Il Pd resta il primo partito, ma cala anche se di pochissimo, così come il Movimento Cinque Stelle. Forza Italia resta terza, ma cresce anche se quasi impercettibilmente. Minime oscillazioni nelle intenzioni di voto dell’ultima settimana secondo l’istituto Ixè, in esclusiva per Agorà. Il Partito democratico è dato al 38,9%, mentre il M5s scende sotto il 20% (19,9%). A crescere sono ancora la Lega Nord (8,5%), ma soprattutto il cosiddetto partito del “non voto”: indecisi, astenuti e non votanti valgono oltre un terzo dell’elettorato col 35,8%.

Questo il quadro delle intenzioni di voto (tra parentesi lo scostamento percentuale rispetto al risultato della scorsa settimana): Pd 38,9% (-0,1), M5s 19,9% (-0,1), Fi 15,2% (+0,1), Lega Nord 8,5% (+0,1), Fdi 3,6% (+0,3), Sel 3,2% (+0,2), Ncd 2,5% (-0,1), Udc 2,0% ( = ), Prc 2,0% (+0,2), Verdi 1,2% ( = ), Sc 0,3% (-0,2). Ixè ha “misurato” anche le proporzioni possibili di quello che Renzi sogna come “partito della Nazione“: secondo il sondaggio vale oltre il 5% in più rispetto all’attuale Pd: ottiene il 44% e raccoglierebbe l’8% dei voti da elettori di altri partiti.

Nel frattempo cala la fiducia nel governo, questa settimana di 2 punti percentuali: dal 45% al 43%. Un mese fa era al 48%. Trendenza che riguarda anche la fiducia personale in Matteo Renzi (-1%), che col 45% rimane comunque il leader che convince di più, seguito da Giorgio Napolitano (37%), Matteo Salvini (21%, in crescita), Beppe Grillo (18%), Silvio Berlusconi (15%), Angelino Alfano (12%).

Quanto alla fiducia nei leader “a sinistra” del premier, il miglior risultato è quello di Maurizio Landini (22%), seguito da Susanna Camusso (19%) e dal leader di Sel Nichi Vendola (16%). Alla domanda se è vero, come sostenuto da Renzi, che “esiste un piano per spaccare in due l’Italia” il 62% degli italiani ha detto di non pensarla così, mentre solo il 24% è d’accordo col presidente del Consiglio. Viene invece condivisa dagli italiani (66%) la preoccupazione del presidente della Repubblica che, in occasione delle celebrazioni del 4 novembre, ha detto di temere “violenze di intensità forse mai vista prima”. Di opinione contraria il 27% del campione.
Ultimo tema il processo Cucchi: per il 70% degli intervistati andrebbe fatto da capo, mentre solo l’8% esprime un no, con un 22% che non sa.

La rilevazione è stata effettuata da Ixè per Agorà-Rai 3 il 5/11/2014 tramite sondaggio CATI-CAMI su un campione casuale probabilistico stratificato di 1.000 soggetti maggiorenni (su 6.752 contatti complessivi), di età superiore ai 18 anni. Tutti i parametri sono uniformati ai più recenti dati forniti dall’ISTAT. I dati sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di sesso, età e macro area di residenza. Margine d’errore massimo: +/- 3,1%.