libano nel settembre 1980. Tra le carte, a loro avviso, potrebbero esserci le prove del lodo Moro.