A lamentarsi per la diffusione dei Suv si fa la figura dei nostalgici reazionari. È come rimpiangere la tv in bianco e nero, il telefono a gettoni o la vita prima di Facebook. Si passa per retrogradi, per quelli del “si stava meglio quando si stava peggio”. Il progresso mica lo puoi fermare, quindi è meglio adeguarsi in fretta. Eppure, in un gregge di automobilisti amanti della guida rialzata, delle carrozzerie così ipertrofiche che sembra di stare in un dirigibile degli anni Trenta e degli assetti “guado-ready”, sopravvive qualche pecora nera. È un piccolo gruppo di “talebani dell’auto” e anche io, confesso, ne faccio parte.

Mercedes Suv

Fosse legale andremmo in giro per strada col go-kart, passando non di fianco ma proprio sotto ai Suv! Ma soprattutto per sedere a due dita dall’asfalto, per sentire le vibrazioni sul volante, per avere un filo diretto col motore e per ascoltarlo urlare a ogni regime.

È la bellezza della guida, di quella pura, di contatto e di concetto, senza bisogno di raggiungere velocità siderali per assaporarla. Chi ha guidato una A 112 Abarth, una Peugeot 205 Rallye o una Mazda Mx-5 prima serie sa di cosa parlo. Vetture leggere, con meno di 100 Cv ma dirette e comunicative come solo un’auto sportiva sa essere. Anche poco sicure e confortevoli, certo, ma appartenenti a un’altra epoca, attrici di un grande spettacolo in cui la sicurezza non recitava nemmeno tra le comparse. A questo proposito, sfatiamo un mito. Le automobili di oggi non sono noiose per colpa delle norme e delle leggi, lo sono perché è il cliente che le vuole così. E il cliente è sacro. Del resto, le case costruttrici mica devono educarlo, a loro interessa dargli quello che desidera, possibilmente facendogli spendere un bel po’ di soldi.

Il traffico ti stressa? Siediti più in alto e lo dominerai! Hai paura degli incidenti? Eccoti un’auto più grossa, che ti darà sicurezza! Passi due ore al giorno in coda? Ti alzo il tetto e te lo faccio di vetro, così ti sentirai meno oppresso e vedrai più luce. Semplice, no? Peccato che tutte queste caratteristiche siano l’esatto contrario di quelle di una sportiva e delle auto di una volta.

Prima del 1984 e della Renault Espace i monovolume non esistevano mica e i primi Suv sono arrivati solo nel 1988. D’accordo che non bisogna fare i reazionari, ma proprio non ce la faccio a preferire una crossover a una classica compatta. È così, sono anacronistico. Lo dimostra anche la mia auto preferita (del mondo possibile) quella Toyota Gt 86 che è uno dei flop più belli della storia, nel senso che è tanto amata da noi “talebani” quanto ignorata da tutti gli altri. Anche da quelli che una sportiva la vogliono, ma purtroppo la intendono a trazione anteriore, con i cerchi da “millemila” pollici, un kit estetico aggressivo e un turbodiesel con la coppia da locomotiva per sgommare ai semafori. Ma in definitiva sapete che vi dico? Evviva le pecore nere (e ridateci i turbo anni Ottanta, quelli del calcio nel sedere).