Ci siamo abituati a pensare che la Banca centrale europea possa e debba fare tutto per contrastare la crisi e che soltanto per qualche resistenza tedesca non intervenga con la decisione di cui sarebbe capace. Non è così. Ci sono dei vincoli giuridici che tendiamo a dimenticare, vincoli che Mario Draghiha spinto fino al loro limite estremo (e forse un po’ oltre) ma che resistono.

Ieri Hans-Georg Kamman, il capo dei legali della Bce, ha difeso la sua istituzione davanti alla Corte di giustizia europea dove è approdato il ricorso sulla legittimità delle Operazioni monetarie definitive (Omt), annunciate da Draghi nel luglio 2012 con il famoso discorso del whatever it takes, tutto il necessario per salvare l’euro. Peter Gauweiler, politico bavarese della Csu, è il primo firmatario di una denuncia contro la Bce presso la Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe, la quale ha poi rinviato il caso alla Corte europea di Lussemburgo.

Le obiezioni di Gauweiler non sono peregrine: con le Omt la Bce si impegna ad acquisti illimitati dei titoli di Stato dei Paesi che fanno richiesta di un programma di sostegno finanziario al Fondo salva Stati Esm, in cambio si impegnano a un programma di riforme. Anche se nessuno ha usato le Omt finora, sostiene Gauweiler, queste operazioni potrebbero violare i trattati: la Bce va oltre il suo mandato e condiziona la politica dei singoli Paesi, altera le dinamiche di mercato obbligazionario e distorce l’attribuzione di prezzi in base alla rischiosità del debitore, la possibilità di acquisti illimitati aggira il divieto di finanziamento monetario (cioè di risolvere da Francoforte i problemi di debito) ed espone la Banca centrale al rischio di perdite.Perché se poi uno Stato va comunque in bancarotta, la Bce subisce il danno e quindi, pro quota, lo subiscono anche gli Stati che ne sottoscrivono il capitale tramite le rispettive banche centrali.

Cosa risponde la Bce? L’avvocato Hans-Georg Kamman ha spiegato che nel 2012 la situazione era drammaticamente difficile e che quindi qualcosa andava fatto. “La stabilità dei prezzi era davvero a rischio”, ha detto, per chiarire che la Bce si è mossa nel rispetto del suo mandato. Argomentazioni condivisibili, ma dall’efficacia giuridica limitata. La Corte europea ci metterà probabilmente oltre un anno e mezzo a decidere, tempi geologici rispetto a quelli della finanza. E forse i mercati neanche se ne preoccupano più delle Omt, ormai il mondo è cambiato rispetto al 2012. Però va tenuto presente che tutti i dubbi (legittimi) sulle OMT si porrebbero all’ennesima potenza per un eventuale Quantitative easing, cioè l’acquisto massiccio di titoli di Stato senza neppure precise condizioni abbinate, come strumento contro la deflazione. La causa in Lussemburgo non produrrà danni reali, ma è un utile a ricordarci che la politica monetaria si è già spinta al limite consentito dalle leggi europee.

Il Fatto Quotidiano, 15 ottobre 2014