Ragusa, ore 18.09. Veronica Panarello esce dalla questura di Ragusa. Qui, per cinque ore, ha cercato di rispedire al mittente l’ipotesi accusatoria degli inquirenti che ne hanno disposto il fermo. Inutilmente. Per chi indaga, è stata lei a uccidere il piccolo Loris. Test del Dna e trasferimento nel carcere di Catania. All’uscita, la gente di Ragusa ha già la sentenza: “Vergogna, vergogna” urla nei confronti della 26enne. E applausi alle forze dell’ordine. Quasi un’ora e mezza dopo, la donna arriva nel penitenziario del capoluogo etneo. Ad aspettarla un centinaio di persone. La loro è una condanna definitiva, ancora una volta urlata: “Assassina, assassina”. All’interno dell’istituto di pena, poi, i detenuti hanno reagito a modo loro: “Assassina, devi morire…”, con le grida che si mischiano a quelle della gente in strada.

I pm: “Ha ucciso il figlio con elevata efferatezza e sorprendente cinismo” – Nel mezzo, oltre ai chilometri che separano le due città, c’è quanto scrivono i pm di Ragusa nel decreto di fermo. Per loro Veronica Panarello avrebbe soffocato il figlio, “aggredendolo mediante azione di strangolamento portata con l’uso di una fascetta stringicavo in plastica”. Omicidio aggravato dall’aggravante della crudeltà e del legame di parentela, “con modalità di elevata efferatezza e sorprendente cinismo” è scritto nel provvedimento di fermo. Non solo. Secondo chi indaga, l’esame dei filmati e le testimonianze “consentivano di documentare, oltre ogni ragionevole dubbio, che il piccolo Loris non usci più dal condominio” dopo esser tornato a casa. E che “nell’intervallo tra le 8.49 e le 9.23 di sabato” nessun altra persona non conosciuta entrò nel condominio. E ancora: l’auto della presunta omicida “a oltre 200 metri da questo ultimo impianto di carburante” (il distributore Erg, ndr), “svoltava a destra immettendosi nella strada poderale che conduce al Mulino Vecchio”, dove è stato trovato il cadavere del piccolo.

Il legale: “Veronica si è professata innocente. Indagine frettolosa” – Tutti particolari che smentiscono la versione fornita dalla donna e ripetuta nell’interrogatorio odierno. Dove Veronica ha dato solo alcune risposte, le stesse. Per il resto silenzio. Nessuna ammissione: “Si è professata innocente” ha detto il suo legale. Poi, dopo le domande, il pianto a dirotto: “Io collaboro, collaboro – ha detto – ma non ho ucciso mio figlio”. Per i magistrati, però, i fatti raccontati dalla 26enne “confliggono palesemente con le risultanze delle registrazioni degli impianti di video sorveglianza installati lungo l’effettivo percorso seguito dalla Panarello proprio quella mattina”. La 26enne, assistita dall’avvocato Francesco Villardita, si è dichiarata innocente. “Ha ribadito la sua versione fornita il 29 novembre scorso sulla scomparsa del figlio – ha detto il legale – confermando fino in fondo la sua ricostruzione”. E cioè che quella mattina ha accompagnato il figlio a scuola e quando è tornata a riprenderlo, Loris, era sparito nel nulla. Ma lo ha fatto, per la prima volta, da indagata. Con due accuse pesanti sulle spalle: “Omicidio aggravato dal vincolo di parentela” e “occultamento di cadavere”.

Interrogatorio durato oltre 5 ore, poi il trasferimento in carcere – A fine interrogatorio, gli esperti della Polizia Scientifica hanno eseguito un prelievo del Dna di Veronica per fare dei confronti comparativi con altri campioni isolati durante le indagini. La mamma di Loris è stata sentita dal pubblico ministero Marco Rota e dal procuratore Carmelo Petralia e successivamente è stata trasferita nel carcere di Piazza Lanza a Catania, dove si terrà l’interrogatorio di garanzia davanti al gip. Quella della Procura di Ragusa, affidata a polizia e carabinieri, è stata “un’indagine leggermente frettolosa“. E’ questa la valutazione dell’avvocato Villardita. “Sono certo – ha aggiunto – che alla fine si potrà giungere alla verità”. La mamma, ha proseguito, è “serena per l’inchiesta ma distrutta dal punto di vista umano: le manca suo figlio e anche la sua famiglia”. Poi il legale ha commentato un elemento cardine raccolto dagli investigatori: “Ma chi ha detto che Loris è tornato a casa? Da quel filmato visionato con la mia assistita non si riconosce nessuno. E abbiamo anche prove testimoniali che dimostrano che il bambino è stato accompagnato a scuola – Non abbiamo parlato di fascette, assolutamente. Si è parlato soltanto ed esclusivamente di filmati. La ‘prima donna’ di questa vicenda – ha concluso – sono i video di sorveglianza, il ‘grande fratello'”.

