La storia è ormai nota ma val la pena ricordarla brevemente a beneficio di chi si fosse perso le puntate precedenti: la legge sul diritto d’autore affida alla SIAE – la società italiana autori ed editori – il compito di raccogliere i diritti d’autore versatile da chi fotocopia, per mestiere, libri altrui nei limiti consentiti dalla vigente disciplina e, naturalmente, quello di ripartire tali diritti in favore degli autori e degli editori.

Navigando sul sito della SIAE è, tuttavia, saltato fuori che la società dichiara di non essere riuscita a reperire i recapiti di un gran numero di autori e scrittori – anche famosi – e di non aver, conseguentemente, proceduto a liquidare a questi ultimi quanto loro dovuto.

E’ un affare multimilionario. SIAE, infatti, tra il 2007 ed il 2013 ha incassato – a titolo di diritti di c.d. repografia – oltre 20 milioni di euro, trattenuto per sé oltre 4 milioni di euro a titolo di provvigione e, naturalmente, percepito proventi finanziari a tanti zeri, sulle somme non distribuite.

Impossibile non trovare curioso il fatto che la Società Italiana autori ed editori dichiari di non essere riuscita a reperire i recapiti di scrittori eccellenti e famosi che vanno da Andrea Camilleri a Paulo Coelho, passando per gli eredi di Enzo Biagi, Indro Montanelli e Giulio Andreotti solo per citarne alcuni tra le migliaia.

In un paio di post dei giorni scorsi ho, quindi, segnalato la strana storia dei compensi per fotocopia incassati ma non ripartiti dalla SIAE e rivolto a quest’ultima alcune domande.

Lo scorso nove settembre è arrivata una lunga replica del Direttore Generale della SIAE, Gaetano Blandini con la quale quest’ultimo – pur senza rispondere alle mie domande – ha negato l’esistenza del problema, raccontando di una Società che adempie diligentemente ai suoi compiti e che, infatti, avrebbe regolarmente distribuito, di anno in anno, una media pari a circa l’80% di quanto incassato anche grazie ad un accordo “raggiunto con le principali associazioni rappresentative degli autori ed editori (AIE, SNS, SLSI e UIL-UNSA)”.

I dubbi e le perplessità sollevate da queste colonne, pertanto, secondo il Direttore Generale della SIAE avrebbero rappresentato solo strumentalizzazioni e denunce infondate e faziose.

Sembra però che le cose non stiano proprio così.

Ieri, infatti, Natale Antonio Rossi, Presidente della UIL – Unione Nazionale Scrittori e Artisti (UNSA) – e membro del Segretariato FUIS, ha indirizzato a Ilfattoquotidiano.it una lunga lettera di precisazioni nella quale racconta che il sistema della raccolta e del riparto dei c.d. diritti di repografia non ha mai funzionato così come non ha mai funzionato l’accordo tra le associazioni degli autori e degli editori e la SIAE, con la conseguenza che, ormai da anni – nonostante gli sforzi delle associazioni da lui rappresentate – autori e scrittori italiani sarebbero sistematicamente rimasti a bocca asciutta o quasi.

Natale Antonio Rossi, racconta di contratti conclusi a caro prezzo con una società facente capo all’AIE – l’associazione italiana editori – che avrebbe dovuto preoccuparsi di individuare i recapiti degli autori e scrittori italiani ma che, tuttavia, non vi è riuscita, di liti finite in Tribunale tra le diverse associazioni di categoria e di studi e ricerche all’esito dei quali l’UNSA e la FUIS hanno, a più riprese, segnalato alla SIAE ed al Ministero dei beni e delle attività culturali l’inefficienza del sistema della raccolta e distribuzione dei c.d. diritti di repografia.

E’ uno scenario lontano anni luce da quello idilliaco rappresentato dal Direttore Generale della SIAE all’evidente fine di difendere sé stesso e la sua Società.

Il sistema della raccolta e ripartizione dei diritti di c.d. repografia, non funziona perché si raccoglie poco e si ripartisce ancora meno soprattutto in favore degli autori e degli scrittori.

Che sia la legge scritta male – come pure dice Natale Rossi nella sua lettera – o che siano quanti dovrebbero applicarla – SIAE in testa – a non riuscire a darle corretta esecuzione, conta poco: gli scrittori e gli autori italiani continuano ad essere vittima di un sistema che dovrebbe tutelare il loro ingegno e la loro creatività mentre continua a trattarli da “cenerentole” dei diritti d’autore.

In un contesto di questo genere il silenzio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali è rumoroso e c’è da augurarsi che venga rotto il prima possibile da una indagine seria ed approfondita che verifichi, sino all’ultimo centesimo, quanto SIAE ha incassato, quanto avrebbe potuto e dovuto incassare, quanto ha ripartito – in particolare in favore di autori e scrittori – e quanto ha guadagnato – a titolo di provvigioni e proventi finanziari – sull’intermediazione dei diritti di repografia.

Ma, soprattutto, il Ministero dovrebbe verificare se SIAE si è effettivamente data da fare per garantire agli autori ed agli editori quanto loro spettante o ha anteposto i propri egoistici interessi a quelli di questi ultimi.

Possibile che al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali si trovi tanto naturale che un soggetto al quale la legge attribuisce il compito di incassare per conto terzi una montagna di soldi e poi di redistribuirli agli aventi diritto – a fronte di un lauto compenso da centinaia di migliaia di euro all’anno – non faccia neppure una telefonata a questi ultimi, limitandosi a pubblicare il loro elenco sul proprio sito internet?