Al termine di due ispezioni avviate nel 2012 e nel 2013, Banca d’Italia ha multato la popolare dell’Etruria e del Lazio per 2,54 milioni di euro. La maxi sanzione è a carico di 18 tra componenti ex componenti del collegio sindacale e del cda, tra cui Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme nonché direttore generale della fondazione Open, la cassaforte che finanzia l’attività politica di Matteo Renzi e ha coperto, tra l’altro, l’esborso di circa 300mila euro per la recente Leopolda.

Il padre di Boschi è vicepresidente di Banca dell’Etruria dal maggio 2014 e componente del cda dal 3 aprile 2011. Gli ispettori di via Nazionale a lui hanno comminato una multa di 144mila euro per “violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza”. Da inizio 2013, inoltre, la sua posizione, come quella degli altri amministratori dell’istituto di credito, è al vaglio di due procure, Arezzo e Firenze.

L’inchiesta della magistratura ipotizza i reati di false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza e di falso in prospetto. Il padre del ministro però non sarebbe indagato, a differenza degli ex vertici della banca il presidente Giuseppe Fornasari, il direttore generale Luca Bronchi e David Canestri, dirigente centrale con deleghe alla pianificazione e al risk e compliance. Lo scorso 21 marzo gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno perquisito gli uffici dei dirigenti dell’istituto su richiesta del procuratore di Arezzo, Roberto Rossi. L’inchiesta ha preso avvio, così come in tutti i casi simili a partire da Mps, dalle ispezioni svolte da Banca d’Italia.

E se la magistratura, a quanto si apprende, è ancora in piena fase investigativa, via Nazionale ha invece completato i propri rilievi e, come detto, emesso la multa. I rilievi segnalati dalla Vigilanza sono molteplici: “Violazioni delle disposizioni sulla governance”, “carenze nell’organizzazione e nei controlli interni” “carenze nella gestione e nel controllo del credito”, “violazioni in materia di trasparenza” nonché “omesse e inesatte segnalazioni all’Organismo di Vigilanza”. La multa, complessivamente, ammonta a 2,54 milioni di euro. La sanzione maggiore, 202.500 euro, è stata comminata all’ex direttore generale Bronchi, seguito, fra gli altri, da Massimo Tezzon (84mila euro), ex direttore generale di Consob e attuale presidente del collegio sindacale.

Da Il Fatto Quotidiano del 2 novembre 2014