“No Way! You will Not Make Australia Home”. Il governo australiano ha introdotto una delle leggi più dure per combattere l’immigrazione illegale. Chiunque arrivi nel paese a bordo di una nave senza visto, non sarà accettato. “Le leggi si applicano a tutti: famiglie, bambini, minori non accompagnati… non ci sono eccezioni” così tuona il generale Angus Campbell, comandante delle operazioni sulla sovranità dei confini. Il suo videomessaggio, sponsorizzato dal governo australiano, è trasmesso online e in televisione. È durissimo nella sua divisa militare e il contenuto che espone è quello della campagna militare governativa “Operation Sovereign Borders” con cui l’Australia vuole disincentivare migranti e richiedenti asilo ad approdare sulle sue coste in cerca di una vita migliore.  

C’è anche un manifesto pubblicitario associato. Mostra un’imbarcazione in acque burrascose ed è stato tradotto in 16 lingue, tra cui arabo, urdu, albanese, indonesiano, indi, farsi e nepalese. Una sua versione è persino uscita sul quotidiano pachistano Dawn. Il governo australiano è convinto che spaventando i potenziali migranti ad affrontare il pericoloso viaggio in mare riuscirà a salvare vite umane.  

Negli ultimi quattro anni, infatti, sono circa 40mila i migranti sbarcati in Australia e di questi quasi 1500 hanno perso la vita. Il premier australiano descrive l’operazione come la politica “più compassionevole” che si poteva adottare. “Quasi tutte le morti sono state provocate dalla terribile risposta australiana, che ha come priorità quella di fermare le navi piuttosto che quella di salvare vite umane” si legge invece sul sito dell’organizzazione senza scopo di lucro Refugee Action Coalition Sydney. 

E la campagna anti-immigrazione australiana continua a far discutere anche perché è già costata ai contribuenti quasi 19 milioni di euro. “Spendere gli introiti provenienti dalle tasse per una campagna di autopromozione attraverso la paura è orribile” ha dichiarato la senatrice dei verdi Sarah Hanson-Young, denunciando l’inumanità del messaggio pubblicitario. Inoltre chi riesce a raggiungere l’Australia viene spedito in centri di “accoglienza” collocati in remote isole della Papua Nuova Guinea, fuori dai confini nazionali. Una pratica che i gruppi per la Commissione Onu per i diritti umani ritiene illegale e inumana. 

Anche i semplici cittadini australiani sono indignati. Il sito Sorry Asylum Seekers raccoglie foto e messaggi che manifestano solidarietà ai richiedenti asilo. Il senso è quello di dissociarsi dalla politica “inumana” scelta dal loro governo. Il creatore del sito, Ryan Sheales, lo spiega così: “Sicuramente possiamo concordare sul fatto che essendo un paese ricco dovremmo trattare che è affidato con le nostre cure con rispetto”.

di Cecilia Attanasio Ghezzi