Doveva essere la prima vittoria di Roberto Mancini al ritorno in Italia, l’inizio della rimonta Champions. Invece è solo la serata della grande rivincita di Andrea Stramaccioni: la sua Udinese passa 2-1 a San Siro, e apre l’ennesima crisi in casa nerazzurra, la prima dopo l’esonero di Mazzarri e l’avvicendamento in panchina. I nerazzurri affondano al termine di una partita dai due volti: ben condotta, quasi dominata per un’ora. E poi trasformatasi in un incubo nel giro di pochi minuti, in cui vengono meno certezze, punteggio, alla fine anche lo spirito per stare in campo dignitosamente. L’Udinese, invece, vince perché capace di fare esattamente l’opposto: resistere ai lunghi momenti di difficoltà, trovare anche con fortuna le reti di Bruno Fernandes (gran conclusione estemporanea da fuori area) e Therau (innescato da un incredibile “auto-assist” di Palacio), sfruttare tutte le fragilità degli avversari.

Eppure la squadra di Mancini non aveva cominciato male. Entrando in campo con coraggio, presentandosi finalmente con un 4-3-1-2 vero, con Palacio seconda punta vicino a Icardi e Kovacic trequartista. L’Udinese, invece, difende: prima con concentrazione e lucidità, mettendo spesso in fuorigioco gli attaccanti nerazzurri. Poi con grande affanno. Ci vogliono più di venti minuti per vedere la prima occasione da rete, ma è clamorosa: Guarin mette al centro per l’accorrente Kovacic, che evita un difensore e dall’altezza del dischetto colpisce incredibilmente la traversa a botta sicura. Sfortunato il croato, ma era difficile non centrare la porta. È comunque la scintilla che accende l’Inter. Alta, aggressiva, costringe l’Udinese alla sola fase difensiva, che non è mai un bene per una squadra che vuole strappar punti a San Siro. E nemmeno un toccasana per lo spettacolo. Non succede altro, poi arriva il gol di Icardi a punire l’atteggiamento davvero troppo rinunciatario dei friulani: l’argentino – non pervenuto prima e dopo la rete – si fa trovare pronto sull’assist di Guarin, sfugge centralmente alla difesa sul filo del fuorigioco (ma in posizione regolare) e batte Karnezis per il meritato 1-0 che chiude il primo tempo.

Nella ripresa l’Inter riparte da dove si era interrotta: schiacciando gli avversari e cercando subito il raddoppio per chiudere la partita. Sembra questione di minuti per il 2-0, invece succede l’impensabile. L’Udinese si scuote, alza il baricentro, costruisce in contropiede la prima occasione con Di Natale. E poi, a sorpresa, trova anche il pareggio, con una splendida conclusione di controbalzo di Bruno Fernandes da fuori area. Per quanto si era visto in campo l’Inter davvero non si aspettava di ritrovarsi sull’1-1. Si ributta in avanti con foga ma paga lo scotto del gol subito e della stanchezza. E subisce il 2-1, su un incredibile retropassaggio di Palacio, che su una manovra stagnante tocca la palla verso il suo portiere ma manda in porta Thereau. Qui praticamente la partita finisce, perché pur mancando più di venti minuti l’Inter scompare dal terreno di gioco. Ci saranno solo errori, teste basse e fischi dalla tribuna sino al triplice fischio.

Il punteggio è severo, cancella anche quanto di discreto fatto vedere per un’ora. Anzi, sottolinea persino le difficoltà delle parte migliore del match, dove il gioco dell’Inter aveva vissuto esclusivamente degli strappi di Guarin e Kovacic, con poche idee di senso compiuto e un attacco tutto da registrare. Il resto – quanto visto dal gol del pareggio di Fernandes in poi – è quasi incommentabile. Come anche la classifica dei nerazzurri, ormai più vicini alla zona retrocessione che alla Champions League (dove può guardare invece l’Udinese di Stramaccioni). Da Mazzarri a Mancini, in fondo, non è cambiato nulla.

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