Un anno e mezzo fa venne arrestato con l’accusa di peculato e corruzione, e ora l’ex sindaco di Parma Pietro Vignali sarebbe pronto a patteggiare la pena, chiudendo così, con un accordo con il pm Paola Dal Monte, la vicenda che lo portò a essere al centro dell’inchiesta Public Money. Era il 16 gennaio 2013 quando in un blitz della Guardia di finanza finirono in manette l’ex primo cittadino, l’allora capogruppo Pdl in Regione Luigi Giuseppe Villani, il manager Andrea Costa e l’imprenditore edile ed editore locale Angelo Buzzi, finiti nel mirino della Procura della Repubblica a vario titolo per un giro di tangenti, scambio di poltrone e soldi drenati dalle casse pubbliche del Comune e delle sue società partecipate insieme ad altre dieci persone e 17 indagati.

Villani andrà a processo, mentre Vignali, tramite il suo legale, avrebbe già manifestato l’intenzione di arrivare al patteggiamento, anche se per ora non sono noti i termini dell’accordo, che dovrà essere formulato con la Procura. Quello che è certo è che il Comune di Parma si opporrà, nel caso la trattativa non dovesse portare a un risarcimento congruo per le casse pubbliche. L’avvocato di parte civile Marco Zincani, che rappresenta il Comune e le sue società partecipate, lo ha dichiarato al termine dell’udienza: “I cittadini di Parma meritano che chi ha depredato la città restituisca tutto e non solo quello che ritiene giusto. Ci aspettiamo che Vignali ci dia la casa in cui vive, e ci opporremo se l’offerta non sarà congrua”. Per ora le trattive con la Procura sono in corso e non c’è stata nessuna proposta. La prossima udienza è fissata al 16 dicembre e fino alla fine di gennaio ci sarà tempo per gli altri imputati di chiedere riti alternativi. A quel punto anche il Comune valuterà se l’offerta pervenuta dall’ex sindaco possa essere considerata sufficiente a risarcire l’amministrazione del danno subito.

Con l’arresto a Vignali erano stati sequestrati beni immobili e mobili, tra cui conti corrente e l’abitazione in via XX Settembre, nel centro storico di Parma, per un valore totale di 1,9 milioni di euro. Il Tribunale del Riesame in un secondo tempo aveva accolto il ricorso del primo cittadino, ordinando il dissequestro dei conti corrente di società culturali e fondazioni su cui l’ex sindaco, proprio in virtù del suo incarico pubblico, aveva la delega di firma. Dal vincolo erano stati stralciati anche immobili e terreni di cui Vignali era comproprietario con una quota insieme ad alcuni parenti, mentre sotto sequestro erano rimasti l’appartamento di via XX Settembre, un’auto e due conti corrente di cui il sindaco risulta unico intestatario.