Estendere il vitalizio anche in caso di scioglimento anticipato della legislatura”. Al voto in primavera in caso di spaccatura dentro il governo, o ancora peggio riforma del Senato? Di fronte a cambiamenti e ipotesi di rivoluzioni interne, gli eletti cercano di mettere al sicuro la cassa. Così un ordine del giorno presentato dal Nuovo centrodestra in relazione al bilancio del Senato chiedeva che si valutasse in “via eccezionale” delle modifiche al regolamento. A denunciarlo i senatori del Movimento 5 stelle: “I coraggiosi parlamentari di Angelino Alfano. Sono pronti a tutto: dal sostenere Matteo Renzi a far cadere il governo per andare ad elezioni anticipate. Basta che vengano corrisposte le anzianità necessarie per ricevere i vitalizi. Valorosi combattenti per il privilegio”. Poco dopo il Nuovo centrodestra corre ai ripari e ritira il testo. “E’ stata”, ha detto il coordinatore Quagliariello, “un’iniziativa del tutto individuale e non coordinata con il gruppo”.

Il vitalizio è un assegno che il parlamentare raggiunta la metà della legislatura riceve per tutta la vita una volta raggiunti i requisiti di anzianità. Secondo il regolamento di Palazzo Madama, il senatore riceve la “pensione” se ha svolto 5 anni di attività legislativa e se ha raggiunto i 65 anni. “Per ogni anno di mandato oltre il quinto”, si legge, “il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni”. L’ordine del giorno era firmato da Giuseppe Esposito, Pietro Langella, Federica Chiavaroli e Laura Bianconi. “Tenuto conto dello stato dell’esame”, recitava l’ordine del giorno poi ritirato, “ormai in fase avanzata, della riforma della Costituzione volta al superamento del bicameralismo paritario ed i particolare della struttura e dei compiti che assumerà il nuovo Senato delle autonomie”, i senatori chiedono al collegio dei questori e all’ufficio di presidenza di “valutare l’opportunità di consentire in via eccezionale e straordinaria, con una norma di natura transitoria, la possibilità per i parlamentari in caso di scioglimento anticipato della legislatura XVII di versare i contributi necessari per il completamento del quinquennio”.

I vitalizi dei parlamentari costano allo Stato circa 200 milioni ogni anno. Le casse pubbliche invece devono corrispondere annualmente 170 milioni solo per gli stipendi d’oro dei consiglieri regionali. A cercare di mettere un freno alla situazione era stato il governo Monti che ha sospeso i vitalizi per gli eletti in Regione, anche se solo a partire dal 2014 (salvando tutti quelli che già lo ricevevano). Tra le proposte di legge depositate in Parlamento c’è anche quella del sottosegretario all’Economia di Scelta Civica Enrico Zanetti che propone un tetto agli stipendi e il taglio dei vitalizi per eletti in regione e parlamentari. E questa volta la norma sarebbe “retroattiva”.

Una prima occasione di risparmio per il Parlamento sarà però già domani nella discussione del Bilancio. Tra gli ordini del giorno presentati infatti ci sarà anche un ordine del giorno a firma di Vito Petrocelli e Mario Giarrusso (M5S): i due parlamentari chiedono che sia sospesa la “pensione” ai senatori condannati “decaduti o cessati dal mandato”: “Sarà il giorno della verità”, dicono i grillini. “su questa proposta di onesto buonsenso, sono state raccolte dalla campagna Riparte il Futuro oltre 200mila adesioni. Qualcuno avrà il coraggio di votare contro?”. Il provvedimento dovrebbe colpire gli ex senatori condannati per ” gravi reati, come i reati fiscali e tributari, contro la pubblica amministrazione, contro l’amministrazione della giustizia e connessi all’attività mafiosa”.