Sono qui per sentire gli interventi dal palco dei parlamentari del Movimento 5 stelle. Ma soprattutto per parlare e parlarsi, almeno così dicono, e mettere in comune le idee. Gli amministratori locali e gli attivisti M5S ci proveranno nella tre giorni al Circo Massimo anche se, dicono, “non c’era spazio per questo nel programma ufficiale”. Vittorio Bertola, consigliere comunale di Torino, è arrivato a Roma con gli altri attivisti per “Italia 5 Stelle” e ha domande da fare. Così sarà tra i consiglieri che cercheranno di organizzare un’agorà fuori programma tra i gazebo sabato 11 nel pomeriggio (o domenica 12 ottobre in mattinata). Ci sarà anche il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il grande escluso dal palco e da mesi in contrasto con Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, e il suo gruppo. E poi qualche parlamentare (tra questi ha confermato ci sarà Walter Rizzetto). Anche se l’evento è ancora in via di definizione.

Interventi dei parlamentari, comizi di Grillo e gazebo. Quando e come ci sarà un confronto?
O sabato pomeriggio o domenica mattina faremo un incontro auto organizzato tra i consiglieri comunali e gli amministratori del territorio. E’ quello che volevamo fare venendo qui: non siamo a Roma per sentire 7 ore di comizi dal palco sul programma del Movimento 5 stelle. Quello lo conosciamo già. Vogliamo fare quello che rispecchia la natura dell’M5S: parlarci guardandoci negli occhi.

Ci saranno i consiglieri comunali di tutta Italia, quindi anche il gruppo di Pizzarotti?
Sì ci stiamo organizzando con i ragazzi di Parma, ma anche con tutti gli altri consiglieri che vorranno partecipare. Avevamo chiesto a Casaleggio di inserire l’appuntamento nel programma ufficiale, ma ci ha detto che era già tutto chiuso. Così cerchiamo di fare da soli.

Cosa vi aspettate da questo evento al Circo Massimo?
Non sappiamo ancora bene cosa succederà. Lo scopriremo nelle prossime ore. Speriamo ci sia data la possibilità di discutere, più che quella di ascoltare. Siamo qui per confrontarci. Non sappiamo molto. Abbiamo solo ricevuto l’invito per il gazebo: abbiamo preparato i volantini con l’elenco delle cose che abbiamo ottenuto in Comune. 

Come sta il Movimento 5 stelle?
Paradossalmente molte cose vanno bene. La possibilità di incontrarsi però è molto importante. Dobbiamo farci un esame di coscienza del Movimento all’interno e cercare di migliorare su alcuni aspetti: i rapporti tra Roma e il territorio ad esempio e poi le polemiche inutili che ci danneggiano. Dovremmo avere una vera organizzazione interna. Naturalmente senza snaturare la nostra identità e limitando la confusione. 

In Parlamento lei crede che l’ostruzionismo sia la strada giusta per il Movimento?
Questo non mi sento di dirlo, sono scelte che valutano i gruppi parlamentari. Credo ci sia un po’ una crisi di identità: dobbiamo decidere come M5S quali parti vogliamo aiutare. Per esempio: vogliamo che i giovani vadano all’estero o che restino in Italia? Vogliamo aiutare i dipendenti pubblici? Abbiamo paura dell’immigrazione oppure no?

E come si può decidere tutto questo?
Con il ritorno alla democrazia diretta. Prendere le decisioni in modo condiviso e più informate. Dobbiamo guardarci negli occhi, tutti, e anche accontentarci. E’ necessario che ci sia tolleranza verso chi ha visioni diverse delle cose. Non esiste che una forza che prende oltre il 20 per cento alle elezioni non abbia dissenso al suo interno. Ma questa per me è una ricchezza. Naturalmente con dei limiti, ma credo sia importante ascoltarsi senza aggressività. 

Cosa suggerisce al Movimento?
Di tornare nelle piazze e parlare dei temi. E soprattutto basta attenzione solo sul parlamento, su quello che succede a Roma. E’ importante, ma non possiamo dimenticare il territorio. E non basta solo andare a distribuire i volantini.

Quindi parlare più di contenuti?
Si, ma più che delle proposte specifiche, quello che ci interessa è parlare della visione del mondo del Movimento 5 stelle. E fare meno scelte ideologiche. 

E in tutto questo Grillo e Casaleggio?
Fino a quando vogliono devono restare garanti del Movimento. Perché è grazie a loro se è nato tutto questo. Il rischio però è quello di chiudersi in un ambiente ristretto. Credo che sarebbe necessario coinvolgere più persone che possano consultarsi per le decisioni. Naturalmente seguendo delle regole di meritocrazia. 

Un gruppo che possa andare in televisione?
Non so. Non è quello il problema per noi. Mi fido dello staff che valuta chi mandare in tv. Io mi riferivo ad un gruppo che possa prendere decisioni e aiutare il Movimento. E’ che spesso faticano a emergere le persone valide nel gruppo. E questo si paga. E’ un errore spesso in buona fede.

Cosa ha fatto di buono il Movimento e in cosa secondo lei deve migliorare?
Abbiamo fatto bene a non mescolarci con gli altri partiti. Abbiamo fatto male a non restare coerenti sui soldi (troppi parlamentari non restituiscono parte dello stipendio e della diaria) e a permettere in alcune circostanze che si candidassero amici e parenti. Forse sono stati errori ingenui, ma credo che sia fondamentale un rispetto assoluto delle regole.