“Il blocco all’accesso di un sito internet costituisce un’ingerenza grave nella libertà di espressione e comunicazione” e come ogni altra “restrizione preventiva alla comunicazione attraverso internet da’ luogo ad una presunzione di incompatibilità con l’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e del cittadino” e pertanto deve essere ordinato ed attuato sotto il controllo dell’Autorità Giudiziaria non apparendo legittimo che venga disposto per via amministrativa.

E’ questo il parere che la Commissione Nazionale consultiva per i diritti dell’uomo francese ha espresso lo scorso 25 settembre su un disegno di legge, in discussione in Parlamento, attraverso il quale – sull’onda delle gravi minacce terroristiche dell’Isis provenienti anche via web – in Francia, si vorrebbe affidare all’autorità amministrativa di polizia il potere di disporre il blocco all’accesso di siti Internet che facciano propaganda o apologia del terrorismo.

Ma non basta perché la Commissione Nazionale francese per i diritti dell’uomo, nel suo parere, bacchetta addirittura parlamento e governo per aver scelto di applicare ad una materia tanto delicata quale quella del difficile equilibrio tra la lotta al terrorismo – anche online – e la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo una procedura legislativa d’urgenza che ha avuto l’effetto di comprimere i tempi per la discussione parlamentare non consentendo il necessario dibattito democratico.

Uno strano scherzo del destino ha voluto che il parere fosse pubblicato proprio nelle stesse ore in cui la nostra Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni ha annunciato di non avere alcuna intenzione di sospendere l’applicazione del proprio regolamento sulla tutela del diritto d’autore online – incentrato proprio sul blocco amministrativo dei siti internet – neppure dopo che i giudici del Tar Lazio hanno avanzato dubbi circa la legittimità costituzionale delle norme sulle quali si fonda esattamente per le ragioni per le quali la Commissione per i diritti dell’uomo di Parigi si è detta contraria all’introduzione del blocco amministrativo dei siti web inneggianti al terrorismo.

E’ stridente ed inaccettabile il contrasto tra la posizione che rimbalza da Parigi e quella assunta, in una manciata di ore, dalla nostra Autorità Garante per le comunicazioni.

In Francia ci si interroga, in vista del suo varo, sulla legittimità di una legge – e non di un semplice regolamento amministrativo – che vorrebbe riconoscere al Ministero dell’Interno il potere di disporre il blocco all’accesso a siti internet inneggianti al terrorismo mentre in Italia si ritiene di poter “serenamente” continuare ad applicare un semplice regolamento che prevede il blocco amministrativo di un sito internet a tutela del diritto d’autore addirittura dopo che un Giudice ha sollevato dubbi circa la legittimità costituzionale dell’intero impianto sulla cui base il Regolamento poggia e rimesso la questione alla Corte Costituzionale.

Dispiace costatare che un’Autorità che nasce con l’obiettivo ambizioso di essere garante delle comunicazioni e, dunque, non solo del rispetto del diritto d’autore nelle comunicazioni, abbia in così bassa considerazione la libertà di comunicazione in nome della quale, proprio in queste ore, appena al di là delle Alpi, ci si interroga addirittura sui limiti da porre nella lotta ad uno dei più feroci attacchi terroristici che la società moderna abbia conosciuto.

“Il nostro parere ricorda – scrive la Commissione Nazionale per i diritti dell’uomo al Parlamento di Parigi –  il necessario e delicato equilibrio tra la ricerca dell’efficacia nell’adeguamento del quadro normativo alle nuove minacce per la Francia e la conservazione – sempre imperativa della nostra Repubblica – dei diritti e delle libertà fondamentali”.

E’ una “lezione” quella che arriva da Parigi che la nostra Autorità Garante per le Comunicazioni dovrebbe studiare a fondo e far propria, sospendendo, senza ritardo, l’applicazione del proprio regolamento, in attesa che i giudici della Consulta chiariscano se ed in che termini è compatibile con la nostra Costituzione che – a tutela del diritto d’autore e non per reprimere il terrorismo internazionale – sia un’autorità amministrativa a disporre il blocco dell’accesso ad un sito internet anziché lasciare tale compito ai giudici ai quali la Legge, da anni, già lo affida.

Non si tratta di essere dalla parte dei pirati o di difendere gli interessi – pure sacrosanti – delle major dell’audiovisivo ma di decidere in quale Paese vogliamo vivere e far crescere i nostri figli: se in un Paese nel quale il fine giustifica sempre i mezzi e, quindi, si può dichiarare guerra ai pirati della Rete anche a costo di macellare la libertà di comunicazione o, invece, in un Paese nel quale la lotta ad ogni forma di illegalità, incontra un limite invalicabile nella necessità di rispettare i diritti dell’uomo, garantendo, ad esempio, a chiunque che la propria libertà di espressione online non sia limitata se non per ordine dell’Autorità Giudiziaria.