“Confermo la più piena e incondizionata fiducia a Monica e Aldo che supereranno a testa alta questo passaggio ma ci sono tutti gli elementi perché lo superino. Aspetteremo il primo grado di giudizio. Questa mattina i due assessori mi hanno messo a disposizione il loro ruolo e le loro deleghe e io ho respinto nel modo più netto. Prima di tutto perché non si tratta di un rinvio a giudizio ma di giudizi diversi di livelli differenti della magistratura. Quando abbiamo fatto le liste non avevamo indagati. Se i giudizi della magistratura ora cambiano, è buon senso aspettare un giudizio se vi sarà prima di prendere una qualsiasi determinazione”. Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, commenta così la decisione del gip di Torino di ordinare l’imputazione coatta per alcuni consiglieri e due assessori della sua giunta nell’ambito del procedimento per le spese pazze. “Dopo questi mesi di lavoro con loro, posso dire con certezza che non ho dubbio alcuno sull’onestà, sulla moralità e sul senso dello Stato che hanno Monica e Aldo. Alla luce delle motivazioni e della conoscenza dei due interessati – prosegue Chiamparino – per motivi morali e politici credo sia giusto chiedere loro di restare al loro posto a testa alta”.

Il governatore invoca il “buon senso” e di  “aspettare il dibattimento” anche perché allo stato non c’è stato ancora il rinvio a giudizio: “È stato scorretto quanto scritto da alcuni giornali” sottolinea Chiamparino, nel corso della conferenza stampa. Il gip di Torino ha ordinato l’imputazione coatta, ma sarà un altro giudice a decidere se i consiglieri e gli assessori dovranno essere processati o andranno prosciolti. “La legge Severino prevede la sospensione dell’amministratore in caso di condanna in primo grado. In questo momento non vedo perché debba dare più peso a un giudizio della magistratura e non a un altro. La seconda ragione per cui confermo la mia fiducia è che qui stiamo parlando nel caso peggiore di un uso improprio del denaro pubblico per attività politica e non per fini privatistici. Quando decidemmo di non avere rinviati a giudizio nelle liste era per opportunità politica. Oggi Reschigna e Cerutti non sono rinviati a giudizio. Non ci sono motivi quindi per cui loro lascino i loro incarichi proprio per le stesse ragioni di opportunità politica. Siamo rispettosi della giustizia. Vedremo se si arriverà al dibattimento”. La decisione del giudice “non influenzerà la trattativa con il governo” sulla manovra finanziaria, spiega Chiamparino.

“Evidente è un momento difficile sotto il profilo personale” dice l’assessore Aldo Reschigna, assessore al Bilancio: “Il riconoscimento da parte del giudice della mia correttezza in qualità di consigliere regionale mi aiuta a sopportare la situazione. Non mi assolve, ma mi dà sufficiente forza morale. Sono convinto che saprò dimostrare la mia correttezza come quella degli altri colleghi del gruppo. Non ho utilizzo un euro per scopi personali dai fondi. Leggendo le carte del gup, mi sono scoperto essere dottor Jekyll e mister Hyde, anche se non mi sento tale” dice Reschigna che è anche vice presidente della giunta. “Per le risorse spese come consigliere regionale mi è stata riconosciuta la massima correttezza – spiega – non invece come capogruppo. Mi conforta molto la rinnovata fiducia del presidente Chiamparino”. 

Il segretario regionale del Pd Davide Gariglio non commenta ma dice: “I pm avevano chiesto l’archiviazione per dieci del Pd, il giudice l’ha disposta per sei e non per quattro. Per questi la situazione non è ancora definita e attendiamo fiduciosi l’udienza”.