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Tunisia, il processo a Saloua Ghrissa dopo campagne diffamatorie e accuse infondate

La direttrice generale dell’Associazione per la promozione del diritto alla differenza è sotto processo insieme ad altre sette persone. Durante le indagini non è emersa alcuna prova
Tunisia, il processo a Saloua Ghrissa dopo campagne diffamatorie e accuse infondate
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Saloua Ghrissa, difensora dei diritti umani della Tunisia, direttrice generale dell’Associazione per la promozione del diritto alla differenza, è sotto processo insieme ad altre sette persone che fanno parte di questa ong per infondate accuse di natura finanziaria.

Dal 2023 Kais Saied, l’autoritario presidente tunisino molto amico del governo italiano, sostiene che la società civile stia usando finanziamenti dall’estero a scopo di riciclaggio e colludendo con potenze straniere per danneggiare la Tunisia. A essere presi di mira, con campagne diffamatorie a mezzo stampa e poi procedimenti giudiziari, sono stati inizialmente i gruppi che si occupano d’immigrazione. In seguito, la repressione ha colpito in modo sempre più ampio l’associazionismo per i diritti, come per l’appunto l’Associazione per la promozione del diritto alla differenza, che sensibilizza e chiede riforme per porre fine alla disuguaglianza e alla discriminazione etnica e di genere. L’Associazione finanzia gruppi con minori risorse economiche e ha un osservatorio che denuncia pubblicamente le violazioni del diritto all’uguaglianza.

Il 9 dicembre 2024 la polizia di Tunisi ha convocato Saloua Ghrissa e la segretaria generale dell’Associazione per interrogarle sulle loro opinioni politiche e sull’origine dei finanziamenti. Sembrava poco più di una “chiacchierata”, anche se dagli intenti chiaramente intimidatori, se non che alla fine le due dirigenti sono state informate che nei loro confronti c’era stata una segnalazione da parte del Comitato di analisi finanziaria, un organismo “tecnico” della Banca centrale tunisina. La segnalazione risaliva al dicembre 2023. Due mesi prima il presidente Saied aveva chiesto al Comitato di “dare la caccia alle associazioni”.

Ventiquattr’ore dopo l’interrogatorio Saloua Ghrissa è stata arrestata. Il 12 dicembre un giudice di Bizerta ha avviato formalmente l’indagine a suo carico e di altre sette persone dell’Associazione per riciclaggio ai sensi della legge 2015-26 per il contrasto al terrorismo, violazione della normativa sulle transazioni in valuta estera e falsificazione di dati informatici, in questo caso ai sensi del decreto 2022-54 sui reati informatici.

Il gruppo è anche accusato di aver ricevuto fondi da Stati con cui la Tunisia non ha relazioni diplomatiche o da organizzazioni che difendono gli interessi di tali stati: un reato amministrativo previsto dal decreto 2011-88 sulle associazioni.

Durante le indagini non è emersa alcuna prova che i finanziamenti ricevuti siano serviti a commettere qualche reato. La pubblica accusa insiste sul “sospetto” di una serie di trasferimenti “ingiustificati” di denaro dai conti dell’associazione a quelli delle persone imputate e di altre associazioni. La difesa ha più volte spiegato che quei trasferimenti altro non sono che versamenti di stipendi e rimborsi spesa e donazioni ad altri gruppi della società civile.

Il processo è iniziato il 5 marzo. Il 19 marzo, dopo oltre 15 mesi di carcere Ghrissa ha ottenuto gli arresti domiciliari. Ma si va avanti: la prossima udienza è prevista tra dieci giorni, il 30 aprile.

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