Le camicie Verdini del Patto del Nazareno si stingono sempre di più dalle parti di Renzi. L’ennesimo rinvio a giudizio dello sherpa berlusconiano plurinquisito, stavolta per la P3, da un lato aumenta imbarazzi e no comment nel partito renziano. Dall’altro però accelera il relativo e silenzioso sganciamento dall’impresentabile Denis Verdini

Sostiene Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia: “La verità è che a questo punto non bisognava proprio arrivarci, non c’era bisogno di quest’altro processo per capire che le riforme non si fanno con la garanzia di Verdini. Ma non mi faccia parlare troppo perché diventerei pericolosa”. Pippo Civati, altro volto della minoranza dem, la butta sull’ironia: “Sono sinceramente preoccupato per Renzi perché ha un amico nei guai”. L’ironia diventa pesantissima quando l’amicizia tra i due toscani, “Matteo” e “Denis”, entrambi di provincia, si trasfigura in uno dei tanti reati contestati a Verdini: “Associazione a delinquere, capito?”. Eccome. Renzi coi processi dell’amico Denis non c’entra nulla, ma questo è solo uno dei modi in cui si infierisce sui colpi assestati al negoziatore principe del Nazareno, l’uomo davvero nero del patto. Dice Davide Zoggia, bersaniano: “Io mi limito a leggere politicamente la vicenda e ricordo che quando noi concordammo con Berlusconi il nome di Franco Marini per il Quirinale venne giù il mondo nel Pd. Adesso nessuno parla”. Ancora un bersaniano, Alfredo D’Attorre: “A Renzi dico che fare le riforme con Verdini non è stata un’idea brillante”. Renzi e i renziani evitano però di affrontare l’argomento pubblicamente. Troppo stridente, indecente l’ossimoro nazareno di un padre costituente che sarà protagonista di un processo dove la P3 dovrà rispondere anche di attentato a organi costituzionali. Interpellata in merito da ilfattoquotidiano.it, ieri la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi, che con Verdini ha lavorato spalla a spalla sull’abolizione del Senato, ha semplicemente eluso il problema, facendo finta di non vederlo: “Verdini? Il nostro referente è Forza Italia”.

La questione è che la bufera sullo sherpa impresentabile incrocia la tattica dilatoria di Berlusconi sulla legge elettorale, su cui lo stesso Verdini aveva dato rassicurazioni al premier per un’approvazione a fine anno. Al contrario, il Condannato vuole fare di tutto per non caricare la pistola di Renzi ed evitare quindi le elezioni anticipate. Fino a che punto, allora, le due vicende coincidono? Un riscontro forte dovrebbe arrivare dal prossimo vertice del Nazareno. Il premier vorrebbe farlo in settimana ma il cerchio magico di B. fa sapere che “incontri non sono all’orizzonte e che il presidente sarà a Roma solo giovedì”. Non solo.

I renziani che parlano con “Matteo” confermano che i rapporti tra Lotti e Verdini “sono molto raffreddati” e al Condannato è stata recapitata la richiesta di “nascondere” lo sherpa inquisito e imputato, cioè di non farsi accompagnare da lui ma solo da Gianni Letta. A far tremare i fedelissimi del premier sono sempre le voci su un’eventuale richiesta d’arresto per Verdini proveniente da Firenze. La vicenda è quella del buco da 100 milioni di euro della banca di Verdini, il Credito cooperativo fiorentino. Storia sulla quale ieri è tornato Massimo Mucchetti, senatore del Pd, intervistato da Alessandro De Angelis per l’Huffington Post: “Il principale negoziatore e testimone del patto del Nazareno è una persona che ha condotto al fallimento una banca di credito cooperativo. E questa non è materia di processo, ma un dato della realtà”. Altro che persecuzione.

da Il Fatto Quotidiano del 5 novembre 2014