La madre della 26enne: “Era violenta fin da bambina” – Nella famiglia Stival c’è sconcerto e rabbia dopo il fermo della madre. Nel provvedimento, inoltre, è stato inserito il verbale dell’interrogatorio di C.A., la nonna del piccolo Loris. Che non ha risparmiato accuse alla figlia: “Veronica sin da bambina soffriva di manie persecutorie, era una bambina aggressiva e violenta. Sino all’età di sette anni – ha aggiunto la donna – è stata seguita e curata da uno psicologo, ma poi si è rifiutata”. Diverso il parere degli altri familiari. “Chiunque sia stato deve morire: non ci sono parole, Loris era il principino di casa”. Così la zia paterna si è sfogata sul luogo dove il bambino di otto anni è stato trovato. Sentita a Mattino Cinque la donna ha parlato anche dell’ipotesi della Procura che ha fermato la mamma del piccolo per omicidio: “Se è stata lei non ci sono parole… Non dormo notte e giorno – ha aggiunto – io difendo mio fratello Davide e la mamma”. Proprio il papà di Loris, Davide, ieri sera negli uffici della Procura, aveva detto: “Se fosse stata lei, mi crollerebbe il mondo addosso”. Poi era esploso: “Mi deve solo dire il perché. Poi può morire“. E’ tornato a parlare anche Orazio Fidone, l’uomo che il pomeriggio del 29 novembre ha scoperto il corpo di Loris nei pressi del Mulino Vecchio: “Non ho mai avuto paura, però qualche motivo di preoccupazione c’era perché non si sa mai quello che può succedere: oggi sono più sereno”. Intanto una equipe di quattro psicologi questa mattina è andata all’istituto scolastico Falcone-Borsellino di Santa Croce Camerina, dove il ragazzino frequentava la terza elementare, per cercare di ridurre al minimo il disagio e riportare serenità ai bambini che da giorni assistono al caso di Andrea Loris. Si tratta di un servizio di assistenza fornito dall’Asp di Ragusa. Gli esperti stanno lavorando insieme con gli insegnanti della scuola.

L’intercettazione della sorella di Veronica che dice: “Andavamo al mulino da bambine” – Non solo le immagini delle telecamere a circuito chiuso. Non solo le discrepanze nelle versioni fornite agli inquirenti. A incastrare (e a smentire) Veronica Panarello ci sono anche i suoi più stretti familiari, che pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo del piccolo Loris hanno dei dubbi su quanto raccontato dalla donna. Lo rivela un’intercettazione, riportata nel decreto di fermo, tra la madre e la sorella di Veronica. Una telefonata che arriva subito dopo che la sorella della mamma di Loris è stata portata a fare un sopralluogo nei pressi del Mulino Vecchio: Veronica ha infatti raccontato agli investigatori di non conoscere la zona. La sorella rivela invece che quando erano piccole vivevano a circa 2 km da lì ed andavano a prendere l’acqua ad una fontana a 50 metri dal Mulino. Ecco il testo:

Sorella: “la fontanella…lì è stato trovato il bambino, lì mi hanno fatto passare lo sai come mi sono sentita?”
Madre: “ah va beh”
S: “no in poche parole, lei ha potuto prendere al contrario con la macchina ed andarsene a Donnafugata…mi è caduto il mondo addosso mamma mi è caduto, il mondo addosso mi è caduto”.
M: “Ma noi non abbiamo colpa Linuzza…se questa è alienata”
S: “no mamma per il bambino…”
M: “il bambino non c’è più gioia mia…non c’è più gioia mia…”
S: “buio che era mammà, buio che era”
M: “Eh Eh scusa ma perché qual è il problema qua? ma cambia qualcosa per sapere dove si stava impiccando questa?”
S: “Già il luogo lei lo conosceva no che dice di non sapere dove era il Mulino…”
M: “Si certo, ci veniva sempre lei a prendere l’acqua con me”.