“Prima loro temevano noi, ora noi temiamo loro”. Benvenuti nelle scuole del XXI secolo, dice la preside dell’istituto scolastico sloveno, soggetto protagonista del film Class enemy: dal 9 ottobre 2014 in 25 sale italiane con distribuzione Tucker Film. Una classe di adolescenti variamente variopinti, un nuovo professore imperturbabile e severo, il suicidio di una fanciulla taciturna. Questi gli ingredienti di un kammerspiel scolastico che impone un crescendo psicologico, e un conflitto sociologico tra ribellione e autorità, paradossalmente più simile al doloroso svezzamento del compianto professor Keating de L’Attimo Fuggente (1989), che ad un più prosaico e violento professor Wenger de L’Onda (2008).

“Mi sembra importante poter parlare, attraverso l’arte cinematografica, di temi che riflettano sia la società nazionale che quella mondiale”, ha spiegato il giovane regista Rok Bicek durante la Settimana della Critica di Venezia 2013, dove il film ha avuto la sua ‘prima’, “In Class Enemy ciò traspare nel microcosmo dei ragazzi delle medie superiori: una generazione estremamente vulnerabile e, in quanto tale, propensa ad assorbire quel che le succede intorno, sia a livello conscio che inconscio. La rivolta degli studenti contro il sistema scolastico, simboleggiato dal severo professore, è l’immagine riflessa dello scontento sociale globale, che sfrutta ogni (in)giusto motivo per ribellarsi contro le norme vigenti. Nel racconto, queste situazioni estreme descrivono il baratro tra due generazioni molto diverse tra di loro: baratro che la tragedia avvenuta ha maggiormente ampliato”.

Girato con attori professionisti solo nella parte di alcuni professori (il temibile professor di tedesco è interpretato dalla star slovena Igor Samobor), Class Enemy si fa storia ispirata al vero tra le quattro mura di un istituto scolastico come fu per La Classe di Laurent Cantet (Palma d’Oro a Cannes nel 2008): “Quando ero al primo anno di liceo, una ragazza del terzo si suicidò e i suoi compagni fecero una rivolta a scuola a seguito del dramma”, afferma Bicek, “Ritenevano responsabile la scuola. C’era perfino una trasmissione radio simile a quella che appare film. Molte scene che ho girato si sono poi svolte davvero”.

Una frattura storico-generazionale che si riverbera sia nella figura del professore, erroneamente scambiato per una sorta di nazista, probabilmente perché è colui che impone una disciplina e ancor di più per quella lingua tedesca, che insegna, usata anche negli scambi di parole più colloquiali: “Volevo che Class Enemy riflettesse la vita”, continua, “E nella vita niente è bianco o nero. Bene e male sono sempre legati. Ho dovuto così mantenere l’equilibrio tra gli opposti, camminandoci in mezzo e stando attento a non sbilanciarmi: se fosse capitato, avrei compromesso la solidità dell’intero film. Ho come compiuto uno slalom emotivo tra allievi e insegnanti, genitori e allievi, genitori e insegnanti. Se i genitori lasciano liberi i figli non imponendogli alcuna autorità, non rendendogli un gran servizio per la vita che devono affrontare, il professore facendo il duro con loro mette gli studenti di fronte alle loro responsabilità e lo fa per il loro bene”. Prima che Class Enemy uscisse nelle sale, il film si è reso protagonista di un altro cortocircuito, questa volta inerente alla distribuzione in sala. L’attesa anteprima web sul sito di mymovies.it, già prenotata da oltre 350 utenti, è stata cancellata poche ore prima della messa online per il divieto imposto dall’Anec Lazio. Gli esercenti laziali ne hanno chiesto il divieto di anteprima via web, minacciando il blocco del film per l’imminente uscita in sala.

Il trailer